POLITICA & SANITÀ

Colpo di mano sul Sant'Anna, Università ignorata (e irritata)

L'ateneo non è stato interpellato formalmente sulla procedura di scorporo dell'ospedale ostetrico-ginecologico. I vertici accademici parlano di "sgarbo istituzionale" della Regione. La denuncia di Valle (Pd). Domani la delibera in aula di Palazzo Lascaris

Sarà pure l’assessore fascio tutto io, ma stavolta Federico Riboldi pare proprio aver ecceduto nella sua visione autarchica e autoreferenziale della sanità piemontese. Già, perché mentre la delibera che deve ufficializzare lo scorporo dell’ospedale Sant’Anna dalla Città della Salute e la contemporanea costituzione della nuova azienda ospedaliera unendolo al Regina Margherita, si scopre che sulla questione l’Università di Torino non è stata minimamente interpellata dalla Regione. 

E non si tratta di sgarbo da poco, come filtra dai vertici dell’ateneo che hanno ben più di una ragione per non nascondere stupore e, forse ancor più irritazione per quell’essere stati tenuti al di fuori di un percorso che invece avrebbe dovuto coinvolgere a pieno titolo l’Università. 

Dai vertici della scuola di medicina dell’ateneo si ricorda che l’ultima interlocuzione risale a quando l’allora commissario Thomas Schael su indicazione della Regione aveva recepito valutazioni e pareri dai capi dei dipartimenti dell’azienda di corso Bramante, tra cui non pochi universitari. E in quell’occasione era prevalsa la linea contraria allo scorporo dell’ospedale ostetrico-ginecologico. 

Dopo di allora nulla. Soprattutto dal grattacielo del Lingotto non sarebbe mai partita alcuna comunicazione ufficiale indirizzata alla rettrice Cristina Prandi. Un atto più che dovuto, quello di coinvolgere l’ateneo nel percorso di cambiamento che interessa strutture ospedaliere e, appunto, universitarie.

A segnalare quello che appare riduttivo definire un inciampo da parte del vertice della Sanità piemontese è dai banchi del Pd il consigliere regionale Daniele Valle. “L’assessore procede a tape forzate verso lo scorporo del Sant’Anna dalla Città della Salute, ma gli interrogativi sull’operazione consiglierebbero maggior prudenza” scrive in una nota l’esponente dem, ricordando di aver “già contestato una delibere che non prevede maggiori oneri, mentre è chiaro che non sarà così”. Ma è proprio sul mancato coinvolgimento dell’Università che Valle chiede “se sia possibile modificare unilateralmente un’azienda universitaria”, insomma decidere senza neppure aver ascoltato il parere dell’ateneo, visto che come aggiunge il consigliere del Pd “l’Università non risulta formalmente interpellata”.

La conferma di quella mancata interlocuzione lo Spiffero l’ha avuta dagli stessi vertici accademici che, certo, non hanno affatto preso bene l’atteggiamento della Regione. Lo stretto legame con l’attività accademica dovrebbe bastare e avanzare per non commettere quello che, come detto, è ben più di uno sgarbo istituzionale.

Ma c’è di più. L’ateneo è proprietario di numerose strutture coinvolte nell’operazione. E anche nonostante questo non è stato fatto partecipe del percorso che domani dovrebbe concludersi in aula a Palazzo Lascaris con l’approvazione della delibera di scorporo e costituzione della nuova azienda ospedaliera universitaria. Dovrebbe. Perché mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo. 

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