Partito della Nazione (e della Regione). L'età adulta della generazione Atreju
Davide Depascale 07:00 Sabato 06 Dicembre 2025Inizia oggi la kermesse di Fratelli d'Italia, nell'edizione più istituzionale di sempre. Dal primo appuntamento del 1998 è cambiato un mondo, ma i protagonisti di quell'epoca sono diventati la classe dirigente di oggi. A Torino prima che a Roma
Li insultavano invitandoli a tornare nelle fogne, sono arrivati a Palazzo Chigi. Ne è passata di acqua sotto i ponti per la destra italiana, dalla prima edizione di Atreju nel 1998 a quella che si apre oggi ai Giardini di Castel Sant’Angelo a Roma. La festa organizzata dalla giovanile di Fratelli d’Italia nacque su impulso di una dirigente romana di Azione Giovani, cui aderivano i ragazzi dell’allora Alleanza Nazionale. Si chiamava Giorgia Meloni.
Ed è proprio con lei che si è formata quella “generazione Atreju” che l’ha accompagnata in tutta la sua ascesa, dall’elezione a Presidente della stessa Azione Giovani nel 2004 al primo incarico di governo come ministro delle Politiche giovanili nel 2008 alla scissione dal Pdl nel 2012 che ha portato alla nascita di FdI, fino ad arrivare alla vittoria delle Politiche nell’autunno del 2022 che le hanno spalancato le porte della Presidenza del Consiglio.
Ma ancora prima che a Roma, quella generazione si era già fatta establishment tre anni e mezzo prima a Torino, quando la vittoria di Alberto Cirio alle regionali del 2019 portò due “figli di Atreju” come Maurizio Marrone e Elena Chiorino a sedere tra i banchi della Giunta, dove si trovano tuttora. Nel frattempo il partito ha spiccato il volo, e anche le loro ambizioni – insieme a quelle di altri esponenti sabaudi della Fiamma – sono ben più alte del Grattacielo Piemonte.
Scommessa a lungo termine
Quando Maurizio Marrone inizia a fare politica, il secondo millennio volge al termine, e se fuori si respira un clima da fine della Storia lui, studente di Ginnasio al Liceo Alfieri, capisce che essere di destra in una città come Torino, dove la sinistra governa quasi ininterrottamente dal dopoguerra e il movimento No Tav emette i primi vagiti, non è affatto facile, e gli scontri con i “rossi” sono all’ordine del giorno. “Quegli anni ci hanno forgiato – ricorda l’assessore al Welfare – ma la passione politica non si è mai spenta, e continuo a credere fortemente in ciò in cui credo fin da ragazzino”. Per la destra sono gli anni della svolta di Fiuggi, quando l’allora segretario del Movimento Sociale Italiano Gianfranco Fini cambiò il nome del partito in Alleanza Nazionale, propedeutico a quello “sdoganamento dei fascisti” di cui Silvio Berlusconi rivendicherà la paternità.
Padre padrone della Fiamma sotto la Mole è Agostino Ghiglia, cui però Marrone – insieme alla sodale Augusta Montaruli – si sottrarrà all’abbraccio paterno, mettendosi in proprio e sbarcando in Consiglio Comunale, dove diventerà capogruppo del Popolo delle Libertà, nato dalla fusione di An con Forza Italia. Proprio lì maturerà uno dei punti di svolta della sua carriera: lasciare il Pdl per aderire per seguire Giorgia Meloni – e il corregionale, ma di estrazione democristiana, Guido Crosetto – nella neonata Fratelli d’Italia: “Lasciavo un partito con 8 consiglieri per uno che ballava sulla soglia di sbarramento, mi presero tutti per matto”, ricorda Marrone.
Ma più di un decennio dopo può dire di aver vinto la sua scommessa, e a Palazzo Civico potrebbe tornarci addirittura da sindaco, essendo il candidato in pectore del centrodestra per le comunali del 2027, dove sfiderà Stefano Lo Russo. Un’operazione che vede la regia dell’ex moglie Montaruli, con il fine ultimo di ricondurre a lui quello che resta dell’area Ghiglia: la senatrice Paola Ambrogio e il consigliere regionale (nonché marito di quest’ultima) Roberto Ravello.
Correnti sabaude
Altro evento determinante per l’ascesa della generazione Atreju è stata la vittoria della Meloni al congresso di Azione Giovani nel 2004: sconfigge lo sfidante Carlo Fidanza, ma anziché replicare la logica delle correnti che imperversava in An, con la lotta tra i vari “colonnelli” del partito per contendere la leadership a Fini, preferisce tenere insieme le varie anime. Risultato? Oggi Fidanza è uno dei suoi fedelissimi, e in FdI le correnti non sono ammesse.
Tuttavia, sotto la patina di un moloch indissolubile, le divisioni esistono eccome: restando solo in Piemonte, ai “pasionari” torinesi Montaruli e Marrone, cui afferiscono le consigliere regionali Alessandra Binzoni e Paola Antonetto e il consigliere comunale Enzo Liardo, si aggiungono i “falchi” biellesi guidati dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e dall’assessore al Lavoro e vicepresidente della Regione Elena Chiorino, a cui sono legati il “sindaco della Sanità” Federico Riboldi, il suo concittadino e deputato Enzo Amich, il presidente del Consiglio Regionale Davide Nicco, il capogruppo a Palazzo Lascaris Carlo Riva Vercellotti e il consigliere regionale Davide Zappalà.
A questi si contrappongono “le colombe”, ovvero gli esponenti vicini al più istituzionale ministro della Difesa Guido Crosetto, a partire da suo nipote Giovanni (oggi europarlamentare a Bruxelles), dal segretario regionale e deputato Fabrizio Comba e dal senatore novarese Gaetano Nastri, che porta in dote la compagna e consigliera regionale Daniela Cameroni. Sono vicini al gigante di Marene anche l’assessore al Turismo e all’Agricoltura Paolo Bongioanni e il consigliere regionale Claudio Sacchetto. La Fiamma in Piemonte arde, ma con tante sfumature.
Partito della Nazione
Tutti loro saranno presenti ad Atreju, qualcuno anche dal palco nella serie di eventi che vanno da oggi a domenica prossima, con l’intervento della premier Meloni a chiudere la kermesse. Mai come quest’anno quella che nasceva come festa dei giovani di un piccolo partito si è trasformata in una vera passerella per l’establishment, con ospiti provenienti dai mondi più disparati: da quello dello spettacolo (Carlo Conti e Raoul Bova, solo per fare due nomi) a quello dello sport (l’ex portiere della Juve Gigi Buffon su tutti), passando per i grandi nomi del giornalismo, come Marco Travaglio, Bruno Vespa, Federico Rampini, Giuseppe Cruciani, David Parenzo e Peter Gomez. Non mancano neanche i rappresentanti del mondo delle imprese, a partire dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini. E se la segretaria del Pd Elly Schlein ha declinato l’invito, ci saranno invece il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e soprattutto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ci era già stato da premier nel 2019.
Secondo Marrone però questo non rappresenta una deviazione dalla missione originaria di Atreju e della stessa FdI: “Lo dice il nome stesso del partito che la vocazione è sempre stata quella di costruire un partito della nazione, in grado di resistere al nulla che avanza. E Atreju è sempre stato uno spazio di confronto aperto a tutti, tanto che non ci sono i simboli di partito. Lo spirito e il senso di comunità sono rimasti intatti, quello che è cambiato è che si è aggiunta una dimensione internazionale, con ospiti come Elon Musk, Viktor Orban e Javier Milei”. E quest’anno se ne aggiunge un altro, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas: “Checché ne dica la sinistra, siamo ben attenti alle sofferenze del popolo palestinese – sottolinea Marrone – e contiamo sulle forze laiche per sconfiggere i terroristi di Hamas. Poi io parlo da assessore della Regione che ha ospitato più bambini palestinesi nei propri ospedali”.
Ma Atreju, anche oggi che FdI è il partito di maggioranza relativa del Paese, resta la festa di quei ragazzi cresciuti con la sindrome dell’accerchiamento e ritrovatisi ai posti di comando: “Questa generazione sta dimostrando ogni giorno di essere all’altezza delle sfide che ci attendono”. La storia infinita è solo agli inizi.


