ECONOMIA DOMESTICA

Morti sul lavoro, male al Sud. Piemonte in zona arancione

Il report dell'osservatorio Vega: 61 vittime nei primi undici mesi nel 2025, su un totale nazionale di oltre mille decessi. Il maggior numero in Lombardia, l'incidenza superiore in Basilicata. Cantieri e fabbriche gli ambienti più colpiti

Il Piemonte si colloca in zona arancione per il rischio di morte sul lavoro, in linea con una fotografia nazionale che continua a destare forte preoccupazione. È quanto emerge dai dati aggiornati a novembre 2025 dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, che raccontano un Paese ancora alle prese con un dramma strutturale: da gennaio a novembre dello scorso anno sono state 1.010 le vittime, dieci in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un bilancio piuttosto pesante, che vede oltre metà delle regioni italiane collocate tra zona rossa e arancione, ovvero con un’incidenza di mortalità sul lavoro pari o superiore alla media nazionale. Il Piemonte rientra proprio in questa fascia di rischio, insieme a Marche, Calabria, Liguria, Veneto, Abruzzo e Trentino-Alto Adige.

I dati

Nel dettaglio, il Piemonte conta 61 morti in occasione di lavoro nei primi undici mesi del 2025, collocandosi tra le regioni con il maggior numero assoluto di vittime, dopo Lombardia, Veneto, Campania ed Emilia-Romagna. Un dato che, rapportato al numero di occupati, posiziona la regione in zona arancione: un livello che segnala una condizione di rischio superiore alla media nazionale, pur senza raggiungere le punte più critiche del Mezzogiorno. La mappa del rischio elaborata dall’Osservatorio evidenzia infatti un’Italia spaccata: in zona rossa finiscono regioni del centro-sud come Basilicata, Umbria, Puglia, Sicilia e Campania, con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale (pari a 30,7 morti per milione di lavoratori). Il Nord tuttavia è non è immune, e il Piemonte ne è solo una conferma.

Cantieri e fabbriche, i luoghi più pericolosi

A pesare sui numeri piemontesi e nazionali è soprattutto il settore delle costruzioni, che con 133 decessi si conferma il più colpito in Italia. Seguono le attività manifatturiere (108 vittime) e il comparto di Trasporti e Magazzinaggio (98). Settori chiave anche per l’economia piemontese, dove la presenza di cantieri, logistica e industria manifatturiera è storicamente rilevante. “I dati confermano la gravità della situazione: quasi un anno di insicurezza sul lavoro”, sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega Engineering, evidenziando come proprio questi comparti richiedano un monitoraggio costante per individuare le lacune nei sistemi di prevenzione.

Un rischio che cresce con l’età

L’analisi mostra inoltre come il rischio di infortunio mortale aumenti con l’età. Gli over 65 registrano l’incidenza più elevata, seguiti dalla fascia 55-64 anni, che è anche quella con il maggior numero assoluto di vittime. Un dato che apre interrogativi sul prolungamento della vita lavorativa e sulla necessità di adattare mansioni e tutele ai lavoratori più anziani.

Stranieri e donne, vulnerabilità diverse

Quasi una vittima su quattro è un lavoratore straniero, con un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani. Anche questo è un elemento che riguarda da vicino il Piemonte, regione caratterizzata da una forte presenza di manodopera straniera nei settori più esposti. Sul fronte femminile, aumentano invece le vittime in itinere, ovvero nel tragitto casa-lavoro: 45 donne hanno perso la vita nei primi undici mesi del 2025, 15 in più rispetto al 2024.

Denunce in aumento, sicurezza ancora indietro

A completare il quadro, l’aumento delle denunce di infortunio, cresciute dell’1,5% rispetto allo scorso anno. Un segnale che può indicare una maggiore emersione del fenomeno, ma che conferma anche come l’effettiva sicurezza nei luoghi di lavoro resti un obiettivo lontano. Per il Piemonte, la zona arancione non è solo una classificazione statistica, ma deve suonare come un campanello d’allarme, esteso a tutto il Paese.

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