Askatasuna saluta il 2026: fumogeni, bombe carta, scontri con la polizia
06:00 Giovedì 01 Gennaio 2026Musica, fuochi d'artificio e slogan, poi petardi e lanci contro le forze dell’ordine. Il Capodanno antagonista degenera in tensioni, con idranti e lacrimogeni in azione. Alcuni carabinieri restano feriti. L'anno nuovo si apre come si è chiuso il vecchio - VIDEO AGTW
Altro che brindisi e buoni propositi: la notte di San Silvestro si chiude con fumogeni, idranti e carabinieri feriti. Il Capodanno antagonista del centro sociale Askatasuna ha mantenuto le promesse della vigilia, trasformando le strade di Vanchiglia e corso San Maurizio in un banco di prova muscolare, politico e simbolico. Una dimostrazione di forza annunciata, temuta e puntualmente accompagnata da tensioni con le forze dell’ordine.
La serata era iniziata in modo quasi rituale, con uno spettacolo musicale in piazza Vittorio Veneto, dove già dalle 23 si erano radunate migliaia di persone. Alla mezzanotte, salutata da una pioggia di fuochi d’artificio, il clima di festa si è rapidamente saldato con quello della mobilitazione: intorno a mezzanotte e mezza è partita la Street Parade, il corteo a suon di musica battezzato “Aska è la mia città”. Secondo le stime, tra i mille e i duemila partecipanti – con una presenza segnalata anche di gruppi di “maranza” infiltrati – hanno sfilato lungo il Po, corso San Maurizio e le strade del quartiere Vanchiglia.
Buon anno di lotte
Lo slogan scandito dagli attivisti è lo stesso dei giorni successivi allo sgombero: «Un nuovo anno di lotta è cominciato e noi saremo ovunque». Una frase che suona come avvertimento, soprattutto se letta alla luce dello sgombero del 18 dicembre della palazzina di corso Regina Margherita 47, occupata da 29 anni e da giorni presidiata 24 ore su 24 da reti, jersey e agenti in tenuta antisommossa.
Non a caso, Prefettura e Questura avevano messo in campo un dispositivo imponente. Le vie verso il centro e verso corso Vittorio Emanuele sono state sbarrate da camionette e reparti in assetto antisommossa. In questura è stata operativa una sala congiunta che coinvolgeva polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, polizia locale, 118 e le aziende di servizio pubblico (Gtt, Amiat, Italgas). In serata anche la visita del prefetto Donato Cafagna, a certificare il livello di allerta.
Le tensioni, come previsto, non hanno tardato. I primi momenti critici si sono registrati in corso San Maurizio, dove gruppi di manifestanti hanno lanciato fuochi d’artificio e petardi contro il cordone delle forze dell’ordine che sbarrava l’accesso al centro città. La risposta è arrivata con l’idrante. Una tregua apparente, durata poco. Il punto più caldo si è acceso all’angolo tra via Rossini e corso San Maurizio: qui sono volate bombe carta, bottiglie di vetro e fumogeni. Il Reparto mobile ha nuovamente risposto con gli idranti e con l’uso di lacrimogeni. Il bilancio parla di quattro carabinieri feriti a causa dei lanci di oggetti, mentre la manifestazione è proseguita sotto stretta sorveglianza.
Street Parade al campus
Il corteo, che secondo i piani non avrebbe potuto avvicinarsi oltre allo stabile sgomberato di corso Regina, è stato poi indirizzato verso il Campus Einaudi. Poco prima delle 2 di notte la Street Parade si è conclusa in viale Ottavio Mai, dove i partecipanti si sono fermati per continuare la nottata con una festa danzante.
Alla vigilia, gli organizzatori avevano provato a minimizzare: «In barba agli allarmismi che campeggiano, sarà l’occasione per uscire per le strade torinesi con il sorriso e con la volontà di credere in un futuro diverso». Ma le dichiarazioni successive al 18 dicembre raccontavano altro. «Abbiamo dato una dimostrazione di cos’è Askatasuna, non un palazzo che si può sgomberare. “Aska” siamo tutti e tutte noi», avevano detto, chiamando in causa direttamente il ministro dell’Interno Piantedosi e promettendo di scendere in strada già a Capodanno.
Sul tavolo, per Viminale e forze dell’ordine, pesano anche i precedenti recenti: dagli scontri davanti al liceo Einstein con il coinvolgimento di sei minorenni, all’assalto al quotidiano La Stampa, episodi che tengono alta la preoccupazione in vista della manifestazione nazionale del 31 gennaio, già cerchiata in rosso.
“Contro lo stato di polizia”
“Capodanno contro lo Stato di polizia”. È così che la galassia antagonista ha cominciato a commentare, con un messaggio diffuso sui social media, l’andamento della manifestazione pro Askatasuna della notte scorsa a Torino. “Idranti e fumogeni – si legge – contro bombe carta e bottiglie. Torino non vi vuole, andatevene via. Lunga vita all’Aska, lunga vita ai nostri sogni e alla nostra voglia di cambiamento collettivo”. Nel messaggio si auspica inoltre la “liberazione immediata” dei giovani studenti messi ai domiciliari per episodi avvenuti negli ultimi mesi durante le dimostrazioni Pro Pal. “Siamo al vostro fianco con la Palestina nel cuore, fino alla vittoria”.
Tav-velena in Valsusa
Il Capodanno antagonista non si è fermato ai confini cittadini. In Val di Susa, a Susa, i No Tav hanno appeso nella notte uno striscione sulla facciata del municipio: «Buon 2026 e ricorda… Telt non ti ama: Tav-velena». Prima della mezzanotte, festa in una frazione vicina. In rete, intanto, è rimbalzato lo scambio di auguri tra gruppi antagonisti, tra card militanti, appelli alla “liber/azione”, slogan pro Palestina e l’immancabile 1312-Acab (“all cops are bastards”), rivolto alle forze dell’ordine.
Il messaggio che accompagna gli auguri è chiaro: «Che il 2026 sia un anno di ribellione, di lotta che non conosce compromessi». Tradotto: la guardia non va abbassata. E Torino, archiviato un Capodanno blindato e agitato, si prepara a un nuovo anno che, almeno sul fronte antagonista, no promette nulla di buono.



