LA SACRA FAMIGLIA

Eredità Agnelli, chiesto il processo per Elkann

Atto dovuto del pm dopo l'imputazione coatta decisa dal gip Borretta in relazione ad alcuni episodi di presunti illeciti fiscali contestati all'ad di Exor. Potrebbe sfumare l'ipotesi dei lavori socialmente utili già accordati in un altro filone giudiziario

La Procura di Torino ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per John Elkann e per il commercialista Gianluca Ferrero, nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità di Gianni Agnelli. La decisione segue la cosiddetta “imputazione coatta” disposta dal gip Antonio Borretta, che nel dicembre scorso aveva respinto in parte la richiesta di archiviazione avanzata dai pubblici ministeri su alcuni profili fiscali, ritenendoli autonomi rispetto al reato di truffa.

La richiesta di rinvio a giudizio riguarda due capi d’accusa per presunte dichiarazioni fiscali infedeli che, secondo il giudice, non potevano essere assorbiti dall’unica ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato come sostenuto dai pm. Ora il fascicolo dovrà essere discusso davanti al giudice dell’udienza preliminare: qui la Procura potrà confermare le proprie accuse oppure – se ritenesse ancora valida la linea originaria – chiedere il non luogo a procedere.

Il colpo di scena

Il momento che ha scompaginato l’intera vicenda risale al 15 dicembre 2025, quando il gip di Torino, Antonio Borretta, prese una decisione che sorprese gli stessi magistrati inquirenti. Fino a quel giorno, il quadro processuale sembrava diretto verso una archiviazione condivisa: i pubblici ministeri avevano chiesto di chiudere il fascicolo per Elkann e Ferrero, ritenendo insufficienti gli elementi per sostenere un processo, dopo che parte delle controversie tributarie erano state risolte attraverso versamenti all’erario e l’istanza di messa alla prova presentata da Elkann.

Invece, il gip Borretta non accettò questa linea. Nel suo provvedimento ordinò alla Procura di formulare l’imputazione coatta, obbligando formalmente gli inquirenti a contestare due capi d’accusa legati alle annualità fiscali contestate, perché – a suo giudizio – non potevano essere fagocitati nella truffa ai danni dello Stato e quindi meritavano una valutazione autonoma in sede processuale.

Questa decisione fu letta come un vero e proprio ribaltamento di giudizio: da un possibile epilogo concordato con la Procura, attraverso soluzioni come la messa alla prova o perfino l’archiviazione totale, il procedimento è stato invece trasformato in una strada obbligata verso il processo.

"Difficile da comprendere"

I difensori di Elkann e Ferrero definirono il provvedimento del gip “difficile da comprendere” e “in contrasto con le richieste solide dei pm”, annunciando ricorso in Cassazione contro l’ordine di imputazione coatta. Parallelamente, negli stessi giorni il gip ha accolto invece le richieste di archiviazione per gli altri indagati inizialmente coinvolti – come Lapo e Ginevra Elkann e il notaio svizzero Urs von Grünigen – escludendo profili penalmente rilevanti a loro carico.

Sviluppi della querelle

La querelle giudiziaria sull’eredità Agnelli – che riguarda in particolare la residenza fiscale di Marella Caracciolo e la conseguente gestione dell’ingente patrimonio ereditario – non è mai stata una semplice disputa tributarista. La decisione del gip di imporre un’imputazione formale ha reso la vicenda un caso giudiziario di proporzioni maggiori, con riflessi non solo penali ma anche reputazionali per uno dei nomi più importanti del capitalismo italiano.

Ora, comunque, sarà la udienza preliminare a decidere se la vicenda si trasformerà in un processo oppure no. Quel che è certo è che il colpo di scena di dicembre resta il punto di svolta di una storia giudiziaria che, fino ad allora, sembrava destinata, almeno questa, a chiudersi.

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