Pil, l'Italia cresce poco: +0,7%. Piemonte appena sopra la media
11:30 Sabato 03 Gennaio 2026Le stime per il 2026 descrivono un'economia che avanza a passo corto dopo l’effetto Pnrr. La spinta arriva soprattutto da export e consumi, mentre gli investimenti rallentano. Torino si conferma il baricentro regionale (+0,83). La "sorpresa" Biella
Il 2026 non sarà l’anno della svolta per l’economia italiana. Le previsioni dell’Ufficio studi della Cgia, costruite sui dati Istat e sulle stime Prometeia, descrivono un Paese che marcia, ma con il fiato corto. Il Pil nominale supererà i 2.300 miliardi di euro, 66 miliardi in più rispetto al 2025, mentre la crescita reale si fermerà allo 0,7 per cento, appena sopra lo zero virgola dell’anno precedente.
A sostenere l’economia non saranno gli investimenti, in netto rallentamento dopo la fine della spinta del Pnrr, bensì l’export e i consumi, pubblici e privati. Una crescita fragile, che non nasce da fattori strutturali ma da un equilibrio precario, destinato a reggere finché il contesto internazionale non presenterà nuovi shock.
L’Italia delle differenze
Il quadro territoriale resta segnato da divari profondi. Il Nord Est (+0,72) e il Nord Ovest (+0,71) continuano a correre più del resto del Paese, seguiti dal Centro (+0,68), mentre il Mezzogiorno si ferma allo 0,51 per cento. A livello regionale l’Emilia-Romagna trainadiventando, per usare l’abusata metafora, la nuova locomotiva, scalzando il Veneto, seguita dal Lazio.
In questo contesto che il Piemonte si colloca al terzo posto nazionale, con una crescita prevista del +0,74 per cento, superiore alla media italiana (+0,66) e davanti a regioni storicamente più dinamiche come Veneto e Toscana. Non un exploit, ma un segnale chiaro di tenuta dentro un’Italia che fatica a trovare slancio.

Il Piemonte tiene botta
Il dato piemontese va letto con attenzione. Nel periodo 2019-2025 la regione non è stata tra quelle che hanno corso di più nel post-Covid. Eppure, nel 2026, riesce a posizionarsi stabilmente nel gruppo di testa. È la fotografia di un sistema produttivo che non accelera bruscamente, ma assorbe meglio gli urti, riuscendo a restare sopra la media nazionale in una fase di rallentamento generale.
Un risultato che pesa anche sul piano politico, perché arriva mentre si esaurisce la spinta degli investimenti pubblici straordinari e torna centrale la capacità ordinaria di far funzionare industria, servizi e infrastrutture.

Torino resta il perno
A livello provinciale, Torino si conferma il baricentro economico regionale. Con una crescita prevista del +0,83 per cento, il capoluogo piemontese entra nella top ten nazionale, collocandosi al decimo posto tra le 107 province monitorate.
Il capoluogo piemontese continua a reggere grazie a una base industriale che, pur ridimensionata rispetto al passato, resta avanzata, e a un sistema di servizi che mantiene un ruolo di rilievo nel Nord-Ovest. Non è la Torino delle grandi accelerazioni, ma nemmeno una città in declino.

Sorpresa Biella, Cuneo rallenta
Il dato che colpisce di più arriva da Biella, che con un +0,90 per cento si piazza quarta a livello nazionale. Un risultato che racconta di un territorio capace di reinventarsi, puntando su specializzazione produttiva, qualità manifatturiera e adattamento ai mercati. In un’Italia che cresce poco, l’ex capitale del tessile diventa uno dei casi simbolo di come la dimensione non sia tutto e di come i distretti, se ben strutturati, possano ancora dire la loro.
Subito dietro si collocano Asti e Novara. La città del Palio cresce del +0,78 per cento, collocandosi nella fascia alta della classifica nazionale, mentre Novara segna un +0,71, in linea con il Nord-Ovest e sopra la media italiana. Due province che non brillano per exploit, ma che mostrano una solidità di fondo, sostenuta da agroindustria, logistica e manifattura leggera, capaci di garantire continuità anche in una fase di rallentamento.
Più cauto l’andamento di Alessandria (+0,61) e Vercelli (+0,57), entrambe sotto la media regionale ma ancora sopra quella nazionale. Qui pesa una struttura produttiva meno dinamica e una transizione economica che procede a ritmo lento. Cuneo, dopo un buon recupero nel periodo post-Covid, nel 2026 rallenta e si ferma al +0,52 per cento, mentre il Verbano-Cusio-Ossola (+0,59) chiude la graduatoria piemontese senza scivolare in territorio negativo.



