Talmente bravo da venire cacciato. Regione "schizofrenica" su Schael
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 03 Dicembre 2025L'assessore Riboldi (FdI) attesta il lavoro svolto dall'ex commissario da lui licenziato dopo soli 5 mesi. E rivendica la scelta di Tranchida che "ha restituito la piena operatività ordinaria" (vedi alla voce intramoenia). Valle (Pd): "Dalla giunta decisionismo pasticcione"
“Il commissario ha operato nell’ambito delle proprie attribuzioni straordinarie conseguendo risultati significativi in termini di continuità operativa e avanzamento dei progetti”. Il commissario in questione è Thomas Schael, insediato alla Città della Salute lo scorso primo marzo e giubilato appena cinque mesi dopo. Un giudizio quello sul suo pur brevissimo mandato che, in fondo, non stupisce.
Assessori su Marte
Semmai a lasciar basiti è invece il nome e il ruolo di chi scrive oggi queste parole a nome dell’intera giunta regionale del Piemonte: l’assessore alla Sanità Federico Riboldi. Ovvero colui che, con toni e modi di cui non si ricordano precedenti, ha giubilato il manager che egli stesso aveva voluto per mettere ordine nella più grande azienda ospedaliera del Piemonte.
Un improbabile ripensamento tardivo dopo attacchi ad alzo zero contro il manager tedesco o, piuttosto, un’arrampicata sugli specchi per rispondere a una serie di domande precise e, probabilmente, scomode poste dal consigliere regionale del Pd Daniele Valle in un’interrogazione presentata alcune settimane fa?
Certo è che le risposte di Riboldi all’esponente dem, come rimarca quest’ultimo e appare di tutta evidenza leggendo il documento, “non contribuiscono a spiegare le incoerenze, da parte del governo regionale, nel passaggio dal commissario al direttore generale”, ovvero da Schael a Livio Tranchida (cui, peraltro, è stato appena prolungato fino al 28 febbraio l’incarico di commissario al Santa Croce e Carle di Cuneo, di cui era direttore).
Questioni "indicibili"
Valle aveva chiesto per quale motivo se il pronunciamento contro Schael da parte del Tribunale del Lavoro, addotto tra le ragioni del suo licenziamento, fossero così gravi non siano state “esplicitate con maggior dettaglio nell’atto di revoca dell’incarico”.
E cosa risponde Riboldi? Che è stato ritenuto “non opportuno, né necessario riprodurre nel testo elementi del giudizio o dei comportamenti oggetto di censura trattandosi di profili coperti da riservatezza”. Che cosa c’è di non dicibile in quanto fatto o non fatto dall’allora commissario? Quali sono gli elementi di riservatezza a conoscenza dell’assessore che i cittadini non hanno il diritto di conoscere? Se, come scrive ancora Riboldi, questi sono “già desumibili in linea generale dagli atti giudiziari pubblici”, è lecito chiedersi non solo da quando si debba desumere e non già apprendere appieno da una sentenza, ma a che cosa si riferisca la giunta quando sottoscrive questa affermazione.
Chi di sindacato ferisce...
Quasi beffarda la nemesi che vede pochi mesi dopo il benservito a Schael motivato col pronunciamento del Tribunale su istanza del sindacato dei medici Cimo per atteggiamento antisindacale in base all'articolo 28, la stessa accusa rivolta dallo stesso sindacato alla Regione e quindi all’assessore. Chi ricorre al sarcasmo, ma con fondo di verità, chiede se ora di fronte a quell’accusa il governatore Alberto Cirio agirà con il suo assessore come questi ha agito con l’allora commissario. La riposta ovviamente è scontata, ma “Chi di sindacato ferisce, di sindacato perisce”, è uno dei detti più evocati in questi giorni nella sanità piemontese. Con tutti i sottintesi del caso.
Nella risposta a Valle non mancano altre “perle”. Come quel “refuso materiale” (su quelli spirituali ci renderà edotti in futuro) con cui si giustifica quanto scritto in delibera e di cui ha chiesto conto il consigliere dem, ovvero l’attribuzione a Tranchida degli stessi obiettivi “di mandato commissariale”. Ma se di refuso si fosse trattato, nell’atto di giunta avrebbero dovuto esserci obiettivi diversi da quelli dati a Schael. E non è così.
"Decisionismo pasticcione"
E continua a non venire fornita una spiegazione convincente del perché appena cinque mesi dopo il commissariamento, alla Città della Salute sarebbero miracolosamente venute meno le esigenze di quella procedura eccezionale. Gli ultimi e non sporadici avvenimenti – dalla questione dei 7 milioni cancellati nel bilancio passando per il blocco del fondo di perequazione senza tralasciare il disavanzo sull’intramoenia vietato per legge – non sembrano affatto segnali della restituita “piena operatività ordinaria”, come scrive l’assessore.
“Non basta dare la colpa al commissario, scaricando tutto su di lui – attacca l’esponente del Pd –. C’è stato un percorso con gravi errori politici che ricadono tutti in capo alla giunta e al decisionismo pasticcione di questa maggioranza”


