POLITICA & SANITÀ

La mano (pesante) della Lega sul piano socio-sanitario

Con due voluminosi emendamenti l'ex assessore del Carroccio Icardi interviene sulla rete ospedaliera e quella territoriale. Dietro lo spirito di collaborazione tra alleati si staglia la forte impronta leghista sul testo verso il voto. La "sanatoria" sulle strutture Pnrr

Altro che manina. Quella della Lega sul piano sanitario del Piemonte è una manona pesante. Tanto che alle firme dei due assessori di Fratelli d’Italia alla Sanità e al Welfare – Federico Riboldi e Maurizio Marrone – sembra aggiungersi, quasi precedendole, proprio l’autografo del loro ex collega Luigi Icardi oggi presidente della commissione deputata ad occuparsi degli stessi temi che il leghista non ha certo abbandonato nella sua seconda legislatura. Anzi, tutt’altro. 

Lo studio dei consulenti

Solo la corposità dei due emendamenti che per questo meriterebbero senz’ombra di dubbio l’appellativo di maxi sembra fare di essi qualcosa come i due terzi del piano stesso. Quello relativo alla rete ospedaliera, sulla quale insistono tuttora gli effetti della famigerata delibera 1-600 scritta dall’allora direttore regionale della Sanità Fulvio Moirano per la giunta di Sergio Chiamparino, tocca pesantemente proprio uno dei pilastri del sistema sanitario piemontese. 

Motivando l’emendamento Icardi ricorda come per ridefinire i fabbisogni sul fronte degli ospedali, attuali e futuri, siano stati analizzati vari elementi passando dal contesto epidemiologico ai livelli di performance, dalla mobilità sanitaria alla rilevazione dell’offerta dei servizi. 

Un lavoro che quand’era assessore aveva commissionato ad Agm Project Consulting e che oggi, salvo più che improbabili resistenze da parte di Riboldi e del suo partito, entrerà nel nuovo strumento di programmazione regionale segnandone notevolmente la parte forse più rilevante, qual è appunto il sistema ospedaliero. 

Emendamenti in aula

A sostegno di questa per nulla marginale integrazione al piano, Icardi ha proprio l’utilizzo dello studio della società di consulenza per molti capitolati relativi ai progetti dei futuri ospedali. Lo stesso titolo del voluminoso dossier – “Analisi e definizione delle azioni di riordino della rete erogativa della Regione Piemonte” – conferma la tesi sostenuta dal leghista, ovvero la necessità di superare nei fatti, oltre che a parole, la già citata delibera 1-600. Un atto i cui effetti a partire dai tagli e passando per rigidi paletti se avevano consentito nel 2014 di portare a breve il Piemonte fuori dal piano di rientro, hanno continuato a farsi sentire negativamente fino ad oggi.

Il fatto stesso di inserire, sia pure come allegato vista l’origine “esterna”, ma pur sempre parte integrante del piano sanitario lo studio commissionato nella scorsa legislatura avvalora la lettura di una marcatura importante, sia pure nel rivendicato spirito di collaborazione, da parte della Lega. Così come non sfugge la scelta di Icardi di depositare i due emendamenti per la discussione e il voto in aula, anziché precedentemente in commissione.

Vale per la rete ospedaliera, così come per l’altro intervento proposto e che attiene alla medicina e assistenza territoriale. In questo caso l’ex assessore ricorda gli investimenti previsti dal Pnrr “per i quali la Regione ha predisposto un dettagliato piano operativo” e proprio quest’ultimo Icardi propone di inserire nel piano sanitario. 

L'aiuto ai Fratelli 

Una scelta che, come anticipato nei giorni scorsi dallo Spiffero, troverebbe ragione in una sorta di sanatoria rispetto alle procedure utilizzate nel 2023 e poi aggiornate lo scorso anno proprio in merito alle strutture previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. In entrambi le occasione era stata la giunta regionale ad individuare sedi e modalità per le case e gli ospedali di comunità, così come per le centrali operative territoriali. Decisioni che ricadono nell’ambito della programmazione e, dunque, di competenza del consiglio regionale. 

Il voto in aula del piano con dentro quelle decisioni e tutto il resto che viene contemplato nel piano operativo reginale metterebbe del tutto al riparo riportando gli atti nel loro alveo naturale. Certo, si dirà che forse a questo, si sarebbe potuto pensare prima o, comunque, nella stesura del piano senza attendere le “correzioni” del partito di Matteo Salvini. Che, ovviamente, pur riportando tutto al più volte citato spirito di collaborazione, con il capogruppo Fabrizio Ricca e con il suo uomo della sanità non ha rinunciato a mettere il suo timbro su uno strumento normativo di cui FdI con i due assessori ha legittimamente rivendicato la paternità, anche se con eclatanti seppur un po’ anomali tour di presentazione sotto il simbolo del partito di Giorgia Meloni. Poi sarebbe arrivata la mano della Lega.  

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