SANITÀ

Sanità, i conti della Corte non tornano. Piemonte, stop a "rattoppi" una tantum 

Il 2024 chiuso con un rosso da 129 milioni (ma grazie a molte iniezioni di risorse) peggio del 2023. L'avviso: "Non affidarsi a interventi che non è detto possano ripetersi". E ancora si aspetta l'approvazione della Regione del consuntivo della Città della Salute

«Il saldo della gestione straordinaria contribuisce alla formazione del risultato d’esercizio, ma non può rappresentare l’elemento determinante, essendo il suo valore dipendente da eventi una tantum, che potrebbero non ripetersi negli anni successivi». È una fotografia, anzi una radiografia senza filtri – senza quei correttivi che spesso addolciscono e attenuano la realtà – quella che la Corte dei Conti scatta alla sanità piemontese, avvertendo al tempo stesso dei rischi insiti nel proseguire su una strada che, dietro ogni curva, potrebbe riservare il precipizio.

Interventi strutturali

Proprio per questo motivo, dopo l’analisi del bilancio consolidato relativo al 2024, la magistratura contabile «ribadisce la necessità di porre in essere interventi strutturali in grado di migliorare il saldo della gestione ordinaria».

Serve, insomma, un deciso e concreto cambio di passo sui conti della sanità piemontese che – come ben evidenziato dalla Corte dei Conti – non può continuare a procedere con lo spettro di disavanzi mostruosi e altrettanto pericolosi, confidando di tamponare la situazione, come fatto fino ad oggi, con iniezioni di risorse finanziarie reperite dove possibile, ma senza la certezza di poterlo fare anche in futuro.

I numeri con cui si è chiuso il 2024, peraltro già noti, attestano un saldo negativo pari a 129 milioni di euro, segnando un peggioramento rispetto all’anno precedente, quando la perdita si era fermata a 105 milioni.

Meno rosso del previsto

Certo, come osservano gli stessi magistrati contabili, il rosso che ha segnato la sanità piemontese nel 2024 è stato sensibilmente inferiore rispetto a quello previsto, che superava di 15 milioni il mezzo miliardo. Con una cifra di quella portata, il piano di rientro sarebbe stato inevitabile, ponendo addirittura le basi per un commissariamento del sistema sanitario regionale.

Raschiando il barile, pescando in ogni capitolo disponibile del bilancio regionale e stringendo, per quanto possibile, i cordoni della borsa delle aziende sanitarie e ospedaliere, si è riusciti a ridurre di quasi un quinto quel rosso che, comunque, resta e continua a segnalare la reale condizione della sanità piemontese. Una situazione che, tra vecchi “tesoretti” e manovre in zona Cesarini, è riuscita a evitare il ritorno nel – purtroppo indimenticato – lungo piano di rientro da cui il Piemonte era uscito ai tempi del centrosinistra guidato da Sergio Chiamparino.

Piano di rientro

Nella relazione inviata al Parlamento, la Corte dei Conti, con riferimento al quadro piemontese, osserva come «si registri un miglioramento del saldo della gestione ordinaria, che passa da un risultato negativo pari a -77,3 milioni nel 2023 a un risultato positivo di circa 1 milione nel 2024, con un miglioramento di 78,5 milioni e con un risultato decisamente migliore rispetto a quello previsto (-300,4 milioni)».

Ma nello stesso documento si sottolinea anche che «peggiora il risultato della gestione straordinaria, che passa da 200,8 milioni a 104,4 milioni, soprattutto a causa di una notevole riduzione dei proventi straordinari», diminuiti di 80,7 milioni.

Sono cifre riferite al 2024 e lo stesso monito della Corte dei Conti – quello di modificare in modo deciso la gestione strutturale dei conti, senza fare eccessivo affidamento su interventi una tantum – suona ancora più forte in attesa di conoscere il consolidato dell’anno successivo.

Godot alle Molinette

Non solo. Anche sul bilancio già esaminato dalla magistratura contabile e oggetto della relazione al Parlamento pesa ancora l’assenza dell’approvazione, da parte della Regione, del consuntivo della Città della Salute di Torino. Un passaggio che, pur non inficiando l’analisi della Corte dei Conti – visto che il disavanzo di corso Bramante è noto – resta un intoppo che, nonostante gli annunci, non è stato ancora risolto.

Dall’azienda diretta da Livio Tranchida, al grattacielo del Lingotto si attendono ancora documenti e risposte alle domande poste su alcune voci del consuntivo, in particolare sulla gestione dell’intramoenia e sulle misure adottate a fronte del disavanzo di oltre 400 mila euro relativo alla libera professione dei medici ospedalieri, pratica vietata dalla legge.

L’assessore Federico Riboldi aveva annunciato il via libera entro il 10 gennaio, una data ormai superata. Tutto lascia pensare che l’ulteriore attesa non sarà brevissima, così come restano da conoscere le eventuali osservazioni che la direzione regionale guidata da Antonino Sottile riterrà di formulare al momento della firma.

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