Zangrillo "soffre" per Torino e s'offre candidato sindaco
13:55 Sabato 20 Dicembre 2025Il ministro della Pubblica amministrazione si dice disponibile a correre per Palazzo Civico, ma l'uscita appare come una mossa che arriva nel pieno del riassetto di Forza Italia, tra congressi imminenti, ambizioni nazionali. E mettere qualche bastone tra le ruote di Cirio
A Torino, da qualche settimana, tira una strana aria. Non è smog, non è nemmeno ancora campagna elettorale: è Paolo Zangrillo che si fa vedere. E già questa, per i torinesi, è una notizia. Il ministro della Pubblica amministrazione e coordinatore piemontese di Forza Italia ha moltiplicato presenze, uscite pubbliche, dichiarazioni a tambur battente. E quando uno che fino a ieri viveva di flemma e basso profilo improvvisamente compare ovunque, la domanda sorge spontanea: cosa gli frulla in testa?
L’ipotesi è di quelle che fanno alzare più di un sopracciglio: Zangrillo candidato sindaco di Torino. Per ora un ballon d’essai, perché sulla carta – e nelle liturgie del centrodestra – dovrebbe spettare a Fratelli d'Italia indicare il nome che nel 2027 sfiderà il dem Stefano Lo Russo. Ma intanto la voce circola, viene alimentata, fatta filtrare. E soprattutto viene avvalorata dall’interessato.
Andamento lento
Il problema, però, non è solo politico. È antropologico. Zangrillo, a Torino, lo conoscono in pochi. In Piemonte pure. Di lui si racconta soprattutto una cosa: la flemma, che i detrattori definiscono senza pietà “fiaccaggine”. Uno che non si è mai distinto per iperattivismo, né al ministero né alla guida del partito. Non a caso, quando mise piede a Palazzo Vidoni, negli uffici si tirò un sospiro di sollievo: dopo l’iperattivo Renato Brunetta, i ritmi tornarono lenti, quasi umani.
E allora perché tutto questo movimento? La risposta porta dritta dentro casa azzurra. I congressi di Forza Italia incombono, il “rinnovo” del partito è stato sollecitato direttamente dai figli del Cavaliere e Zangrillo soffre – eccome – il dualismo tra Roberto Occhiuto e Alberto Cirio. Anche lui ambisce a un ruolo nazionale, magari quello di coordinatore. E in un curriculum in cui brilla per la parentela con l’ex medico personale di Silvio Berlusconi, darsi un po’ daffare aiuta.
Lo spin doctor
Lui, intanto, si presenta come sempre: saccente e borioso, vestiti sartoriali, parlantina sciolta, aria da “fighetta” che non ha mai dovuto sporcarsi le mani con quelle sostanze vischiose che per Rino Formica sono l’essenza della politica. Uno che improvvisamente sembra essersi scoperto instancabile. Coincidenze? No. Dietro c’è il nuovo portavoce Giampiero Timossi, detto “Timo”: giornalista nomade (Secolo XIX, Gazzetta dello Sport, Liberazione, Sky, Domenica Sportiva), già addetto stampa del Genoa quando presidente era Alberto Zangrillo, l’inclito fratello. Timossi è uno spin doctor, ha contatti, frequenta redazioni, soprattutto al Corriere e al Foglio, e si è messo di buzzo buono per trasformare Zangrillo in un leader. Il risultato? Interviste a raffica, pagine locali e nazionali, agenzie, tv. Mancano solo i citofoni. Un attivismo che stride con il passato, specie per uno che – malignano – sarebbe arrivato a guidare Forza Italia in Piemonte forse senza nemmeno avere la tessera, imposto da Arcore.
A disposizione!
Le parole, pur prudenti, sono assai eloquenti dei suoi piani. «Se mi chiederanno di fare il sindaco di Torino mi sembrerà quasi un dovere non tirarmi indietro», ha detto stamani a margine di un evento all’ospedale infantile Regina Margherita. Poi il passo indietro di rito: la scelta sarà condivisa con gli alleati, Forza Italia ha “tanti profili”, la sua viene “dopo altre”, dopo chi si è dedicato alla città più di lui. Dipende di quale città parli, visto che Zangrillo nato sotto la Lanterna è residente a Moncalieri e non a Torino. Quisquiglie, si dirà, non fosse che quando ha messo il becco nelle faccende della popolosa città dell’hinterland a momenti ci lasciava le piume il suo omologo leghista, Riccardo Molinari, per alcuni pasticci sulle liste elettorali. Ma ora il palcoscenico glielo sta offrendo Askatasuna: «Centro culturale? Balle. È un centro dell’eversione», diventato nel tempo «riferimento dell’antagonismo nazionale». Lo sgombero? «Una bella notizia per Torino e per l’Italia».
Le tre partite
Aspirante sindaco, coordinatore nazionale, magari successore di Cirio al quarantesimo piano del Grattacielo o semplice giocatore di sponda? Difficile dirlo. Di certo c’è che Zangrillo, improvvisamente, ha deciso di farsi vedere. E quando uno come lui alza il volume, vuol dire che la partita non è quella che si vede in superficie. Il resto, come sempre, si giocherà dentro il partito. E non a Palazzo Civico.


