Il pollice verde di Briamonte

Dicono che… all’Accademia dell’Agricoltura di Torino, venerabile istituzione fondata nel 1785 quando Vittorio Amedeo III dettava legge e non c’erano né board né network, abbiano deciso di aggiornare il concetto di coltivazione. Niente grano o barbabietole: si semina relazione. Così l’assemblea ha eletto Socio Corrispondente Michele Briamonte, presidente del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, gran cerimoniere della Reggia di Venaria e uomo che, più che di potature, se ne intende di incastri di potere. Del resto, tra Accademia e Venaria il matrimonio è consumato da tempo: studio dei giardini, sperimentazione, inaugurazioni solenni e persino un 240° anno accademico celebrato in pompa magna con Sergio Mattarella, promosso Socio Onorario tra siepi barocche e geometrie alla francese.

Il profilo del nuovo accademico parla da solo: avvocato d’affari, allievo prediletto dell’Avvocato dell’Avvocato, la buonanima Franzo Grande Stevens, campione del mondo di kickboxing, cintura nera di karate, pilota di elicottero, poliglotta che legge Dostoevskij in russo e l’Antico Testamento in ebraico. Curriculum che più che da Accademia dell’Agricoltura sembra da Accademia svedese.

Tra una citazione colta e un sorriso istituzionale, Briamonte ha spiegato che l’Accademia non è un mausoleo del passato ma un luogo vivo di ricerca e innovazione. Traduzione dal sabaudo contemporaneo: meno zolle e più network, meno concimi e più board europei, con Versailles capofila e Torino che osserva compiaciuta. A Palazzo Corbetta Bellini di Lessolo, in via Andrea Doria, sede storica dal 1939, qualcuno avrà storto il naso pensando ai tempi in cui i soci studiavano la terra. Ma oggi l’agricoltura, si sa, è cambiata: c’è chi coltiva campi e chi coltiva relazioni. E su questo terreno, tra finanza vaticana, casseforti laiche e amicizie d’Oltretevere, il nuovo socio sembra avere il pollice verdissimo.

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