POLITICA & SANITÀ

Piano ospedali del Piemonte, giunta Cirio alla prova dei fatti

La Regione si è data sette mesi per riorganizzare la rete. L'inghippo dell'emendamento Icardi (Lega) sulla famigerata delibera 1-600. Valle (Pd) avverte l'assessore meloniano Riboldi: "No a pericolosi libri dei sogni da affidare a chi governerà dopo"

Dopo l’onore e l’orgoglio rivendicati dal centrodestra con una sequela di dichiarazioni per aver dato al Piemonte un nuovo piano sociosanitario, all’orizzonte della maggioranza alla guida della Regione si staglia la prova dei fatti. E non è affatto detto che possa risultare né semplice né rapida. Questo nonostante proprio su una questione complessa come quella che attiene all’annunciato riordino della rete ospedaliera la giunta di Alberto Cirio abbia fissato una scadenza, tutto sommato, breve.

Quei tagli che pesano ancora

Giova ricordare come, tra gli aspetti che hanno accompagnato il travagliato percorso verso l’approvazione del nuovo piano sanitario, costellato di annunci e rinvii, ci sia sempre stato il manifesto intendimento dell’attuale maggioranza di mandare in soffitta la mai troppo vituperata delibera 1-600. Ovvero l’atto con cui, nel corso della legislatura sotto la presidenza di Sergio Chiamparino, il Piemonte aveva messo pesantemente mano – armata di forbici – alla rete ospedaliera, contribuendo all’uscita dal piano di rientro imposto anni prima da una situazione economica disastrosa per la sanità.

Causa di tutti i mali per il centrodestra, ma non certo accolta all’epoca dal tripudio del centrosinistra e in particolare dei suoi sindaci, stretti nella morsa tra la difesa politica di una scelta ritenuta necessaria e la rappresentanza di territori colpiti dai tagli, la delibera frutto del lavoro dell’allora direttore della sanità piemontese Fulvio Moirano, alle prese con la troika ministeriale, torna come uno spettro sul nuovo strumento di programmazione appena approvato.

L’emendamento Icardi

Ad accorgersi che, oltre a essere messa all’indice, andava in qualche modo superata in maniera ufficiale e concreta è stato l’ex assessore alla Sanità, il leghista Luigi Icardi, autore di due pesanti emendamenti, a tratti apparsi pure un po’ indigesti per il suo successore Federico Riboldi e per il suo partito, Fratelli d’Italia. Un po’ di maquillage, l’allegato di uno studio condensato in un link, i soliti convenevoli di rito con il coltello dietro la schiena, e tutto passa, diventando parte integrante del testo finale e, quindi, ufficiale.

Lì c’è un passaggio importante, che potrebbe diventarlo ancor di più. È quello in cui si mette nero su bianco di “dare mandato alla giunta regionale di presentare, entro il 31 luglio 2026, al Consiglio regionale la proposta di aggiornamento delle deliberazioni della giunta regionale 1-600 e di tutti i successivi provvedimenti programmatori, che preveda – si aggiunge – il potenziamento della rete ospedaliera, tenuto conto che il numero minimo di 52 posti letto per singola azienda sanitaria è rappresentato dai valori contenuti nella 1-600”.

Tempi troppo stretti?

Poco più di sei mesi, partendo da adesso, per ridisegnare un sistema ospedaliero complesso e molto diversificato al suo interno, con grandi ospedali e piccoli presìdi, strutture piuttosto recenti e altre per cui già si è deciso l’abbandono con la costruzione di nuovi edifici. Il tutto con la necessità di spiegare e, per quanto possibile, condividere con le amministrazioni locali scelte che, nel bene e nel male, come si è visto in passato, avranno effetti su territori più o meno vasti e popolati, con le loro specificità ed esigenze.

Basterà questo stretto lasso di tempo che l’esecutivo si è dato? Se si guarda ad altre scadenze e ai relativi annunci, in principio assertivi, poi vacillanti e infine traditi, il dubbio è lecito.

Di certo c’è l’avviso che arriva dall’opposizione. «Chiariamo subito – dice il consigliere del Pd, nonché vicepresidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris, Daniele Valle – che non accetteremo pacchetti “prendere o lasciare”, tantomeno tempi contingentati della serie “entro Ferragosto bisogna approvare”. Film già visti – avverte il dem – e respinti al mittente proprio con il piano sanitario». Per Valle «la revisione della rete ospedaliera è un processo complesso che richiede un approfondito confronto con i territori, i rappresentanti degli utenti e dei lavoratori, da farsi in commissione. Cosa resta, cosa chiude, cosa si amplia e cosa si sposta sono scelte che segnano nel profondo la vita dei singoli e delle comunità, di oggi e di domani».

Un fardello per chi verrà

Se questo è l’avviso sui tempi, non meno rilevante è quello che, sempre dal Pd, arriva sui modi o, meglio ancora, sui numeri, in particolare proprio quelli dei posti letto e di tutto ciò che sta dietro e attorno, dai reparti ai primariati, solo per fare un esempio.

Prevedere di non andare sotto l’attuale livello di posti letto, lasciando intendere la possibilità di aumentarli, magari non di poco, è certamente una prospettiva rassicurante che, tuttavia, deve fare i conti con altri numeri: quelli dei bilanci, che rimandano al triste quadro finanziario della sanità piemontese.

«È giusto ricordare che c’è in vigore il decreto ministeriale 70 da rispettare – aggiunge Valle, riferendosi alla norma nazionale che pone tuttora paletti rigidi, non certo superabili da decisioni regionali – per non far tornare il nostro sistema sanitario in piano di rientro, dove siamo già finiti una volta sotto il governo regionale guidato da Roberto Cota».

Con queste premesse il Pd annuncia che «esigeremo un lavoro serio, rispettoso del confronto e delle esigenze dei territori. Soprattutto sostenibile e realizzabile. Non un libro dei sogni da affidare al prossimo governo regionale, scaricando responsabilità e frustrazioni su chi raccoglierà il testimone di questa giunta».

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