POLVERE DI (5) STELLE

Appendino fuori dai giochi, torna in auge il campo largo

L'ex sindaca e vicepresidente del M5s dopo l'intemerata contro Conte è isolata nel Movimento e a serio rischio di non essere ricandidata nel 2027, quando a Torino si voterà nello stesso giorno delle comunali. Lo Russo spettatore interessato

Formalmente è ancora vicepresidente del Movimento 5 Stelle, ma tra i pentastellati c’è chi la definisce “politicamente morta”. Ha visto decisamente periodi migliori la carriera di Chiara Appendino, che dopo il j’accuse al leader Giuseppe Conte pare essersi incuneata in una parabola discendente. Tra un anno si torna al voto sia per le Politiche che per le comunali a Torino: la più che probabile uscita di scena dell’ex sindaca potrebbe aprire a scenari inediti. Il Partito Democratico, con in testa l’attuale primo cittadino Stefano Lo Russo, osserva con particolare interesse l’evolversi della situazione.

Strappo solitario

Eravamo in piena campagna elettorale per le regionali quando – a seguito dei risultati non entusiasmanti ottenuti dal M5s nelle Marche, in Toscana e in Calabria – Appendino decide di lanciare la sfida all’ex premier, denunciando nel corso dell’assemblea dei parlamentari l’eccessivo appiattimento nei confronti del Pd e al contrario affermando che il Movimento deve restare una “forza progressista indipendente” e mettendo sul piatto le sue dimissioni da vicepresidente. 

Conte non la prende bene, e lei si ritrova di fatto silenziata:  di punto in bianco le ospitate in tv e gli interventi in Aula  sono ridotti al lumicino, così la sua presenza mediatica, fino a poco prima preponderante, svanisce rapidamente. Oltre a questo, o forse proprio come diretta conseguenza,  la sua intemerata non ha trovato sponde tra i colleghi di partito, tanto che perfino Antonino Iaria, suo assessore all’Urbanistica a Palazzo Civico e considerato da sempre uno dei suoi fedelissimi, ne avrebbe preso le distanze. Si immaginava alla guida di una fronda interna, ma si è ritrovata isolata: per restare a Montecitorio altri cinque anni ha bisogno di una deroga, ma la sua ricandidatura a oggi è in forte dubbio, per usare un eufemismo.

Movimento in panne

La caduta di Appendino non può non avere conseguenze a Torino, la città di cui è stata sindaca dal 2016 al 2021, negli anni d’oro del Movimento, che insieme a lei eleggeva Virginia Raggi a sindaca di Roma e alle Politiche di due anni dopo sarebbe diventato primo partito del Paese sfiorando il 33% dei voti e andando per la prima volta al governo. Di quella stagione è rimasto poco o nulla: il fondatore Beppe Grillo defenestrato, l’ex vicepremier Luigi Di Maio in esilio dorato nel Golfo Persico (non prima di aver lasciato il M5s sbattendo la porta per dar vita a Impegno Civico insieme ad altri fuoriusciti) e Alessandro Di Battista nella sua veste più congeniale di polemista televisivo. Lei invece è rimasta, e da Palazzo Civico è passata a Montecitorio, ottenendo pure i gradi di vicepresidente. Ma la rottura con Conte ha cambiato lo scenario, e anche i suoi compagni di viaggio iniziano a guardarsi intorno. Di Iaria si è già scritto, mentre il capogruppo pentastellato in Sala Rossa Andrea Russi, un altro dei suoi fedelissimi, dovrà presto decidere se affrancarsi da quella che ormai assomiglia a una lettera scarlatta o restare fedele alla sua linea.

Ragionamenti che sta facendo anche la sua collega Valentina Sganga, candidata sindaca nel 2021 proprio a scapito di Russi, avendolo sconfitto alle primarie. Lei, che non è mai stata un’appendiniana di ferro, è ancora indecisa se ricandidarsi, ma soprattutto con chi: alcune sue posizioni – come abbiamo visto nel dibattito su Askatasuna – la avvicinano molto ad Avs, che la accoglierebbe volentieri a bordo. Diverso è il discorso in Consiglio Regionale, dove la capogruppo pentastellata Sarah Disabato ormai gioca una partita tutta sua e riproverà lo sbarco a Roma nel 2027, mentre Alberto Unia – già assessore all’Ambiente nella giunta Appendino e referente cittadino – conta di restare a Palazzo Lascaris almeno fino al 2029 e non ha particolare interesse a gettarsi nella mischia.

Il campo si riallarga             

Chi osserva attentamente quello che succede nel M5s sono i “fratelli coltelli” del Pd, ormai alleati in pianta stabile a livello nazionale ma da sempre sui lati opposti della barricata sotto la Mole. Proprio Appendino, dal palco dell’ultima Festa dell’Unità a settembre aveva chiuso alla possibilità di un campo largo versione gianduia, a meno di un passo indietro dell’attuale primo cittadino Stefano Lo Russo, nemico storico dell’ex sindaca che l’aveva anche trascinata in tribunale.

“A Torino l’obiettivo non è battere le destre, ma parlare a chi è in difficoltà. La protagonista di questo non posso essere io, ma allo stesso modo non può farlo Lo Russo”, aveva pronunciato dal  palco di Piazza d’Armi, gelando la platea. Data ormai per scontata la ricandidatura di Lo Russo, è suonata come una chiusura totale all’alleanza con i dem. Ma la sua possibile dipartita, unita alla coincidenza temporale con il voto delle Politiche dove il campo largo si presenterà compatto, potrebbe rapidamente cambiare lo scenario.  La strada resta in salita, ma senza di lei sarebbe decisamente meno ripida.

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