ECONOMIA DOMESTICA

Multinazionali in Piemonte: 600 dossier aperti. E Lo Russo inciampa sul mocio Vileda

Sono oltre 1.300 le imprese straniere che operano in regione. Occupate 183.000 persone. La fotografia scattata dalla Camera di Commercio. Intanto il sindaco svela (incautamente) l'incontro riservato con i rappresentanti del gruppo tedesco Freudenberg

Cresce l’interesse delle multinazionali estere per il Piemonte. In regione sono 1.300 di cui il 72,4% nella provincia di Torino. Impiegati ben 183.000 addetti. Un terzo di queste ha un fatturato che supera i 50 milioni di euro e il 57% del totale si è insediato acquisendo imprese già presenti sul territorio. Un contesto che fa ben sperare. Intanto ieri, martedì 13 gennaio 2026, Stefano Lo Russo e altri rappresentati istituzionali hanno incontrato i dirigenti del gruppo Freudenberg che starebbe valutando il capoluogo come possibile sede di un nuovo insediamento industriale, ma deve vincere la concorrenza della Polonia.  

Oltre 600 dossier

Sono 640 i dossier di multinazionali estere ai quali Ceipiemonte sta lavorando, segnando un incremento nel 2025 del 55% rispetto a quelli aperti nel 2024. Segno di un territorio che resiste. Tre i filoni ricorrenti di investitori: aziende strutturate che vogliono mettere una sede nel sud di Europa; big tech globali; start up innovative che si sono ricollocate dall’estero perché conveniente, un esempio le industrie che operano nel settore dell’aerospazio.

“È decisiva la disponibilità di servizi concreti lungo tutto il percorso di investimento – spiega Dario Peirone, il presidente di Ceipiemonte – e noi offriamo proprio questo: orientamento su incentivi e procedure, location scouting e supporto per attivare contatti con partner, fornitori e capitale umano”. Servizi che sono stati proposti anche alle aziende giapponesi che sull’onda della missione istituzionale a Osaka hanno deciso di investire in Piemonte un totale di 150 milioni di euro.

I numeri

La fotografia scattata dall’Osservatorio imprese estere della Camera di Commercio di Torino su dati Istat è nitida. In Piemonte ci sono oltre 1.300 imprese estere e 5.680 localizzazioni complessive che danno lavoro a 183mila addetti. A fare la parte del leone è Torino che ospita il 72,4% delle imprese, poi Novara e Alessandria (13,6%) e Cuneo (11,8%).

La maggioranza di queste aziende ha tra i 10 e i 49 addetti (33%), mentre solamente il 10% ha oltre 250 dipendenti. Interessante il dato del fatturato: il 33,2% delle imprese ha un fatturato che supera i 50 milioni di euro, il 32,7% ha un fatturato che è nella fornice tra i 10 e i 49 milioni di euro, il 22,7% sta tra i 2 milioni di euro e i 9 e l’11,4% ha un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro. Quasi un terzo (31,8%) opera nel settore dell’automotive, seguito dal commercio (18%) e dalla metalmeccanica (13,4%).

Il 76,2% prevede di restare in Piemonte e il 15% di ampliare le attività. Chiari i punti di forza del territorio: le infrastrutture Ict (44,4%), il sistema formativo (43,5%) e la qualità della vita (42,1%). Non è però tutto rose e fiori perché tra le criticità da superare ci sono le procedure burocratiche 39,8% e il costo dell’energia 34,3%. “Quello che ci distingue da altri territori è la compattezza con cui il territorio riesce a presentarsi – ha spiegato Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di Commercio di Torino – Questo porta a insediamenti che hanno ricadute importanti anche a livello di formazione”.

Il report della Camera di Commercio

Trattativa di Lo Russo

Sarà anche per tutti questi motivi che un’altra azienda sembra essere interessata a insediarsi a Torino. Si tratta del gruppo Freudenberg che nella sua vasta gamma che spazia dai settori automobilistico, meccanico e di ingegneria degli impianti, alla chimica ed energia, fino alla pulizia domestica,produce pure filtri e guarnizioni. Unico ostacolo la concorrenza della Polonia. A svelarlo è stata la mezza gaffe del sindaco che ieri, giungendo al suo arrivo alla riunione dei capigruppo in Consiglio comunale, ha giustificato il ritardo proprio con il protrarsi dell’incontro con i dirigenti della multinazionale all’Unione industriali di Torino. Un vertice che, nei piani del padrone di casa Marco Gay, sarebbe dovuto rimanere riservato.

Da quel che trapela ci sarebbero buone prospettive: i rappresentanti del gruppo sarebbero rimasti ben impressionati da quanto è stato loro presentato. Attorno al tavolo c’era il sistema Torino: oltre al sindaco la Regione, la Camera di Commercio e ovviamente l’associazione imprenditoriale. Adesso spetta all’azienda scegliere tra la manifattura sabauda e quella polacca. Già presenti in Piemonte, avendo rilevato vent'anni fa dalla famiglia Cosso la Corcos Industriale, una delle più importanti aziende del Pinerolese, nota al grande pubblico per possedere, nelle diverse branche della propria attività la Vileda con il suo celebre mocio.

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