Piemonte, una sanità olimpica.
Ma solo in esilio dalla Regione
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 07 Gennaio 2026
A coordinare la macchina sanitaria di Milano-Cortina il cattedratico Massazza. Suo numero due Ghiselli, "epurato" da Azienda Sanitaria Zero. Nel team anche Galante (ormai inascoltato) consigliere dell'assessore Riboldi. Pronte a partire decine di infermieri
Vent’anni dopo, il Piemonte torna a essere olimpico. E se lo scarso peso politico, gli interessi, i campanilismi e altri motivi più o meno dichiarati hanno impedito di inserire Torino nel perimetro di Milano-Cortina, bisogna guardare a un settore che certo non fa brillare la fiamma – ogni riferimento non è puramente casuale – quanto a gestione politica, per ritrovare nei cinque cerchi la regione che ospitò i Giochi invernali del 2006.
Non sarà soltanto il pur rilevante numero di infermieri che, insieme a medici e altro personale clinico, lascerà temporaneamente il Piemonte per portare il proprio contributo professionale sulle piste e sui campi di gara a segnare quello che, più che un primato, suona come una riconferma dell’alta professionalità della sanità piemontese.
I veterani di Torino 2006
Già basterebbe ricordare che il comandante in capo, per usare una terminologia militare, del sistema sanitario olimpico risponde al nome di Giuseppe Massazza, docente all’Università di Torino e direttore del Dipartimento di Ortopedia, Traumatologia e Riabilitazione del Cto.
Da lui, forte dell’esperienza maturata a Torino 2006, dipenderà l’intera e complessa macchina sanitaria olimpica che, nella sua composizione, ha dovuto fare i conti – e in parte ancora li sta facendo – con paletti e sottolineature che la presenza di due Regioni, Lombardia e Veneto, e di due Province autonome come Trento e Bolzano, non ha certo reso più semplice il superamento di rivendicazioni e autonomie. Questo anche per quanto riguarda la tutela della salute degli atleti e di tutti coloro che, spettatori in primis, parteciperanno ai Giochi.
Un ruolo, quello del coordinamento di tutti i servizi sanitari olimpici, che Massazza svolge e svolgerà con un numero due anch’esso proveniente dalla sanità piemontese.
Purghe e promozioni
Con un incarico mirato soprattutto alla gestione dell’emergenza, ma non solo, dalla Fondazione Milano-Cortina, in stretto rapporto con il Cio, è stato ingaggiato Gianluca Ghiselli, attuale direttore del Dea di Asti.
La sua professionalità ed esperienza sono evidentemente più apprezzate e riconosciute oltre i confini regionali e nazionali, visto che il professionista dal lungo e prestigioso curriculum era stato rapidamente epurato da Adriano Leli poco dopo il suo arrivo alla direzione di Azienda Sanitaria Zero. Leli non lo aveva infatti riconfermato alla direzione sanitaria né all’importante ruolo che aveva ricoperto fino ad allora, con la Super Asl guidata da Carlo Picco, sul fronte dell’emergenza-urgenza.
Un ostracismo, quello verso il numero due della sanità olimpica, che parrebbe destinato a riproporsi, con segnali in tal senso che qualcuno indica anche dal vertice politico della sanità, diretti all’Asl di Asti, da poco senza direttore sanitario dopo la partenza per la Sardegna di Giovanni Fabbo, destinato a guidare l’Asl dell’Ogliastra. Al suo posto molti vedrebbero proprio Ghiselli.
Si scoprirà presto se la fatwa imposta nei suoi confronti ad Azienda Zero – dove, nel frattempo, è stato rinnovato il contratto quale esperto di comunicazione all’ex capo di gabinetto dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi, quando era sindaco di Casale Monferrato – verrà riconfermata anche all’Asl della città del Palio, diretta da Giovanni Gorgoni.
Consigliori inascoltato
Intanto, la data di inizio dei Giochi invernali si avvicina e i piemontesi impegnati sul fronte sanitario non si fermano ai due appena citati. Nel team di vertice figura anche un altro veterano di Torino 2006, come l’ex assessore regionale alla Sanità e, più di recente, direttore di diverse Asl, Valter Galante. Anche per lui sembra valere il principio del nemo propheta in patria.
La sua penna aveva vergato ampi passaggi del programma di Fratelli d’Italia per la sanità in vista delle ultime elezioni regionali e, agli esordi del novello assessore meloniano, Galante era stato – non a torto – indicato tra i suoi più esperti spin doctor. Un ruolo e una vicinanza che, però, sarebbero durati poco, di fronte all’impronta decisionista e autoreferenziale dell’assessore fascio-tutto-io.
Un’esperienza, quella di Galante, che non è però sfuggita a chi ha bisogno – ammettendolo – di capacità ed esperienza come quelle maturate prima nella costruzione del sistema 118 in Piemonte e poi in occasione delle Olimpiadi Invernali.
Sarà lui a occuparsi, nell’ambito dell’organismo di coordinamento guidato da Massazza, cui riferiscono i rappresentanti dei sistemi sanitari delle due Regioni e delle altrettante Province autonome, della parte gestionale, amministrativa e logistica, con un’attenzione particolare al governo del flusso informativo tra tutti i soggetti coinvolti. Anche nel suo caso pesa un’esperienza che ai vertici della sanità piemontese sarebbe stata spesso liquidata come “datata”, certamente tale rispetto a una strategia che si basa e sembra esaurirsi tra social network e comunicati trionfalistici.
Il modello sabaudo
La squadra piemontese della sanità olimpica comprende anche un altro camice bianco già in prima linea vent’anni fa, come Livio Redivo, venue medical officer dello Stadio Olimpico e della Medal Plaza, oltre a un’autorità in materia di antidoping come l’ematologo del San Luigi di Orbassano Paolo Borrione.
L’apporto della sanità piemontese è destinato ad aumentare ulteriormente, visti i bandi per il reclutamento del personale necessari pubblicati dalle due Regioni e dalle altrettante Province autonome che ospitano i Giochi. Ad oggi si stima in alcune decine il numero di infermieri del Servizio sanitario piemontese che potrebbero operare nell’ambito olimpico. In questi giorni, dalla direzione regionale della sanità sono stati chiesti chiarimenti all’organizzazione per definire le modalità contrattuali e le autorizzazioni che presumibilmente saranno in capo alle singole Asl.
Infermieri pronti per i Giochi
Il rischio di depauperare un organico già sottodimensionato, ovviamente, esiste, anche se queste attività di norma vengono svolte al di fuori dell’orario di servizio e quindi nei periodi di riposo o ferie. Comunque sia, il tema è sul tavolo e dovrà essere affrontato e definito per evitare di sguarnire ulteriormente gli ospedali piemontesi.
Una regione che vent’anni fa, contrariamente a quanto deciso da Lombardia e Veneto – che hanno coinvolto nell’operazione Olimpiadi solo una parte delle loro strutture e del personale – aveva esteso la partecipazione a tutte le aziende sanitarie. Un modello che era stato plasticamente evidenziato con la consegna, al Teatro Regio, delle bandiere con i cinque cerchi a tutti i direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere.
Vent’anni dopo, quell’esperienza e quelle capacità vengono ancora riconosciute. Spesso, però, solo al di fuori dei confini regionali.



