POLITICA & SANITÀ

Sanità, frenata sui commissari.
In Piemonte giostra di direttori 

Riboldi rivede i piani, evitando pericolose forzature. Si riaprono i bandi per l'elenco. Tempi più lunghi per D'Angelo ad Azienda Zero e Leli al Regina Margherita-Sant'Anna. L'infermiere che piace alla Lega (e a Cirio) per Cuneo? E spunta anche il ligure Petralia

Todos caballeros, anzi commissari. Era questa l’idea dell’assessore alla Sanità per la nuova giostra che si annuncia ai vertici di alcune aziende sanitarie e ospedaliere del Piemonte. Un proposito di fatto obbligato, visto che i nomi anticipati – e altri che circolano – non figurano nell’elenco regionale, condizione imprescindibile per la nomina a direttore generale.

Il piano “R”

Ma il piano di Federico Riboldi (FdI) pare aver subito una rapida frenata, con tanto di cambio di rotta e conseguente allungamento dei tempi. Le ragioni non sono chiare, anche se il dubbio che siano emerse più di una perplessità su quella che a più d’uno era parsa una forzatura resta sul tavolo.

Il caso più eclatante, non fosse altro per la certezza della scelta del manager da parte dell’assessore, è quello di Massimo D’Angelo, ex direttore regionale della sanità dell’Umbria e attualmente a capo del distretto sanitario di Casale Monferrato, città di cui Riboldi è stato sindaco.

A lui l’assessore aveva deciso di affidare il timone di Azienda Sanitaria Zero che, durante la direzione di Adriano Leli – tuttora in carica in attesa di migrare nella nuova azienda Regina Margherita–Sant’Anna – non è stata certo segnata da una navigazione tranquilla e priva di scogli.

L’avviso del Pd

Tra quanti avevano sollevato forti perplessità sull’ipotesi di una nomina commissariale per aggirare l’impossibilità di assegnare a D’Angelo la direzione generale c’era stato anche il Pd, con i consiglieri Daniele Valle e Domenico Rossi, che avevano annunciato verifiche sulla procedura. Qualcuno al grattacielo ha pensato fosse opportuno evitare scorciatoie rischiose? Probabilmente sì.

La decisione di riaprire l’elenco regionale a nuovi ingressi, data come imminente, suona infatti come una conferma, ma anche come lo strumento indispensabile per assegnare poltrone importanti del sistema sanitario piemontese a chi neppure nell’ultimo recente bando aveva ritenuto di presentare domanda. Oltre a quella della Super Asl, che risulta “prenotata” per D’Angelo, un’altra poltrona che oggi, per essere occupata da due manager i cui nomi circolano in questi giorni, dovrebbe passare dal commissariamento è quella del Santa Croce e Carle di Cuneo.

Attualmente l’azienda è retta ad interim dall’ex direttore Livio Tranchida, in veste di commissario con un mandato legato al bando della gara per la progettazione del futuro ospedale, che verrà realizzato da Inail con una procedura contestata dalla società Inc del Gruppo Dogliani, ricorso respinto dal Tar ma potenzialmente ancora appellabile al Consiglio di Stato. Nonostante questa eventualità e tenuto conto dell’impegno non da poco di Tranchida alla guida della Città della Salute di Torino, la sua permanenza a Cuneo sembra destinata a tempi decisamente brevi.

L’infermiere del Covid

Chi arriverà al suo posto? Dal grattacielo viene fatto filtrare il nome di Fabiano Zanchi. Laurea da infermiere, attualmente a capo del dipartimento delle professioni infermieristiche e di quello delle Case di comunità dell’Asl Città di Torino, Zanchi è molto stimato dal direttore Carlo Picco, che ne aveva apprezzato le capacità gestionali e organizzative durante il Covid. Bergamasco, classe 1972, è stato anche militante e candidato locale in Lombardia nelle file della Lega.

Un aspetto non certo dirimente per la nomina, ma che contribuisce a spiegare come sul suo profilo convergano consensi da parte di esponenti del partito in posizioni di rilievo nella sanità piemontese. Non solo Picco, ma anche l’ex assessore alla Sanità Luigi Icardi, oggi presidente della Commissione consiliare che si occupa della stessa materia.

La figura di Zanchi – che sarebbe il primo infermiere a guidare un’azienda sanitaria in Piemonte – pare gradita anche al quarantesimo piano del grattacielo, o comunque non sconosciuta, visto che il governatore Alberto Cirio ebbe modo di conoscerlo durante l’emergenza pandemica. Un curriculum di tutto rispetto, anche se privo di una direzione generale, e che, in assenza dell’iscrizione nell’elenco regionale, imporrebbe anche per lui il ruolo di commissario, se non fosse appunto in preparazione la riapertura dei bandi.

Il manager della Liguria

Lo stesso vale per un altro nome che circola, seppur molto più sottotraccia: quello di Paolo Petralia, fino a poco tempo fa direttore generale dell’Asl di Chiavari e, dopo la riforma della sanità ligure voluta dal governatore Marco Bucci, attuale direttore dell’ospedale Villa Scassi di Genova.

Petralia, membro di numerosi comitati scientifici, autore di molte pubblicazioni e professore a contratto in Storia della medicina, è vicepresidente vicario della Fiaso, la federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere che ne riunisce i vertici. Il suo nome è tra quelli in lizza per l’imminente successione a Giovanni Migliore, in una corsa che contempla anche la concorrenza di Giuseppe Quintavalle, direttore dell’Asl Roma 1, e che sarebbe possibile solo a condizione di ricoprire una direzione generale.

L’incontro con l’assessore

Condizione che non sussiste più dopo la rivoluzione ligure, ma che potrebbe ripresentarsi se per Petralia si aprisse il portone del Santa Croce e Carle. Il manager ligure ha incontrato non molto tempo fa Riboldi e quello non sarebbe stato l’unico contatto con l’assessore piemontese. Così come non mancherebbero suggerimenti sui possibili vantaggi di avere in Piemonte, oltre a un dirigente di esperienza e riconosciuta professionalità, anche una figura di vertice – presidente o vicepresidente – dell’organismo di rappresentanza delle aziende sanitarie.

Come D’Angelo e Zanchi, anche Petralia non figura nell’elenco regionale del Piemonte. Un motivo in più per giustificare il cambio di programma e per evitare che un’eccezione, come quella del commissariamento, finisca per diventare la regola. Peraltro, piuttosto stiracchiata, all’occorrenza.

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