ALTA TENSIONE

"Un fallimento? Lo rivendichiamo". Lo Russo tira dritto su Askatasuna e il M5s si spacca

Nelle comunicazioni in Sala Rossa il sindaco non rinnega la scelta del patto di collaborazione, poi cessato dopo lo sgombero di venerdì mattina. Ma se il pentastellato Russi lo attacca, la collega Sganga si schiera dalla parte del centro sociale

“Se questo è un fallimento, lo rivendichiamo”. Con queste parole il sindaco Stefano Lo Russo in Consiglio comunale ha ancora una volta difeso la scelta della sua amministrazione di tentare la strada del dialogo con Askatasuna attraverso il patto di collaborazione, cessato in seguito allo sgombero del centro sociale di corso Regina 47, avvenuto alle prime luci dell’alba di venerdì scorso. Parole che dividono la maggioranza, con il solo Partito Democratico ad applaudire – non si sa se con convinzione o per pura disciplina – il suo intervento. A mostrare le proprie crepe è anche l’opposizione e in particolare il Movimento 5 Stelle, dove il capogruppo Andrea Russi e la sua collega di partito Valentina Sganga sono intervenuti con parole di segno diametralmente opposto.

La ricostruzione del sindaco

Nelle comunicazioni in Sala Rossa, il primo cittadino ha ripercorso i fatti che hanno portato alla chiusura della struttura occupata da 29 anni, precisando che “l’amministrazione non è mai stata preventivamente informata” dell’operazione di polizia giudiziaria condotta dalla Procura di Torino con la Digos, che ha trovato sei persone all’interno dell’immobile occupato, già in precedenza dichiarato inagibile. “Quanto avvenuto non è stata una scelta politica dell'amministrazione comunale, ma la conseguenza di atti giudiziari”, ha sottolineato Lo Russo.

Il sindaco ha nuovamente rivendicato con forza la linea del dialogo seguita dalla sua giunta, non rinnegando in alcun modo la strada intrapresa con il patto di collaborazione: “Ci abbiamo creduto fino in fondo, non abbiamo rimpianti. Governare significa tentare soluzioni, non voltarsi dall'altra parte. Nei 29 anni precedenti nessuno ha saputo o voluto affrontare questa situazione”. E non giudica fallimentare l’insuccesso del percorso intrapreso: “Il fallimento non sta nell'aver tentato una strada difficile, sarebbe stato non provarci affatto”.

L'attacco al governo

Duro l’affondo di Lo Russo contro il governo di Giorgia Meloni, in particolar modo contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, regista dell’operazione: “Torino dissente profondamente dalle scelte e dall’impostazione culturale di questo governo. Non accettiamo lezioni da chi utilizza il tema dell’ordine pubblico come strumento di distrazione politica e di propaganda”. Il sindaco ha accusato i membri dell’esecutivo di fare “dichiarazioni incendiarie” e di voler “trarre vantaggio politico da occasioni di disordine, speculando sulla paura delle persone”.

Invito alla calma

Sul fronte dell’ordine pubblico, Lo Russo ha condannato “con fermezza tutti gli episodi di violenza” verificatisi durante le manifestazioni degli ultimi, ricordando i dieci agenti contusi questo fine settimana e l’assalto alla redazione della Stampa avvenuto poche settimane fa. “La libertà non è e non può mai essere libertà di praticare la violenza”, ha dichiarato, prima di lanciare un appello ai suoi oppositori dentro e fuori dall’aula: “Teniamo bassi i toni. Alzare il livello dello scontro colpisce la città e la sua capacità di attrarre investimenti”.

Spaccatura nel M5s

Il dibattito consiliare ha poi fatto emergere un’evidente frattura all’interno del Movimento 5 Stelle. Da un lato il capogruppo Andrea Russi ha attaccato duramente il sindaco sulla gestione del patto di collaborazione, segnando una certa continuità con la linea dell'ex sindaca pentastellata Chiara Appendino, protagonista ai suoi tempi dello sgombero dell’Asilo di Borgo Aurora, occupato dagli anarchici: “Sindaco, ha scelto il patto ma non l’ha governato”, ha dichiarato, per poi fare un paragone con la sua professione sanitaria: “Se io fallisco nel mio lavoro il radiologo sbaglia una diagnosi e il paziente muore. Ora che il patto è morto si prenda le sue responsabilità e si dimetta”.

Dall’altro lato, la collega di partito Valentina Sganga ha assunto una posizione diametralmente opposta, difendendo il ruolo sociale del centro: “Askatasuna è una risposta dal basso a bisogni reali”, ha esordito nel suo intervento. La consigliera ha poi criticato il sindaco “da sinistra”, contestando il richiamo di Lo Russo all’inevitabilità di rompere il patto in seguito ai provvedimenti giudiziari: “L’inevitabilità è il linguaggio di chi rinuncia alla politica. Il messaggio del governo non è rivolto ad Askatasuna, ma a Torino e ai suoi abitanti”. Campo largo a geometrie molto variabili.

“Ha vinto lo Stato”

Compatta invece la destra nell’attaccare l’amministrazione. Per la Lega, Fabrizio Ricca ha dichiarato: “Scaricate la colpa sul governo perché questa è la certificazione del vostro fallimento. L’unica persona da ringraziare è il ministro Piantedosi, oggi ha vinto lo stato di diritto”. Sulla stessa linea la collega di partito Elena Maccanti: “Ci aspettiamo che non ci siano più ambiguità. Bisogna scegliere da che parte stare. Se è salito così tanto il livello di tensione è perché si è giocato troppo sull’ambiguità”.

Federica Scanderebech di Forza Italia ha nuovamente chiesto le dimissioni del sindaco, già invocato all’indomani dell’assalto alla redazione della Stampa: “Lei ha fallito, dopo 29 anni ha vinto la legalità. Il nuovo bando deve escludere soggetti già coinvolti dal patto”. Enzo Liardo (Fratelli d’Italia) ha sottolineato i danni stimati in 6,8 milioni di euro e criticato l’assessore Jacopo Rosatelli, presente alla manifestazione di sabato: “Non può essere uomo di governo e di piazza. Dichiara di essere contro ogni forma di violenza e poi scende in piazza con l’emblema della violenza”, ha detto il consigliere meloniano, annunciando di aver presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

Pierlucio Firrao, vicecapogruppo di Torino Bellissima, ha riconosciuto il tentativo di dialogare da parte del sindaco, aggiungendo però che “in ogni manifestazione che sfocia in violenza la regia è sempre riconducibile ad Askatasuna”.

Maggioranza divisa

All’interno della coalizione che sostiene il sindaco, si distingue la posizione dell’eclettico consigliere di +Europa Silvio Viale, oggi in abiti natalizi e che nel suo intervento ha fatto notare un dato politico significativo: “Solo il Pd applaude il sindaco”, mostrando così le spaccature interne alla maggioranza. Viale ha definito Askatasuna “un covo di violenti”, contestando il “pietismo sulle attività sociali”: “L’unica attività sociale è la palestra di pugilato, non proprio uno sport pacifico”.

Dall’altra parte della barricata ma dalla stessa parte della Sala Rossa la capogruppo di Sinistra Ecologista Sara Diena, che ha denunciato “cinque giorni di militarizzazione di Vanchiglia” e puntato il dito contro il ministro Piantedosi. “Scuole chiuse per puro gusto di creare tensione, disagi alle attività di quartiere”, ha attaccato la consigliera, definendo quanto accaduto “un tentativo di silenziare con la forza un’idea di città e un’altra idea di mondo”. Diena ha rivendicato con orgoglio la presenza della sua forza politica alla manifestazione di sabato, che ha visto in piazza circa quattromila persone: “Era giusto essere in piazza contro la deriva autoritaria di questo governo. Saremo sempre in piazza per difendere spazi sociali da chi li vuole cancellare con un colpo di spugna, o forse di manganello”.

Il sindaco non molla

Così come Diena chiede che “il percorso avviato con il patto deve proseguire”, il sindaco Lo Russo ha concluso le sue comunicazioni annunciando che “l’amministrazione non cambia approccio” e che in corso Regina 47 verrà mantenuto “uno spazio sociale”, pur in forme diverse dal passato. “Aska” è stato sgomberato, ma continua a dominare (e soprattutto a dividere) il dibattito politico cittadino, e la sensazione è che continuerà a farlo ancora per molto tempo.

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