SACRO & PROFANO

Per chi suona la campana? Chiesa tra fede e ragione

Dal concistoro straordinario segnato dalla sinodalità dominante e dalle delusioni liturgiche, alle parole di Leone XIV sui nuovi diritti. Nel mezzo, l'intervento del cardinale Repole sulla crisi della ragione, i rintocchi di Ventimiglia e la legge naturale come nodo rimosso

Si è svolto in questi giorni l’atteso concistoro straordinario dei cardinali convocato da papa Leone XIV che aveva come compito quello di discutere su quattro temi: sinodo e sinodalità, evangelizzazione e missionarietà, liturgia e tradizione, attuazione della costituzione Praedicate Evangelium sulla riforma della Curia Romana. Troppa carne al fuoco per un solo giorno e mezzo di lavori che hanno portato i porporati provenienti da tutto il mondo a votare un dimezzamento del programma optando per i primi due temi, deludendo così quei cardinali e tutti coloro che speravano si discutesse di liturgia e si operasse un’apertura verso i fedeli della Messa antica.

Sinodalità dunque: lo stesso argomento affrontato anche nelle ultime due riunioni del sinodo dei vescovi, lo stesso argomento di cui si è parlato in un numero senza precedenti di incontri preparatori, argomento che domina da anni completamente le conversazioni nei circoli ecclesiastici senza che si sia mai compreso fino in fondo che cosa significhi, che non ha alcun senso per i comuni fedeli ma che è diventato ossessivo per i funzionari ecclesiali.

Delusione che ha investito anche il metodo di lavoro di un consesso che non si riuniva più dal 2014, da quando cioè papa Francesco aveva capito che non poteva, come per il sinodo, eterodirigerlo. Infatti, i tempi per gli interventi liberi sono stati ristretti e poi la scelta stessa del sistema dei gruppi di lavoro aziendali impedisce di esprimersi di sede plenaria. Perplessità ha suscitato poi la decisione di affidare al controverso domenicano Timothy Radcliffe la meditazione d’apertura, essendo il cardinale britannico noto per le sue posizioni progressiste. Pochi giorni prima questi aveva rilasciato un'intervista al The Daily Telegraph in cui ribadiva il suo consenso alle ordinazioni diaconali femminili. In occasione del conclave il suo nome era già stato fatto per la meditazione d’apertura, ma non tutti i cardinali erano d’accordo e alla fine gli fu preferito Raniero Cantalamessa in quanto cardinale non elettore.

In compenso, il papa ha annunciato che riconvocherà il concistoro a fine giugno e poi, sembrerebbe, almeno una volta l’anno. Pare si sia di nuovo parlato di «Chiesa in uscita» o «Chiesa ospedale da campo» di bergogliana memoria. Sono lontani i tempi quando il collegio cardinalizio (che era il Sacro Collegio) non superava, come i discepoli di Cristo, i 70 membri. Oggi, insieme al numero spropositato, appaiono evidenti le estreme differenziazioni di dottrina e sensibilità ma anche infine la scarsa rappresentatività, se solo si pensa che arcivescovi di metropoli importanti come Parigi o Milano non sono cardinali. Di positivo vi è che finalmente il collegio, così come vuole il diritto, sarà nuovamente periodicamente consultato.

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In una intervista di fine anno, il cardinale Roberto Repole, che venerdì mattina è stato ricevuto in udienza privata da Leone XIV al quale ha presentato la lettura digitale della Sindone, ha spaziato su molti temi partendo dalla situazione di precarietà dei giovani dove ha individuato – e a ragione – la causa più profonda della denatalità nella mancanza di prospettive di senso e di verità. Affermando anche che la ragione strumentale da sola «porta gli uomini ad essere dominati dalle cose e degenerare nella volontà di dominio» e che non c’è antitesi fra la ricerca di Dio e il pensiero razionale.

Un   condivisibile richiamo alla retta ragione che monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-Sanremo, non si è limitato ad enunciare ma ha messo in pratica. Ha fatto infatti installare nella torretta dell’episcopio, sede della sua Curia, una campana i cui rintocchi ricordano una volta al giorno i bambini non nati per aborto, attirandosi le dure polemiche e le feroci contestazioni, soprattutto del Pd locale, che è sceso in piazza a protestare con i soliti slogan: “Ma quale Stato, ma quale Dio, sul mio corpo decido io!”.

Pochi però hanno rilevato che il vescovo Suetta, con questa iniziativa, è intervenuto su un tema di diritto e di morale naturale e di una norma di ragione: è moralmente vietato uccidere una persona innocente. Prima dei diritti soggettivi, c’è il diritto, vale a dire l’ordine oggettivo della giustizia, il quale pone alla ragione il dovere di rispettare i suoi comandi non scritti, sui quali si fondano i diritti soggettivi, non tutti quindi, ma solo quelli resi veri e legittimi proprio da questa dipendenza dal diritto e dalla giustizia. I diritti ingiusti non sono diritti.

Il suono di quella campana non è un appello alla fede ma alla ragione e ricorda che esiste un ordine naturale, che la ragione umana è in grado di conoscere e che il potere pubblico deve difendere. Altrimenti la ragione diventa puramente utilitaristica e, come ha detto il cardinale Repole, strumentale. Anche la Chiesa ha il compito di difendere il diritto naturale e lo ha sempre fatto, come nella Humanae vitae (1968) Paolo VI: «Al magistero della Chiesa spetta di insegnare anche la legge morale naturale, infatti essa è espressione della volontà di Dio». La campana di monsignor Suetta vale infinitamente di più di ogni solenne pronunciamento perché non ricorderà solamente che esiste una legge di natura, ma che anche la Chiesa lo difende, lo ricorderà a tutti compresi quanti, nella stessa Chiesa, se ne sono dimenticati o addirittura – e non sono pochi – la negano.

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Sempre venerdì papa Leone ha ricevuto il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede svolgendo alcune riflessioni non di circostanza dove ha denunciato le derive orwelliane in ordine ai «nuovi diritti», affermando che «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano» e dunque «una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla. In tal senso ha lamentato «un vero e proprio corto circuito dei diritti umani» in cui «il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti».

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