Export -2,5% e fatturato -3,6%. Piemonte zavorra del NordOvest
12:04 Lunedì 01 Dicembre 2025Il cuore industriale della macroarea perde colpi su tutti i fronti: crolla nei mercati strategici, l’automotive affonda, la meccanica implode e la struttura produttiva appare sempre più vulnerabile. Non è una crisi ciclica, ma il baricentro si sta spostando altrove
Da anni si ripete che il Piemonte è il motore del Nord-Ovest, la locomotiva che trainare il territorio. Ma quando si passa dalla vulgata ai numeri, il quadro si ribalta senza pietà: il motore tossisce, la motrice arranca e a spingere – dati alla mano – sono gli altri. La Liguria corre dove il Piemonte zoppica, la Valle d’Aosta tiene dove Torino inciampa. E, per fortuna, il rapporto di Intesa Sanpaolo evita di inserire la Lombardia: il confronto sarebbe stato semplicemente impietoso. Il dossier non lascia scappatoie: è il Piemonte a frenare l’intera macroarea.
Peso senza spinta
Nel Nord-Ovest italiano il Piemonte continua a essere raccontato come il pilastro economico, il territorio più popoloso e industrializzato della macroarea. Ma basta scorrere i dati del 1° Rapporto sui Servizi Pubblici Locali nel Nord Ovest di Intesa Sanpaolo, presentato oggi al convegno di Confservizi alle Gallerie d’Italia, per scoprire un quadro completamente diverso. È proprio il Piemonte, infatti, a trascinare verso il basso l’intero Nord-Ovest, mentre la Liguria sorprende per vitalità e la Valle d’Aosta mostra una stabilità inattesa per un territorio così piccolo. Quello che emerge è l’immagine di un gigante stanco: tanto peso, poca spinta.

La zavorra della congiuntura
Il primo segnale arriva dalla congiuntura. Le aspettative sul fatturato 2025 indicano un Nord-Ovest in lieve arretramento (saldo –1,2) contro una media italiana positiva (+5,1). La colpa non è distribuita: è il Piemonte a produrre il peggior dato della macroarea (–3,6), secondo solo alla Valle d’Aosta (–13,8) ma con un peso incomparabilmente maggiore sull’intero sistema regionale. Se la Liguria mostra un saldo positivo (+5,4), il Piemonte appare bloccato, appesantito da difficoltà che si concentrano soprattutto nel tessuto più fragile: le microimprese registrano un saldo negativo di –7,9. Una dinamica che da sola basterebbe a spiegare perché il Nord-Ovest si stia muovendo in controtendenza rispetto al resto del Paese.
Industria in apnea
Ma la vera frattura si apre sull’export, il termometro più sincero della salute industriale. Nel primo semestre 2025 il Nord-Ovest registra una contrazione, spiegata interamente dal calo piemontese: -2,5% rispetto all’anno precedente, mentre Liguria e Valle d’Aosta tengono, o addirittura crescono. La responsabilità è quasi tutta dell’automotive, il settore che più di ogni altro definisce la fisionomia produttiva regionale. Il dossier quantifica un crollo di 784 milioni di euro, una cifra che racconta molto più di qualunque analisi politica. A seguire, in un elenco impietoso: -461 milioni per la meccanica, -56 per gomma e plastica, -71 per l’elettrotecnica. Un rosario di segni meno che non si ritrova nelle altre regioni dell’area.

Mercati che voltano le spalle
Anche la geografia dei mercati penalizza il Piemonte. Stati Uniti (-305 milioni), Turchia (-193), Regno Unito (-163), Cina (-146): tutti i partner strategici arretrano, e l’unico segno positivo di rilievo arriva dalla Svizzera (+468 milioni), insufficiente, però, a riequilibrare l’insieme. In questo contesto, la diversificazione settoriale che per anni è stata considerata un punto di forza si rivela inefficace: ancora troppo concentrata sull’industria tradizionale, troppo dipendente da catene globali oggi instabili.
Vecchi, pochi e soli
Il quadro demografico non consola. Il Piemonte ha un’età media di 48,1 anni, più alta della media nazionale e seconda solo alla Liguria. Non è un elemento neutro: significa più costi sociali, meno forza lavoro, più difficoltà nel mantenere l’equilibrio dei servizi pubblici. Il calo della popolazione tra il 2019 e il 2025 -1,7% non è una flessione episodica, ma l’anticipazione di un trend lungo: le previsioni Istat parlano di un -20% entro il 2080, una riduzione che avvicina il Piemonte alle dinamiche dei territori con peggiori prospettive del Paese, come la Valle d’Aosta (-24,6%) e non troppo lontano dalla Liguria (-18%). In parallelo cresce la solitudine domestica: il 38,9% delle famiglie è composto da una sola persona, contro il 31,1% di dieci anni fa. Anche qui, la conseguenza non è sociologica ma economica: una società più frammentata richiede più servizi e genera meno economie di scala.

Il turismo non salva
In mezzo a tante ombre, il turismo rappresenta l’unico comparto in ascesa. Dal 2008 al 2024 le presenze sono aumentate, e i primi sei mesi del 2025 confermano la tendenza: +2,2% di arrivi e +5,3% di presenze. Il dato più interessante riguarda i flussi dagli Stati Uniti: +13,6% negli arrivi e +20,8% nelle presenze, un segnale che testimonia la capacità dell’offerta piemontese di intercettare un turismo “altospendente”. Ma anche qui c’è un limite evidente. Per quanto dinamico, il turismo piemontese non ha il peso strutturale che assume in Liguria o in Valle d’Aosta. Non genera pressioni significative sul sistema dei rifiuti (8 kg pro capite imputabili al turismo contro i 73 della Liguria e i 29 della Valle d’Aosta) e non può compensare, da solo, il rallentamento industriale. Non è una leva sostitutiva, ma solo complementare.
Servizi sotto pressione
Il dossier illustrato dalla ricercatrice Laura Campanini dedica ampio spazio ai servizi pubblici locali, che nel Nord-Ovest rappresentano una infrastruttura indispensabile alla competitività. Nel caso piemontese, però, la sostenibilità futura di questi servizi è messa a rischio proprio dalla demografia: reti più lunghe, popolazione in calo, domanda dispersa e costi di gestione in aumento. Un equilibrio che regge oggi, ma che non è garantito nei prossimi decenni. Un territorio che invecchia e si svuota richiede più interventi e produce meno entrate.

Forze che non bastano
Messa una accanto all’altra, questa serie di tendenze compone l’immagine di un territorio che non ha smesso di avere punti di forza – l’export rimane elevato (42,5% contro il 31,9% nazionale), le specializzazioni di qualità esistono e resistono, il turismo cresce, la presenza di grandi player industriali è ancora determinante – ma che non è più in grado di trainare la macroarea come un tempo. La riconversione industriale che altrove è già in atto in Piemonte sembra arrancare, mentre il declino demografico si fa ogni anno più evidente.
Il Nord-Ovest cambia, il Piemonte no
In un Nord-Ovest che cambia e che vede la Liguria guadagnare peso grazie al turismo e alle filiere marittime e la Valle d’Aosta consolidare i propri equilibri, il Piemonte appare come il territorio che più degli altri deve ridefinire la propria identità economica. Senza una trasformazione profonda della base produttiva, una politica demografica che contrasti la perdita di popolazione e un rafforzamento dei servizi pubblici locali, il rischio concreto è che il baricentro dell’area si sposti altrove. E che il gigante, da stanco, diventi irrimediabilmente piegato.


