GIUSTIZIA

Nessuna violenza sessuale: Viale assolto dalle accuse

Il consigliere comunale di Torino, storico esponente radicale e ginecologo del Sant'Anna, prosciolto nel processo nato da dieci denunce poi ridotte a tre episodi di presunte molestie: per il gup "il fatto non costituisce reato". La procura aveva chiesto 16 mesi

Assolto. Con formula piena: “il fatto non costituisce reato”. Finisce così, almeno sul piano giudiziario, il percorso iniziato nel febbraio 2024 quando Silvio Viale, consigliere comunale a Torino per Più Europa e storico esponente radicale, era stato travolto da una serie di denunce per presunte molestie avvenute nell’ambito della sua attività professionale di medico ginecologo. In aula la procura aveva chiesto un anno e quattro mesi, ma il gup ha deciso di chiudere il fascicolo in senso opposto. A difendere Viale, l’avvocato Cosimo Palumbo.

Dieci denunce, archiviazioni e giudizio

Il caso venne alla luce nel novembre del 2023 quando, durante manifestazione contro la violenza di genere, una speaker disse di avere denunciato, senza fare il nome, un “politico famoso in città che si è candidato più volte” e al quale si era rivolta per le visite ginecologiche. Con il passare dei mesi vennero presentate altre denunce dal contenuto abbastanza simile: si parlava di toccamenti, sguardi e commenti molesti. L’indagine riguardò dieci vicende. Per sei la procura ha chiesto l’archiviazione, per le altre quattro il rinvio a giudizio. Su questi episodi si è celebrato il processo con rito abbreviato, sostenuto in udienza dalle pm Delia Boschetto e Lea La Monaca, coordinate dal procuratore aggiunto Cesare Parodi.

Secondo la ricostruzione accusatoria, le presunte vittime avevano descritto un quadro di apprezzamenti inopportuni, commenti poco professionali e lesivi della dignità, insieme a atteggiamenti lascivi, palpeggiamenti e carezze che – sempre secondo i pm – sarebbero usciti dai confini del contesto medico. Il reato contestato era quello di violenza sessuale connotata dalla minore gravità, previsto dall’ultimo comma del titolo di reato. Da parte sua, la difesa ha insistito sulla piena insussistenza degli elementi per qualificare penalmente tali condotte, tesi che il gup ha finito per accogliere integralmente.

Personaggio sopra le righe

Classe 1957, nato a Cuneo il 2 giugno, Viale è una figura nota della galassia radicale. Già nella Sinistra Studentesca e poi in Lotta Continua, di cui fu uno dei leader torinesi, ha costruito la sua identità politica intorno ai temi dei diritti civili. Medico ginecologo del Sant’Anna, si è specializzato sulle politiche di contraccezione. Nel 2005 avviò la sperimentazione della pillola Ru-486 e, dopo la legalizzazione nel 2009, somministrò il farmaco a 1.011 donne in un anno, diventando uno dei simboli della battaglia laica sul tema dell’interruzione farmacologica di gravidanza. Presidente di Radicali Italiani nel 2010 e membro della Direzione dell’Associazione Luca Coscioni, ha esteso il suo impegno alla bioetica e al fine vita. Ambientalista è noto per le sue posizioni antinucleari e contro la caccia. Nel 2011 è stato eletto nel Consiglio comunale di Torino nella lista +Europa e Radicali Italiani che sosteneva l’attuale sindaco Stefano Lo Russo.

La decisione del giudice

Dopo l’ultima rinuncia all’accusa sul caso del Sant’Anna, davanti al giudice restavano solo i tre episodi privati. Il gup li ha esaminati e ha concluso che non sussistevano gli estremi di reato: “il fatto non costituisce reato”. Una formula che chiude la partita penale, rigettando completamente la richiesta della procura. Per Viale, travolto mediaticamente e politicamente dall’indagine, si tratta di un esito che ribalta la prospettiva di partenza: da dieci denunce e quattro capi d’imputazione, a una assoluzione piena.