Il trionfo dell'estremismo
Giorgio Merlo 08:28 Giovedì 08 Gennaio 2026
Niente da fare. Si può anche negare a parole ma poi i fatti riemergono in tutta la loro trasparenza e crudezza. E cioè, per dirla con parole semplici e comprensibili, il nuovo corso politico della sinistra italiana – e non l’antico centro sinistra, come ovvio – è improntato e caratterizzato da una linea ben chiara e specifica: l’estremismo. O il massimalismo o il radicalismo. Dipende da come lo si vuole declinare. Ma questa è la cifra politica, culturale e ideologica che attraversa, oggi, le multiformi espressioni della sinistra italiana. E l’ultimo tassello è arrivato, e per l’ennesima volta, da uno dei protagonisti decisivi e determinanti del “campo largo”. Ovvero, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.
All’indomani della complessa ed articolata vicenda venezuelana, il capo dello storico sindacato rosso è già sceso in piazza per urlare il suo sdegno – ovviamente contro l’America e l’intero Occidente nel suo complesso – difendendo, al contempo, Maduro e la sovranità nazionale del suo Paese. In attesa, come da copione, della convocazione del prossimo sciopero generale e delle probabili manifestazioni di piazza. Sempre e puntualmente contro tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile all’Occidente.
Ora, al di là dell’ultima uscita legata alla vicenda venezuelana, che non fa che confermare quello che sappiamo da ormai molto tempo, l’unico elemento che merita di essere richiamato è la postura dell’attuale sinistra italiana quando entrano in gioco temi che sono e restano decisivi per declinare una vera cultura di governo. A cominciare, come ovvio, dalla politica estera, cioè dalla visione e dal progetto che una coalizione deve avere quando coltiva l’ambizione di guidare un paese, una comunità, una nazione. Perché ormai non c’è un solo tema dove non facciano breccia alcune derive che storicamente hanno caratterizzato il comportamento di una parte della sinistra. Ma, appunto, era solo una parte della sinistra. E cioè, il radicalismo, il massimalismo e l’estremismo. Perché va pur detto con chiarezza che queste derive non esaurivano l’universo della sinistra italiana ma ne rappresentavano, appunto, soltanto una parte, seppur consistente.
Purtroppo, e ormai da alcuni anni, il massimalismo, il radicalismo e l’estremismo sono diventati la cifra politica ed ideologica esclusiva del progetto dell’intera sinistra italiana. Accompagnata anche dal virus populista e demagogico rappresentato dal partito populista per eccellenza, cioè i 5 stelle di Conte. Dalla politica estera – soprattutto – alla politica economica e sociale, dal linguaggio al rapporto con l’opinione pubblica e le piazze, dal confronto con gli avversari politici – che sono sempre e solo nemici da annientare e distruggere – alle priorità programmatiche che vengono di volta in volta individuate.
È persin inutile ricordare che in un contesto del genere le voci riformiste, autenticamente liberali e ispirate ad una vera e credibile cultura di governo sono del tutto minoritarie se non addirittura isolate. Certo, questo sarebbe il compito del principale partito della sinistra italiana, cioè il Pd. Ma quando la guida concreta di questo partito si confonde con l’estremismo ideologico del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e con il massimalismo pan sindacale e classista del capo della Cgil, è di tutta evidenza che la prospettiva politica non può che essere ispirata al radicalismo con tanti saluti a qualsiasi ipotesi o ricetta o programma riformista. E questo è, oggi, uno dei principali, se non il principale, limite della politica italiana. Ovvero, una sinistra che ha archiviato definitivamente la ricetta riformista, e quindi di una vera cultura di governo, a tutto vantaggio di un estremismo ideologico e parolaio che confligge strutturalmente con la guida politica di un paese complesso e articolato come l’Italia.



