La violenza non è mai tollerabile
Giorgio Merlo 09:50 Giovedì 01 Gennaio 2026
Attorno al tema della violenza persiste un dibattito che, purtroppo, non è quasi mai convergente. Detto con parole più semplici e comprensibili, sul capitolo della violenza ci sono sempre state molteplici interpretazioni. Nella storia politica del nostro paese come, del resto, a livello europeo ed internazionale. Ma, per fermarsi rigorosamente al nostro Paese, è indubbio che proprio il tema della violenza continua ad essere un oggetto politico fortemente divisivo. A destra ma, soprattutto, a sinistra. È un fatto oggettivo, al di là di qualsiasi e del tutto legittima valutazione politica e di parte.
Ora, non è neanche il caso di scomodare l’ormai celebre e conosciutissima teoria dei “compagni che sbagliano” per averne conferma. Una tesi che cambia e che si rinnova con lo scorrere del tempo, delle diverse stagioni storiche e delle rispettive fasi politiche ma che, e paradossalmente, riemerge sempre come un fiume carsico. Quei “compagni che sbagliano” hanno, di fatto, accompagnato il dibattito dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ’70. Dibattito che ha poi scandito il confronto negli anni successivi di fronte all’irrompere di nuove contestazioni, di nuovi movimenti e di antiche parole d’ordine. Insomma, cambiano i soggetti, i partiti, i movimenti, gli oggetti delle varie e molteplici contestazioni ma non cambia affatto il giudizio su quella violenza che, periodicamente, caratterizza il cammino e il percorso della medesima contestazione.
E, per fermarsi alla stagione contemporanea, è appena il caso di valutare le reazioni concrete, e non quelle virtuali o burocratiche, di fronte alla violenza che accompagnano molte manifestazioni “pro Pal” o a quella che viene messa in campo da svariati centri sociali per rendersene conto. A cominciare da quello torinese di Askatasuna che è al centro del dibattito politico dopo lo sgombero dei giorni scorsi da parte del Ministero dell’Interno. Per non parlare delle svariate manifestazioni di piazza a difesa dell’estremismo islamista. Ed è proprio di fronte a questa situazione – ovvero l’inquietante violenza contro le Forze dell’Ordine e contro tutto ciò che è riconducibile allo Stato – che la risposta delle forze politiche non è affatto unita, unitaria, convergente ed omogenea. Purtroppo. È appena sufficiente leggere le agenzie, ascoltare le dichiarazioni e prendere atto delle posizioni dei vari leader politici per arrivare alla conclusione che il celebre slogan dei “compagni che sbagliano” è sempre dietro l’angolo. Purtroppo, è così ed è anche inutile soffermarsi eccessivamente perché si tratta di una contiguità culturale, ideale e forse anche etica che resiste nel tempo e che non viene rimossa neanche di fronte ad una conclamata e plateale violenza di piazza.
Ecco perché, almeno da parte di tutti coloro che non interpretano i valori democratici e costituzionali a giorni alterni e che non debbono scusarsi per avere tollerato o sminuito o sottovalutato predicazioni violente o atti di violenza, emerge la necessità di condannare in modo netto ed inequivocabile qualsiasi violenza. Da qualsiasi pulpito provenga, qualunque siano le parole d’ordine e per qualsiasi causa siano messi in campo atti di violenza. Senza questo impegno preciso, netto, chiaro e trasparente la deriva dei “compagni che sbagliano” è destinata a ripresentarsi periodicamente con esiti ed epiloghi, purtroppo, francamente prevedibili. Anche su questo versante, anzi soprattutto su questo versante, si gioca il futuro della nostra democrazia e la stessa credibilità delle nostre istituzioni democratiche.



