Askatasuna, Lo Russo difende il patto (e attacca il Governo): "Non potevo far finta di niente"
19:09 Venerdì 19 Dicembre 2025All'indomani dello sgombero, il sindaco rompe il silenzio con un video sui social: rivendica la scelta del dialogo come atto di responsabilità e prova a uscire dall'isolamento politico, stretto tra le accuse della destra e le critiche della sinistra - VIDEO
A poco più di ventiquattr’ore dallo sgombero di Askatasuna, mentre Torino è ancora scossa dagli scontri, dalle polemiche e dalle ferite aperte di una vicenda rimasta per quasi trent’anni congelata e attende con preoccupazione il corteo di domani, il sindaco Stefano Lo Russo rompe il silenzio con un videomessaggio sui social. Un intervento tutt’altro che neutro, che ha il sapore di un tentativo evidente di uscire dall’isolamento politico in cui il primo cittadino si è ritrovato, stretto tra le bordate della destra – che gli rimprovera di aver creduto nel dialogo con militanti antagonisti protagonisti di azioni violente – e le critiche della sinistra, che non gli perdona l’interruzione del patto di collaborazione.
Lo Russo non arretra di un millimetro. Anzi, rivendica la scelta dell’amministrazione sul patto di collaborazione con il centro sociale senza tentennamenti: una decisione definita “coraggiosa e lungimirante”, con cui Palazzo Civico ha provato a sbloccare una vicenda che “nessuno aveva mai potuto o voluto affrontare”, parole sue, lasciata irrisolta dalle amministrazioni precedenti per ventinove anni.
Nel video, il sindaco chiarisce subito che far finta di nulla non era un’opzione. Sarebbe equivalso, spiega, a rinunciare alla responsabilità di governo e alla tutela di un bene comune. Da qui la scelta di imboccare una strada nuova, “consapevolmente complessa”, distinta – sottolinea – dai procedimenti giudiziari, “che continueranno a seguire il loro corso”. La politica, rivendica Lo Russo, risponde a logiche diverse: amministrative, sociali, collettive.
È una difesa netta del metodo, accompagnata però da una condanna altrettanto netta della violenza. Nessuna ambiguità: il sindaco condanna “con fermezza” ogni episodio avvenuto durante o a margine delle manifestazioni degli ultimi mesi e, in particolare, gli attacchi alle sedi dei giornali, definiti inaccettabili perché colpiscono “presìdi fondamentali di democrazia e libertà”. La violenza, ribadisce, non è mai giustificabile.
C’è poi un passaggio che suona come una risposta diretta alle polemiche politiche e alle richieste di letture generalizzate del fenomeno Askatasuna. Lo Russo richiama un principio cardine dello Stato di diritto: le responsabilità penali sono individuali e non collettive. Un richiamo esplicito alla democrazia liberale, che “rifiuta ogni forma di responsabilità collettiva e ogni generalizzazione”.
L’obiettivo dichiarato resta quello della coesione sociale, contro una narrazione alimentata – secondo il sindaco – da strumentalizzazioni e paure. “Non accettiamo strumentalizzazioni che alimentano tensioni e paure, allontanando le persone invece di unirle”, dice Lo Russo, rilanciando la sua idea di città: unire e non dividere, mediare e non radicalizzare. “La vera sfida delle città oggi – insiste – è saper gestire una convivenza civile”.
Nel finale, il messaggio diventa apertamente politico e segna una presa di distanza dal centrodestra e dal Governo nazionale. Torino, ricorda il sindaco, è Medaglia d’Oro della Resistenza, una città profondamente democratica e antifascista. “Torino dissente profondamente dalle scelte e dall’impostazione culturale di questo Governo”, afferma, rivendicando l’autonomia di visione dell’amministrazione comunale. Nessun cambio di rotta, dunque: “non intendiamo modificare le nostre priorità né cambiare approccio”.
Lo Russo guarda già al dopo-Askatasuna. Anche se il patto di collaborazione è cessato all’indomani dello sgombero, l’amministrazione continuerà a immaginare il futuro dell’immobile di corso Regina Margherita 47 come uno spazio a piena vocazione pubblica e sociale, aperto al quartiere di Vanchiglia e alla città: inclusione, servizi di prossimità, attività culturali e formative, un luogo per famiglie, giovani e per chi oggi fatica a trovare risposte.
“Mentre i procedimenti giudiziari faranno sempre e comunque il loro corso – conclude – la tutela di un bene comune risponde ad altre logiche: politiche e amministrative”. Una responsabilità che, rivendica il sindaco, la sua giunta si è assunta consapevolmente, scegliendo un percorso difficile ma “fondato sul dialogo, sulla partecipazione e sulla responsabilità collettiva, nel solco dei valori della Costituzione della Repubblica”.
Parole che non placano le polemiche, un messaggio che prova a tenere insieme tutto e il contrario di tutto, nel momento forse più delicato del mandato. Con il rischio, evidente, che il sindaco resti schiacciato tra due fronti opposti, entrambi pronti a presentargli il conto. In una Torino attraversata da tensioni, Lo Russo prova a riprendere il timone, difendendo una scelta che continua a dividere la città. E il suo stesso campo politico.


