Unicredit, 6 miliardi in cassa.
Orcel studia le mosse del 2026
07:00 Sabato 10 Gennaio 2026
Dopo gli schiaffoni presi nel 2025, il "Ronaldo delle banche" prepara la rivincita. L'assalto a Bpm è naufragato, la scalata a Commerzbank continua a incontrare ostacoli ma non si dà affatto per vinto. E ha messo gli occhi sulla quota di Delfin in Mps. E non solo
C’è un vecchio aforisma che torna utile per leggere questa fase: “chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso”. Unicredit, guidata da Andrea Orcel, combatte. Anche se l’ultimo campionato – quello del 2025 – è stato tutt’altro che trionfale per il banchiere romano soprannominato, non a caso, il Ronaldo delle banche.
I numeri dicono che Piazza Gae Aulenti non è mai stata così armata: fino a 6 miliardi di capitale in eccesso accumulati nei primi nove mesi del 2025. Risorse che, nella testa di Orcel, dovrebbero servire ad accrescere dimensioni e redditività. E invece, negli ultimi mesi, tutto è sembrato bloccato.
Il motivo è politico, prima ancora che industriale. L’assalto a Banco Bpm è naufragato contro il muro del golden power; in Germania la scalata a Commerzbank continua a incontrare l’opposizione del governo federale, dei sindacati e degli stessi vertici dell’istituto. Troppi altolà per un manager che mal digerisce i lacci.
Delfin, l’osservata speciale
Ed è qui che entra in scena Delfin, la cassaforte degli eredi di Leonardo Del Vecchio. La holding è primo azionista di Monte dei Paschi di Siena con il 17,53%, una quota che ai valori attuali vale circa 4,75 miliardi e garantirebbe plusvalenze robuste.
La spinta a dismettere non è solo finanziaria. In Delfin cresce l’irrequietezza degli eredi e l’insofferenza verso il protagonismo bancario del presidente Francesco Milleri, accusato di distogliere attenzione dal core business di EssilorLuxottica. Ma c’è anche un fronte giudiziario: Milleri è indagato insieme al ceo di Mps Luigi Lovaglio e all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone per un presunto concerto nell’acquisto delle quote cedute dal Tesoro e nella successiva Opa su Mediobanca. Uscire da Rocca Salimbeni sarebbe, sotto questo profilo, una smentita plastica di ogni intesa occulta.
Il ritorno dell’appetito
Per Orcel, Delfin può diventare la chiave che sblocca il risiko. Nel 2021 disse no al governo Draghi sull’acquisto di Mps; oggi però lo scenario è radicalmente diverso. La banca senese è risanata e, attraverso la sua partecipazione in Mediobanca, consente di mettere indirettamente le mani anche su Generali, uno degli asset assicurativi più preziosi d’Europa.
Rilevare la quota dei Del Vecchio significherebbe diventare il dominus del sistema bancario domestico e allargare l’influenza all’assicurativo. Secondo Equita, l’operazione comporterebbe un impatto sul CET1 di circa 160 punti base, portandolo intorno al 13%: un sacrificio gestibile.
Governo permettendo
Il vero nodo resta Palazzo Chigi. Il Tesoro detiene ancora il 4,86% di Mps e siede di fatto nella governance insieme a Delfin, Caltagirone e Banco Bpm. Si metterà di traverso? Nel caso di Bpm, il veto rispondeva ai timori della Lega di perdere una banca di riferimento per le pmi del Nord. Con Mps il contesto è diverso: lo stesso governo Meloni, negli anni scorsi, aveva provato a cederla proprio a Orcel.
Non è escluso neppure uno scenario più muscolare: dopo l’acquisto del 17,53%, Unicredit potrebbe lanciare un’Opa sul resto del capitale. Ma qui i numeri spaventano: fino a 30 miliardi di esborso se finanziata tutta per cassa. Più realistico un ingresso selettivo, magari finanziato cedendo solo metà del 26% detenuto in Commerzbank.
Europa, Grecia e Germania
Intanto il 2026 si è aperto con un segnale chiaro: l’aumento della partecipazione in Alpha Bank fino a circa il 29,8% dei diritti di voto. Primo tassello di quel sogno, come lo stesso Orcel ha detto alla Börsen-Zeitung, di essere una delle quattro o cinque vere banche paneuropee. Su Commerzbank non arretra: l’operazione, sostiene, “creerebbe molto valore”, nonostante la furia di Berlino scatenata già nel settembre 2024, ben prima del tentativo su Banco Bpm.
Rinuncia o colpo grosso?
La suggestione Unicredit–Mps infiamma la comunità finanziaria e promette di essere il motore del risiko 2026. Resta da capire se Orcel sceglierà la via dell’appeasement – con il governo e con Caltagirone – o se tenterà di risolvere tutto sul mercato, senza trattare con nessuno. Chi lo conosce sa che il Ronaldo delle banche non ama giocare in difesa. Dopo gli schiaffoni del 2025, il 2026 potrebbe essere l’anno della rivincita. Governo permettendo.



