ALTA TENSIONE

Askatasuna "bene comune", i garanti ci riprovano. "Da Lo Russo silenzio assordante"

Gli ex proponenti del patto di collaborazione chiedono al Comune di riaprire la discussione sull'ex centro sociale. Questa volta però il soggetto sarà il quartiere. Strigliato il sindaco e il suo immobilismo: "Quale modello vuole per Torino?" - VIDEO

“Da Lo Russo su Askatasuna un silenzio assordante”. A denunciarlo sono i cittadini di Vanchiglia che per due anni hanno collaborato con la Città al patto di collaborazione sull’immobile di corso Regina Margherita 47 e che oggi, martedì 13 gennaio 2026, tornano a farsi avanti per chiedere che venga riaperto il dialogo. Lo fanno a pochi metri dal portone d’ingresso dell’ex centro sociale che adesso è murato. Domani assemblea cittadina indetta dal comitato Vanchiglia Insieme alle ore 18 alla scuola Fontana.

Un altro patto

“Pensiamo che non sia finita”, a dirlo è Ugo Zamburru uno dei garanti che firmarono all'inizio del 2024 il patto di collaborazione con il Comune di Torino per rendere l’immobile di corso Regina Margherita 47, sede del centro sociale Askatasuna, un bene comune. Lo fa rivendicando due anni di “buona interlocuzione” che sono culminati con quello che definisce “un intervento inspiegabile”.  

“Abbiamo ricevuto una mail di quattro righe per dirci che il patto decadeva – spiega Zamburru – Quello che vorremmo è riaprire quel percorso con il Comune che è stato positivo. Non siamo più noi garanti, ma è il quartiere stesso che ci chiede cosa ne sarà non solo dell’edificio, ma di tutto quel che accadeva dentro: asilo, carnevale, sport popolare. Vogliamo continuare questa storia”.

A interrogarsi sulla fine del patto di collaborazione è stato anche Silvio Viale, consigliere comunale di Radicali e +Europa, che ha presentato un question time per capire se siano stati presentati atti ufficiali che abbiano sancito la conclusione del patto di collaborazione. Il quesito però al momento, almeno nelle sedi ufficiali, non ha ricevuto alcuna risposta. Unica certezza è che è stato il sindaco Stefano Lo Russo a dichiarare decaduto il patto lo scorso 18 dicembre, il giorno stesso dello sgombero dell’immobile, quando venne accertata la presenza di militanti all’interno

Tre richieste

A scandire in modo plastico le richieste del comitato Vanchiglia Insieme è Giorgio Cremaschi, storico dirigente sindacale, un altro degli ex garanti. La prima condizione che viene posta è “la fine dell’occupazione militare del quartiere che non ha nessuna giustificazione ed è un’offesa ai cittadini e alla città”, dice. Poi lo sguardo si sposta a piazza Palazzo di Città perché è al Comune che viene chiesto di fare un passo in avanti: “si reimpossessi del suo bene comune e verifichi cosa è successo dentro, vogliamo sapere quanto e come questo patrimonio della città sia stato danneggiato e in che condizioni sia”. Infine l’ultima richiesta: riaprire il confronto per un nuovo patto di collaborazione.

Guarda il video con le dichiarazioni

Vanchiglia fa da garante

C’è però una novità rispetto al passato. Questa volta, se sarà accolta la richiesta di un nuovo patto di collaborazione, il soggetto proponente sarà l’intero quartiere. Almeno secondo la visione del comitato Vanchiglia Insieme: “Questo perché è uno spazio di quartiere, l’unico fuori dalle logiche di profitto, che ha garantito a tante persone la possibilità di attività sociali sul territorio – spiega Riccardo Olivieri – Crediamo che a Palazzo di Città qualcuno debba dare una risposta su tutto quel che è accaduto dal 18 dicembre a oggi. È incredibile che il sindaco non abbia preso parola su quel che sta accadendo. Per noi è un silenzio assordante e ingiustificabile”.

È anche una questione politica, fa intendere Olivieri che chiede alla Città uno sforzo per ridefinire gli spazi sociali: “Quale modello di spazi sociali e di beni comuni vuole Torino? È questo il tema che pone la comunità di questo quartiere e secondo noi tutta una parte della città. I cittadini hanno bisogno di risposte dal sindaco. C’è da aprire un grande cantiere in questa città sulla gestione degli spazi, e l’assemblea di domani è un punto di riflessione su questo tema”.

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