POLITICA & SANITÀ

Super Asl, giallo sul commissario.
Il Pd accusa: "Aggirate le regole"

Nubi e sospetti sulla decisione di Riboldi di affidare Azienda Zero al direttore del distretto di Casale (la sua città). Il manager non è nell'elenco degli idonei alla direzione. Il commissariamento un escamotage? Valle e Rossi attaccano e annunciano verifiche

Quali sono le reali e motivate ragioni per cui Azienda Sanitaria Zero, fino a oggi guidata da un direttore generale senza che dal vertice politico della sanità piemontese siano mai state evidenziate pesanti criticità, all’improvviso viene commissariata?

La domanda è più che lecita di fronte alla decisione dell’assessore Federico Riboldi (FdI) di sostituire l’attuale direttore Adriano Leli (destinato alla nuova azienda Regina Margherita-Sant’Anna) con, appunto, un commissario nella figura di Massimo D’Angelo, attuale direttore del distretto sanitario di Casale Monferrato, città di cui l’assessore è stato sindaco prima di approdare in Regione.

Azienda modello

Che Azienda Zero, dopo il passaggio dalla guida di Carlo Picco, che l’aveva di fatto costruita, a quella di Leli, non abbia brillato per risultati, segnando intoppi e ritardi, è sotto gli occhi di tutti. Mai però è stato ammesso da Riboldi, tantomeno dall’assessore, tra mille esternazioni, è mai arrivato un segnale circa l’esigenza non solo di cambiare guida, ma addirittura di prevedere una gestione eccezionale qual è, per legge, quella commissariale.

Uno scenario che finisce per corroborare dubbi e interpretazioni indirizzati verso una possibile spiegazione: la scelta del commissario sarebbe l’unica via per poter affidare Azienda Zero all’ex direttore della Sanità dell’Umbria, visto che egli non è nell’elenco degli idonei alla direzione di quell’azienda stilato dalla Regione.

Ma la carica di commissario – come rimarcano i consiglieri regionali del Pd Daniele Valle e Domenico Rossi – «non può essere usata con eccessiva disinvoltura».

Cavilli al grattacielo

Un messaggio chiaro che arriva proprio mentre negli uffici della sanità piemontese si sta lavorando alla delibera, probabilmente cercando motivazioni che possano sostenere la legittimità della decisione. «La legge – proseguono i due esponenti del Pd – prevede che siano indicate motivazioni specifiche per procedere in quella direzione. Motivazioni che in questa circostanza non paiono sussistere. Se il direttore viene spostato – aggiungono – se ne nomina uno nuovo all’interno dell’elenco esistente».

Questione di lana caprina per i vertici della sanità piemontese che, pur apparendo intenzionati a percorrere la strada annunciata, potrebbero dover fare i conti con eventuali ricorsi o essere chiamati a giustificare il loro operato, mentre dai banchi dell’opposizione già si annunciano «accessi agli atti e interrogazioni a tutti gli enti preposti per verificare che la norma sia pienamente rispettata a tutela dell’ente e dei cittadini piemontesi».

Le sentenze della Consulta

Non solo, anche se tutto questo già basterebbe. Valle e Rossi citano alcune sentenze della Corte costituzionale in cui, tra l’altro, si afferma che «la nomina del commissario deve essere giustificata dalle ragioni per cui non si sia potuto addivenire all’ordinaria sostituzione del direttore generale».

Ragioni che, semmai fossero quelle che alimentano dubbi e voci ricorrenti, ovvero l’assenza di D’Angelo dall’elenco regionale degli idonei alla direzione generale, non potrebbero certamente essere messe nero su bianco nella delibera.

Se, al contrario, le motivazioni rimanderanno a una situazione tale per cui la Super Asl deve essere commissariata, sarà l’ammissione palese e conclamata delle criticità che, pur emerse in più di un’occasione, sono sempre state negate. Posizione, peraltro, confermata dalla scelta di affidare a Leli la complessa guida della nuova azienda ospedaliera che unisce i due ospedali, staccandoli dalla Città della Salute.

 

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