Una Chiesa smarrita: traslochi, Islam e verità negate
Eusebio Episcopo 07:00 Domenica 04 Gennaio 2026Dai costi del trasferimento della Curia torinese alle ombre dei finanziamenti ad Hamas. Il ruolo dell'imam difeso dal vescovo di Pinerolo. Il richiamo al discorso di Ratisbona di Benedetto XVI e la morte di don Gramaglia, teologo controverso
Molti fra il clero e i laici si stanno chiedendo quanto sia costato davvero il trasferimento della Curia di Torino dal Santo Volto a via Arcivescovado. Da nostre fonti interne, molto ben informate, emerge una cifra che ha dell’incredibile: gli oneri per il trasloco e la preparazione degli ambienti per accogliere gli uffici, la ristrutturazione e i nuovi arredi, sfiorerebbero i 3 milioni di euro. Ci si chiede se davvero fosse necessaria un’operazione di questo tipo, dal momento che, sempre secondo nostre fonti, gli uffici della Questura per l’immigrazione, si faranno carico delle utenze del Santo Volto, ma non dell’amministrazione straordinaria che rimarrà sempre in capo alla diocesi. Una situazione particolare che dice della difficoltà a gestire i beni immobili per una Chiesa umile, pastoralmente inefficace, che sta ripiegando su sé stessa, inventando una profezia dove c’è solo malessere.
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L’inchiesta della Procura di Genova sui finanziamenti ad Hamas sta facendo emergere contatti, telefonate e movimenti di denaro che chiamano in causa l’imam di Torino Mohamed Shahin. Pur non indagato, il suo nome compare in un contesto investigativo legato al terrorismo internazionale, raccolta di fondi e flussi verso Gaza. Uno dei più strenui difensori dell’imam, di cui il Governo ha chiesto l’espulsione per alcune frasi sul pogrom del 7 ottobre, è stato senza dubbio il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, che ha fatto appello alla mobilitazione in suo favore: «L’Italia è un Paese libero. Mobilitiamoci, non si può condannare un uomo per una sua opinione. Posso testimoniare del suo costante lavoro a favore della pace». Il richiamo alla libertà appare quanto mai opportuno, specialmente per quei paesi dove l’islamismo affonda le sue radici e dove i cristiani sono perseguitati, anche se Sua Eccellenza questo non l’ha detto.
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Tre anni fa, il 31 dicembre, Benedetto XVI chiudeva la sua giornata terrena. Tra i suoi discorsi memorabili vi è quello di Ratisbona del 2006, un testo teologico dedicato ai mali dell’Europa che, in un solo ma significativo passaggio, collegava l’Islam a un dato di fatto: il suo problema con la violenza che il papa attribuiva alla separazione tra fede e ragione, che nella dottrina cristiana è invece in stretta unione. Quel discorso infiammò le piazze islamiche ma Ratzinger – che non era un crociato né un islamofobo – non tornò indietro perché poneva il problema della presenza islamica in una società plasmata dalla tradizione giudaico-cristiana e della compatibilità con la nostra cultura, specialmente rispetto alla condizione della donna.
Benedetto XVI chiedeva con fermezza una reciprocità tra cattolici e musulmani, preoccupandosi che alle minoranze cristiane presenti nei Paesi islamici fosse riconosciuta la stessa libertà religiosa che godono i musulmani in Occidente. Di fronte alle proteste e alle minacce per Ratisbona, l’Europa lasciò solo il papa. L’Unione Europea non votò una mozione di solidarietà e l’allora premier italiano Romano Prodi rispose ad una domanda sulla sua sicurezza in maniera sprezzante: «Ci penseranno le sue guardie».
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È mancato a 85 anni don Pier Angelo Gramaglia che fu per tre decenni insegnante di Patrologia, di Sacramentaria, ebraico e greco biblico presso la Facoltà teologica di Torino, famoso per la sua sterminata erudizione e per la sua tagliente critica ai “miti” dogmatici della Chiesa. Prototipo del prete modernista studioso, si autopubblicava i libri che scriveva e che sicuramente non avrebbero trovato accoglienza presso gli editori cattolici e perciò comparivano presso la Claudiana. Alcuni ebbero una certa eco, in particolare quello su Padre Pio da Pietrelcina la cui figura era da lui demolita e schernita («Padre Pio ha riaggregato a livello pastorale e a livello ideologico le tendenze religiose più malsane, anche nelle sue forme più insulse e più degradate») o le invettive contro il "polacco» e cioè San Giovanni Paolo II («Beatificando Padre Pio, Karol Wojtyla beatifica in realtà anche se stesso»), per non parlare delle ironie sulle apparizioni mariane ove misurava il livello intellettivo della Madonna.
Si racconta che l’unico arcivescovo che ebbe il coraggio di affrontarlo e riprenderlo fu, dall’alto della sua sapienza e conoscenza, Michele Pellegrino. Don Pier Angelo era partito in giovane età come conservatore (dicono che non abbandonasse mai la veste talare) assumendo via via posizioni assolutamente inconciliabili con la dottrina cattolica. Una situazione imbarazzante anche per gli alunni della Facoltà teologica, che hanno dovuto subirne le isterie dottrinali, ripeterne le sciocchezze infondate, sia a livello scritturistico che teologico, e soprattutto rimuoverne qualsiasi possibile influenza esistenziale e spirituale. Una figura particolare la sua, della quale si può salvare la bontà umana, ma poiché l’ordine del vero e l’ordine del bene non sono mai separabili, figura che nulla ha portato alla diocesi nel servizio della verità. Gramaglia non aveva fede eucaristica, rifiutava la transustanziazione, i sinottici erano mistificatori della verità e non aveva alcuna venerazione per la Vergine Maria, che per lui era unicamente la madre di Gesù. Speriamo che sia proprio Lei ad accoglierlo, spiegandogli chi è davvero la Madre di Dio e qual è il vero senso del ministero sacerdotale.



