LE REGOLE DEL GIOCO

Countdown sulla legge elettorale. Patema preferenze in Piemonte

Meloni punta a presentare nelle prossime settimane una bozza condivisa con Schlein, per iniziare la discussione prima del referendum sulla giustizia e chiudere a settembre. I "paraculati" se la fanno sotto. Malan: "Non vogliamo favorire noi, ma chi vince"

L’accelerazione di cui tanto si parla negli ultimi giorni per ora è solo annunciata, ma sulla legge elettorale Giorgia Meloni fa sul serio, e intende passare al più presto dalle parole ai fatti. Contando anche sulla sponda della segretaria del Pd Elly Schlein, che come la premier vuole evitare a tutti i costi di dar vita a un governo di larghe intese nella prossima legislatura, quasi inevitabile se si andasse a votare di nuovo con il Rosatellum.  E soprattutto entrambe vogliono un parlamento a propria immagine e somiglianza, in grado di esprimere il nuovo Presidente della Repubblica. Resta aperta invece l’incognita delle preferenze: Meloni spinge per reintrodurle, ma ci sono tanti peones da convincere: in Piemonte c’è chi trema al solo pensiero di doversi guadagnare i voti facendo campagna elettorale sul territorio.

La road map

Un testo non c’è ancora, e non lo si vedrà neanche domani, quando le commissioni parlamentari torneranno a riunirsi al rientro dalle vacanze. “Per ora sono solo annunci sulla stampa, qui non è arrivato nulla”, dichiara allo Spiffero il senatore torinese Andrea Giorgis, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama. Ma nelle sedi informali la discussione sulla nuova legge elettorale procede eccome, e la premier Meloni conta di arrivare a una bozza condivisa con le opposizioni entro la fine di gennaio, in modo da iniziare la discussione in commissione prima del referendum sulla riforma della giustizia, previsto per la fine di marzo. L’iter per l’approvazione, secondo questa tabella di marcia, dovrebbe così concludersi entro il mese di settembre, prima che entri nel vivo la discussione sulla legge di bilancio, particolarmente delicata trattandosi dell’ultima finanziaria della legislatura. E vista l’intenzione della presidente del Consiglio di tornare al voto nella primavera del 2027 in modo da accorpare Politiche e Amministrative, il tempo stringe.

Favorire chi vince

Lo schema della riforma elettorale che ha in mente la leader di Fratelli d’Italia è ormai chiaro: sistema proporzionale, con premio di maggioranza al 40% su base di coalizione e soppressione dei collegi uninominali, con buona pace della Lega di Matteo Salvini, ben conscia che tornando alle urne con la legge attuale non si governa più. Una soluzione che non dispiacerebbe nemmeno alla segretaria dem Elly Schlein, che nel caso in cui il Campo Largo dovesse prendere anche solo un voto in più del centrodestra si assicurerebbe la vittoria, senza bisogno di inciuci. “Lo di questa riforma non è quella di favorire noi, ma di favorire chi vince”, conferma allo Spiffero il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan. “Con il Rosatellum nella scorsa legislatura abbiamo avuto tre governi di tre colori diversi. L’obiettivo è assicurare che chiunque vinca le elezioni sia in grado di governare, e su questo ci auspichiamo la condivisione più larga possibile”. Perché è vero che il governo Meloni è stabilmente in sella dal 2022, ma il “merito” è delle opposizioni, che scegliendo di correre divise (Pd e alleati da una parte, Movimento 5 Stelle dall’altra, senza contare Italia Viva e Azione nel Terzo Polo) hanno spianato la strada alla maggioranza assoluta per il centrodestra. Difficilmente ripeteranno lo stesso errore nel 2027.

Ottica Quirinale

Un’intesa larga per evitare un governo di larghe intese, che sia Meloni che Schlein scansano come la peste. Anche perché la posta in palio nella prossima legislatura è alta: nel 2029 scade il secondo mandato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e sarà il nuovo parlamento a eleggere il nuovo Capo dello Stato, garante del sistema politico per il successivo settennato. Per eleggerlo da soli a una delle due coalizioni basterà aspettare il quarto scrutinio, quando non servirà più la maggioranza qualificata dei due terzi ma sarà sufficiente il 50%+1 dell’assemblea. Chi vince prende tutto, e nessuna delle due leader ha alcuna intenzione di dividersi la posta.

Escamotage regionale

Se per la Camera il premio di maggioranza garantisce la governabilità, il discorso cambia per il Senato, che è eletto su base regionale. Per questo si starebbe lavorando a un listino regionale a vantaggio però del vincitore nazionale. Esempio: se in Piemonte dovesse vincere il centrodestra, quest’ultimo avrebbe diritto al premio di maggioranza regionale, ma il listino è collegato al vincitore nazionale, in questo caso il campo largo, che si assicurerebbe così la maggioranza dei senatori. Un escamotage che non convince tutti, anche all’interno della stessa FdI, ma che aggirerebbe il rischio di un nuovo Porcellum, che garantiva maggioranze stabili a Montecitorio in cambio del Vietnam a Palazzo Madama. Del resto la definizione (attribuitagli dallo stesso autore, il ministro leghista Roberto Calderoli) si spiega da sé.

Incognita preferenze

Se l’ossatura della nuova legge elettorale pare piuttosto chiara, su un punto non si è ancora trovata una quadra: quello della reintroduzione delle preferenze, che favorisce i partiti più grandi ma in generale chi è in grado di attrarre i consensi dell’elettorato e non quelli della propria segreteria. Giorgia Meloni sarebbe propensa a reintrodurle, ma convincere tutti non sarà facile, e la divisione pare trasversale: in ogni partito si contano parlamentari “popolari” e altri farebbero molta più fatica a raccogliere un consenso personale. Restando in Piemonte, con il sistema delle preferenze in Forza Italia il governatore Alberto Cirio avrebbe molte più chance di essere eletto rispetto, ad esempio, a Paolo Zangrillo, che oltre a essere ministro della Pubblica Amministrazione è anche segretario regionale del partito. Situazioni analoghe si riscontrano però in ogni partito, dal Pd alla Lega. Ragion per cui trovare la quadra su questo punto sarà più complicato. Ma la premier è determinata a chiudere al più presto quella che per i suoi è “la madre di tutte le battaglie”. E conta di trovare Elly Schlein dalla stessa parte della barricata.

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