Quella "parabola" della Gazzetta del Popolo
Giorgio Merlo 16:47 Domenica 14 Dicembre 2025
Un recente, e gustosissimo nonché oggettivo, articolo del Direttore di questa testata Bruno Babando sulla paradossale situazione che investe il futuro di un quotidiano torinese dal titolo: “La Stampa, fine di un’egemonia: quando al padrone non servi più”, andrebbe letto e riletto. Letto e riletto non solo perché coglie alcune verità storiche che molti sanno ma che pochi hanno il coraggio di esprimere pubblicamente e platealmente. Ma, soprattutto, perché nel corso di questi ultimi decenni la cosiddetta battaglia sul pluralismo dell’informazione in questa città e in questa regione non sempre è stata così perseguita, così diffusa e così praticata. Al di là e al di fuori delle chiacchiere, dei proclami e della propaganda degli organismi preposti e delle varie associazioni di categoria.
E, al riguardo, c’è un aspetto non affatto secondario che andrebbe ancora studiato, analizzato ed approfondito quando si parla, il più delle volte a sproposito, del pluralismo dell’informazione nella storia del giornalismo torinese e subalpino. Nello specifico, del pluralismo dell’informazione della carta stampata. Dice giustamente Babando analizzando questo specifico comparto, “che in oltre un secolo di vita, il pluralismo è stato tollerato a intermittenza, mai praticato come valore fondante. Il giornale – ndr la Stampa – ha esercitato la sua egemonia con arroganza, arrivando anche a soffocare voci concorrenti e alternative. Chi ha i capelli bianchi ricorda bene la parabola della Gazzetta del Popolo”.
Ecco, in queste poche righe sono contenute una serie di verità – quasi mai dette apertamente ma sempre e solo sussurrate negli anfratti – che prima o poi occorrerà pur avere il coraggio di dire, di scrivere e di pubblicare. Senza alcuna arroganza, senza alcuna presunzione e anche, e soprattutto, senza alcuna polemica preconcetta o peggio ancora pregiudiziale. Ma solo per amore della verità, come si suol dire in gergo. E proprio la “parabola” della Gazzetta del Popolo può e deve essere un tassello fondamentale e decisivo per capire come il pluralismo dell’informazione è stato vissuto e praticato concretamente in questo territorio.
Certo, i tempi sono radicalmente cambiati e con i tempi anche gli assetti di potere. Ma è indubbio che il capitolo del pluralismo dell’informazione resta sempre sul tappeto e non può essere affatto sottovalutato. Anche se lo strapotere di ieri sulla città e nella regione è diventato oggi poco più di un pallido ricordo del passato. Ma, morale della favola, quando si parla proprio del pluralismo dell’informazione con troppa disinvoltura e superficialità forse è il caso di ricordare e di riflettere, come ci ricordava con acutezza Babando, su alcune pagine del passato. A cominciare, appunto, dalla storica e coraggiosa “parabola” della Gazzetta del Popolo.



