BERLUSCONES

Cirio raddoppia in Piemonte. Forza Italia conta le tessere

Tesseramento in crescita in tutta Italia e numeri in forte aumento a Cuneo e Torino. Il governatore consolida il suo ruolo nazionale e si attrezza nel duello a distanza con Occhiuto. Sforzo organizzativo ma ancora scarso il peso nella coalizione. La tre giorni di fine mese

Forza Italia conta le tessere e si racconta la storia del rilancio imminente, ma lo fa mentre il centrodestra gira a un’altra velocità. Nelle stanze di via in Lucina, quartier generale del partito, aprono scatoloni e “caricano” le adesioni sul sistema informativo, ma fuori, a pochi passi, Giorgia Meloni continua a occupare spazio politico e agenda, lasciando scampoli agli alleati. In questo contesto il tesseramento azzurro 2025 diventa una prova di tenuta. Tenuta dei territori, dei colonnelli locali e della leadership di Antonio Tajani, mentre il baricentro del centrodestra si sposta sempre più verso Palazzo Chigi. I numeri crescono, sì, ma crescono in un partito che deve ancora capire se riuscirà a tornare protagonista o limitarsi a festeggiare di non essere ancora sparito.

In attesa dei dati ufficiali, le stime più che ufficiose parlano chiaro. Il popolo azzurro è tornato a farsi vivo, complice anche una tessera dal prezzo anti-inflazione – 10 euro – che ha favorito la partecipazione e non ha costretto a svenarsi neppure i proverbiali signori delle tessere, instancabili battitori lungo tutto lo Stivale.

Partito conten(d)ibile

Non è stato un tesseramento come gli altri. Per la prima volta dalla nascita di Forza Italia gli iscritti eleggeranno i segretari regionali. Una svolta storica decisa al congresso nazionale e suggellata dalla chiusura del tesseramento 2025. A ribadire il concetto ci ha pensato il segretario nazionale Tajani, parlando ai cronisti a fine anno nel Transatlantico di Montecitorio: “Il partito è contendibile. È stata una delle prime scelte. Per aprire il partito deve essere contendibile…”.

Tradotto dal tajanese: niente più paracadutati, basta alle nomine calate dall’alto. Regolamento, statuto e un bel pacchetto di firme. “Addirittura ho rinunciato alla nomina dei segretari regionali”, rivendica il vicepremier, “più di così non si poteva fare per aprire il partito”. Le sollecitazioni di andare oltre la cerchia ciociara hanno costretto il pacioso segretario a darsi una mossa e vincere la sua proverbiale flemma.

I numeri, almeno quelli annunciati, sembrano dare l’immagine di un partito in ripresa: circa 250 mila tesserati a livello nazionale, contro i 150 mila del 2024 e i 111 mila del 2023. “Una testa, un voto”, assicura Tajani. Niente deleghe, niente tessere fantasma. Si vedrà.

Sicilia boom, ma il Piemonte raddoppia

Se la Sicilia fa il botto – circa 50 mila iscritti contro i 13.500 dell’anno scorso, con percentuali bulgare ad Agrigento, Palermo e Catania – e sale sul podio nazionale insieme a Lombardia e Lazio, il Piemonte non sta a guardare. Anzi.

Qui il tesseramento raddoppia: 10 mila iscritti contro i poco più di 5 mila del 2024. Un dato che pesa, anche perché dietro le quinte c’è uno dei vicesegretari nazionali, il governatore Alberto Cirio, impegnato in un duello a distanza con il suo “gemello diverso”, il calabrese Roberto Occhiuto, altro vicesegretario e uomo forte del nuovo corso azzurro.

Due province guidano la classifica piemontese con 2.500 tessere ciascuna. A Torino il merito va al lavoro dell’assessore regionale al Bilancio e alle Attività produttive Andrea Tronzano, del capogruppo a Palazzo Lascaris Paolo Ruzzola e del deputato Roberto Rosso. A Cuneo, invece, è il feudo personale di Cirio, dove il governatore gioca in casa e incassa. Segue Alessandria con 1.500 tessere, frutto soprattutto dell’azione del “cardinale azzurro” Ugo Cavallera, veterano e tessitore silenzioso. A quota mille Novara – dove scorrazza ancora l’ex parlamentare Diego Sozzani, oggi nello staff del ministro Paolo Zangrillo, ma soprattutto dell’emergente e ambiziosa Annalisa Beccaria, ormai definitivamente emancipata dal suo antico pigmalione – e Biella, provincia del ministro Gilberto Pichetto che ha ridotto di molto la sfera di influenza del deputato e vicepresidente di Anci Roberto Pella. Poco sotto i mille a Vercelli, 600 tessere ad Asti, dominio incontrastato dell’assessore e braccio destro di Cirio Marco Gabusi, e 300 nel Vco.

Cirio vs Occhiuto, derby dei vice

Il confronto è sottotraccia ma palpabile. Da una parte Cirio, forte di un Piemonte che cresce e di una macchina organizzativa oliata; dall’altra Occhiuto, governatore calabrese con numeri importanti al Sud e un profilo nazionale in ascesa. Due stili diversi, due territori lontani, un’ambizione comune: pesare nel futuro di un partito che, per la prima volta, sembra davvero contendibile.

Al momento, mentre il piemontese è attento a non urtare Tajani, Occhiuto moltiplica le sue uscite di rottura. L’ultima è l’intervista di questa settimana a Panorama: “Vorrei un partito più aperto. Aria fresca. Nuove energie”.  Intanto, però il partito vivacchia, anzi “galleggia”. Colpa del leader? “Tajani deve avere la nostra riconoscenza – afferma intonando un chissà quanto involontario de profundis –. Ci ha permesso di sopravvivere quando tutto sembrava finito. Ora, però, bisogna rilanciare. Lui stesso diceva che l’obiettivo era arrivare al venti per cento”, aggiunge. “Possiamo farcela. Basta ingranare un’altra marcia”. FI un valore aggiunto? “Non quanto potremmo esserlo. Ai tempi di Berlusconi, dall’altra parte c’erano Prodi e Gentiloni. Adesso ci sono Schlein e Albanese. Un bel pezzo di riformismo moderato dovrebbe essere intercettato da Forza Italia”.

I Berlusconi pungolano

Sul fondo, come un basso continuo, restano le parole – e le aspettative – dei figli del fondatore. Marina e Pier Silvio Berlusconi intervengono sempre più spesso e le loro pungolature pubbliche su liberalismo, merito e riforme pesano eccome. Messaggi chiari: Forza Italia deve restare la casa dei moderati, liberali e riformisti, senza nostalgie e senza tentazioni sovraniste. E offrire “facce nuove”.

Gennaio tra memoria e futuro

In attesa che la macchina congressuale entri nel vivo, Forza Italia ha messo in agenda tre iniziative simboliche per celebrare la discesa in campo di Silvio Berlusconi, avvenuta il 26 gennaio 1994 con il celebre messaggio televisivo preregistrato, della durata di nove minuti, inviato a tutti i telegiornali delle reti televisive nazionali.

Il 23 gennaio a Napoli, focus sulla giustizia e sulla separazione delle carriere in vista del referendum; il 24 a Roma, riflettori sull’imprinting liberale del partito; infine, la domenica a Milano, al teatro Manzoni, con un evento sull’economia liberale che assieme allo stato maggiore del partito, con Cirio sul palco, vedrà la partecipazione del leader di Azione Carlo Calenda. Un segnale politico preciso, che guarda anche alle amministrative e a un’alleanza dei moderati. Nella testa di Tajani l’idea è chiara: candidati sindaco condivisi a Milano e Torino. E il coinvolgimento dell’economista Carlo Cottarelli, ex senatore Pd e commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica sotto i Governi Letta e Renzi, oggi alla guida dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani.

Numeri, congressi, derby interni e memoria del Cavaliere. Forza Italia, a trent’anni dalla nascita, scopre il gusto della competizione. E il Piemonte, dati alla mano, non è più solo una comparsa nel film azzurro: potrebbe diventare uno dei set principali. Se solo Cirio decidesse di affiancare alla sua crescente popolarità anche un po’ di sana politica.

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