"Ci siamo fatti il mazzo", bilancio di fine anno a Palazzo Lascaris
16:28 Mercoledì 17 Dicembre 2025Quarantanove sedute, 215 ore di discussione, 22 leggi approvate e 73 delibere licenziate. Il presidente Nicco snocciola i numeri di un'Aula iperattiva sulla carta, mentre non mancano polemiche sulla sua terzietà e sull'assenza cronica di Cirio e assessori
Davide Nicco tira le somme e si promuove: il Consiglio regionale del Piemonte archivia il 2025 come un anno “proficuo”, intenso, affollato di carte, numeri e sedute. E, va detto, anche di una certa soddisfazione istituzionale che il presidente dell’Assemblea subalpina non nasconde mentre snocciola il bilancio di fine anno. Quarantanove sedute d’Aula, 215 ore di discussione, 22 leggi approvate e 73 delibere licenziate – di cui ben 42 dedicate a nomine e designazioni, cioè il pane quotidiano della politica politicante. In mezzo, un diluvio di atti: 306 interrogazioni e interpellanze, 300 interrogazioni a risposta immediata, 329 atti di indirizzo. Roba da far girare la testa anche ai consiglieri più allenati al logorio dei banchi.
Resta però l’interrogativo di fondo: quanta parte di questa abbondante produzione sia davvero arrivata alla conoscenza dei piemontesi e, soprattutto, in che misura sia stata percepita come utile, concreta e realmente a beneficio dei cittadini.
Leggi, emendamenti e il “mattone” del riordino
Sul fronte legislativo, il motore è andato avanti tra frenate e accelerate: 19 disegni di legge e 34 proposte di legge presentate, accompagnate da una vera e propria valanga di emendamenti. In Aula ne sono piovuti 9.845 sui provvedimenti legislativi: di questi, solo 197 sono arrivati al traguardo, a dimostrazione che la selezione è stata più dura di una finale olimpica. A completare il quadro, altri 119 emendamenti sulle proposte di deliberazione, 45 dei quali approvati.
Il provvedimento-bandiera del 2025 resta però la legge di riordino (la 9/2025): 148 articoli che hanno messo mano in modo trasversale all’intero corpus normativo regionale, una di quelle operazioni chirurgiche che fanno felici i tecnici e un po’ meno chi deve orientarsi tra commi e rimandi. Accanto a questo “mattone”, il Consiglio ha approvato norme per allargare la platea delle Comunità energetiche, per contrastare le truffe affettive e per arginare l’abbandono sociale. Non sono mancati i capitoli su rifiuti speciali, attività estrattive, cultura e cyberbullismo, finiti al centro dei principali strumenti di pianificazione.
Commissioni in trasferta e diritti umani
Nicco rivendica anche il metodo: “massimo impegno di maggioranza e opposizione” e un lungo iter di consultazioni per il nuovo Piano socio-sanitario regionale, definito “fondamentale”, che ha coinvolto centinaia di realtà e ha portato le commissioni in trasferta, seduta dopo seduta, nelle diverse province. In totale, le commissioni consiliari hanno tenuto 337 riunioni: una macchina che, almeno sulla carta, non si è mai fermata.
Sul piano politico, il presidente individua un filo rosso che attraversa l’anno: il riflesso delle tensioni mondiali su quelle locali. Un tema che ha trovato casa nel Comitato diritti umani e civili, organismo che Nicco guida direttamente e che – parole sue – “ha lavorato particolarmente bene nel 2025”.
Le polemiche e l’accusa di partigianeria
Non è stato però tutto rose e fiori. Nel corso dell’anno non sono mancate polemiche e qualche accusa diretta proprio al presidente del Consiglio. Nicco, esponente di Fratelli d’Italia, è stato più volte sospettato – soprattutto dai banchi dell’opposizione – di aver interpretato il ruolo arbitrale con un occhio di riguardo per la Giunta di Alberto Cirio e per le forze della maggioranza, agevolandole in più di un frangente nei lavori d’Aula. Un copione già visto, ma che nel 2025 è tornato ciclicamente ad animare i corridoi di Palazzo Lascaris.
Cirio desaparecido e assessori latitanti
Sul tavolo resta poi l’annosa questione dell’assenteismo. Il governatore Alberto Cirio è stato spesso indicato come il grande “desaparecido” dell’Aula, con assessori a loro volta accusati di latitanza cronica proprio quando interrogazioni e atti di indirizzo chiedevano risposte politiche. Un vuoto che ha alimentato mugugni e sarcasmo, anche tra chi siede nei ranghi della stessa maggioranza.
I sottosegretari promossi a tappabuchi
Da qui la speranza – neanche troppo nascosta – che la “promozione” in Aula dei due impalpabili sottosegretari, Claudia Porchietto (Forza Italia) e Alberto Preioni (Lega), possa cambiare spartito. Chiamati a fare da tappabuchi degli esponenti della Giunta, dovranno ora metterci la faccia e la voce in Consiglio, evitando il rischio di trasformarsi in semplici belle statuine, come – secondo molti – è avvenuto finora.
Bilancio positivo, dunque, secondo Nicco. Ma con ombre, malumori e assenze che continuano a pesare. Perché i numeri raccontano una storia, mentre la politica, come sempre, ne scrive un’altra.


