Un'Amos così grande per Riboldi.
Mire fraterne sulla sanità in house
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 21 Gennaio 2026
Nei piani dell'assessore meloniano l'ingresso di Azienda Zero nella società creata vent'anni fa da Moirano. L'operazione estenderebbe l'area di azione a tutto il Piemonte. Le Lega annusa l'assalto e alza barricate. Il parere contrario della Corte dei Conti
Dicevi Amos e perfino chi, in Piemonte, masticava poco di sanità pensava a Fulvio Moirano, il manager che con lungimiranza e coraggiosa spregiudicatezza, vent’anni fa, “inventò” una soluzione per fornire servizi ad alcune Asl e ospedali, curando sempre di restare entro confini non scritti ma chiari, che non si estendevano oltre la provincia di Cuneo, quella di Asti e il nosocomio di Alessandria.
Un equilibrio, quello impostato dalla vecchia volpe della sanità, che sarebbe perdurato anche dopo il suo abbandono, passato in altre mani e attraversando diverse stagioni politiche, senza per questo impedire alla “creatura” di diventare un colosso da oltre 2mila dipendenti e 60 milioni di fatturato.
Da Moirano a Riboldi: cambia la visione
Oggi dici Amos e tocca pensare a Federico Riboldi e all’assai diversa visione che l’assessore alla Sanità, meloniano di ferro, ha per la gallina dalle uova d’oro che, razzolando ben al di fuori dall’aia di quella parte del Piemonte, rischia, come temono e prevedono in molti, di finire in frittata.
Fuor di metafora, la vicenda che in questi giorni allarma e infiamma la politica sul già accidentato terreno della sanità nasconde (si fa per dire) piani e resistenze, progetti e timori che attraversano e travagliano il centrodestra, più precisamente Fratelli d’Italia e la Lega. Nel mezzo, un futuro pieno di incognite e di rischi per lo stesso sistema sanitario, che è fatto sì di medici, infermieri e ospedali, ma anche di quei sistemi che consentono ai primi di lavorare e alle strutture di funzionare, possibilmente al meglio.
L’idea: Azienda Zero in Amos
La per nulla nascosta idea dell’assessore è quella di far entrare Azienda Sanitaria Zero in Amos, oggi composta da Aso Santa Croce e Carle (34,93%), Asl Cuneo 1 (33,40%), Asl Asti (25,09%), Asl Cuneo 2 (4,18%) e azienda ospedaliera universitaria di Alessandria (2,44%). L’obiettivo, visto che in agenda per il 29 gennaio c’è un’assemblea della società che consente di fornire servizi in house e quindi senza gare alle aziende che la compongono, sarebbe quello di chiudere la partita addirittura prima che il direttore della Super Asl, Adriano Leli, traslochi all’azienda Regina Margherita–Sant’Anna. Mai come in questo caso, però, il condizionale è d’obbligo.
Il fronte della Lega
Il disegno di Riboldi, affidato a Leli e tradotto in una delibera, non piace a tutti. E questo non sarebbe strano se tra i perplessi, per non dire contrari, non ci fosse il partito di Matteo Salvini, che in Piemonte si legge Riccardo Molinari e, sul fronte sanitario, Luigi Icardi, l’ex assessore oggi presidente della IV Commissione di Palazzo Lascaris. Ma la Lega è anche il partito che ha espresso, fino a non molto tempo fa, il presidente nel segretario del Carroccio cuneese Simone Mauro, il quale ha ceduto il testimone alla compagna di partito Carla Chiappello, assai vicina al senatore Giorgio Bergesio. A completare il cda, Giorgio Garelli, farmacista molto legato al governatore Alberto Cirio, e l’ex sindaco di Alba Giuseppe Rossetto, dalla lunga militanza in Forza Italia.
Le ragioni per temere che il disegno egemonico sull’intero sistema sanitario del Piemonte, attraverso Azienda Zero che ha “giurisdizione” su tutta la regione, corra nei piani di Riboldi su più binari, compreso quello politico, non sembrano mancare. Motivo sufficiente, in casa leghista, per drizzare le antenne e approntare contromisure. Un compito non poi così difficile, viste le possibili conseguenze dell’ingresso di Azienda Zero in Amos e il naturale allargamento della pratica dei servizi in house potenzialmente a tutte le aziende sanitarie e ospedaliere del Piemonte, grazie ai servizi gestiti dalla Super Asl.
Confini geografici e politici
Una rivoluzione, quella data dal superamento degli storici confini che hanno delimitato fino ad oggi l’area di influenza della società inventata da Moirano, che investirebbe un mercato su cui oggi operano società e cooperative esterne e quindi sottoposte alle procedure di gara, contrariamente a quanto può invece fare una società totalmente partecipata dalle aziende sanitarie.
Una prospettiva che allarma la Lega, ma non solo. I dubbi sulle possibilità per una società, pur grande e strutturata ma operante in una sola parte della regione, di reggere un allargamento simile sono tanti e forti. Anche se inizialmente ci si fermasse ad alcuni servizi prettamente legati alla Super Asl, come l’Emergenza 118, non è affatto detto che la prospettiva possa riservare ciò che si paventa, magari proprio sul fronte del personale da distribuire alle Asl che ne hanno bisogno.
Assunzioni senza concorso, come è consentito a un operatore privato ancorché interamente partecipato da aziende pubbliche. Posti che, a pensar male, possono immaginarsi come bacino di consensi e di voti. L’ingresso di Azienda Zero appare, non senza ragioni, come una breccia in quei confini storici entro i quali si è sempre mossa Amos.
Lo stop della Corte dei Conti
Se poi si aggiunge il già citato risvolto politico, in seno alla maggioranza, la resistenza per nulla nascosta della Lega rispetto a questo progetto non è difficile da spiegare. A sostegno dei rischi del piano caro all’assessore ci sono anche le perplessità degli attuali soci, o comunque di una loro parte. Dall’azienda ospedaliera universitaria di Alessandria sarebbe partita una lettera al cda di Amos in tal senso, firmata dal direttore generale Valter Alpe. Se Riboldi, tramite Leli o il suo successore designato dall’assessore, Massimo D’Angelo, tirerà dritto (per usare un’espressione cara a quella parte), la reazione della Lega potrebbe essere ancora più forte di quanto appaia oggi, investendo gli stessi equilibri interni alla maggioranza.
A rendere più solida la postura leghista e più traballante quella di chi vuole l’ingresso della Super Asl in Amos c’è il non certo trascurabile parere della Corte dei Conti sulla delibera predisposta da Leli lo scorso 13 luglio. Dopo 24 pagine di disamina dell’atto del direttore della Super Asl, i magistrati contabili esprimono parere negativo sull’atto con cui Azienda Zero spiega le ragioni per cui intende entrare in Amos. La società che fino a poco tempo fa richiamava il nome del suo inventore e oggi si lega a quello di chi avrebbe in mente cambiamenti capaci di scuotere la politica. E non solo.


