Referendum, Bettini esclude il merito
Giorgio Merlo 15:43 Giovedì 22 Gennaio 2026
Recentemente l’ex dirigente comunista e autorevole esponente dell’attuale corso politico del Pd guidato da Elly Schelin, e cioè Goffredo Bettini, ha detto candidamente che adesso voterà No al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia perché, pur avendo sostenuto il Sì per parecchi mesi, ha cambiato opinione in odio a Giorgia Meloni. E questo per la semplice ragione, sempre secondo questa strampalata e singolare opinione, che al referendum non si vota sul merito della riforma ma sul disprezzo che si nutre nei confronti della Premier e, nello specifico, di chi propone la suddetta riforma costituzionale.
Ora, e proprio alla luce di questa anacronistica interpretazione, dobbiamo prendere atto che a sinistra, del resto secondo un antico e radicato copione ideologico, il nemico va prima politicamente criminalizzato e poi semplicemente distrutto e annientato sfruttando tutti i mezzi a disposizione. E la riflessione di Bettini, sotto questo aspetto, ne è persin la plateale conferma. Il merito, cioè, in politica non conta assolutamente nulla. Conta solo, ed esclusivamente, l’odio e il disprezzo nei confronti del nemico politico che non è più un semplice avversario, come pensa storicamente la cultura democratica e costituzionale, ma un interlocutore a cui non si deve concedere nulla.
Il “lodo” Bettini, quindi, non può e non deve passare sotto silenzio. Non solo perché assistiamo ad un’operazione trasformistica ed opportunistica di straordinaria levatura ma, soprattutto, perché dobbiamo prendere atto che secondo questa concezione la cosiddetta democrazia dell’alternanza non potrà mai decollare. Perché quando detesti al punto tale il tuo nemico politico da condividere ciò che dice ma di non poterlo dire in quanto è, appunto, un nemico irriducibile a cui non si possono fare sconti, è di tutta evidenza che il confronto politico è avvelenato da elementi che esulano da una normale e persin fisiologica dialettica democratica, liberale e costituzionale. E, a maggior ragione, proprio la consultazione referendaria non richiede una rigida e dogmatica appartenenza di partito ma, di per sé, risponde a logiche trasversali. Del resto, non c’è stato un solo referendum nel nostro paese, dal 1946 in poi, dove non si sia registrato una trasversalità politica nel propendere per il Sì o per il No sul quesito proposto. Certo, quando prevalgono le categorie dell’odio e del disprezzo politico, o personale, nei confronti dei proponenti, è ovvio che anche la scelta è viziata sin dall’origine. Viziata, però, da elementi che non appartengono alla politica ma entrano in una dimensione semplicemente extra politica.
Ecco perché la tesi e, soprattutto, la strategia e il metodo messi in campo da Bettini sul prossimo voto referendario, sono destinati a lasciare il segno nella politica italiana. E, nello specifico, sulla concezione che l’attuale sinistra italiana - sempre più estremista, radicale e massimalista - persegue concretamente nel paese e nel rapporto con i propri “nemici”. Certo, una considerazione conclusiva non si può non fare, a prescindere da qualsiasi giudizio di parte. E cioè, se questo è il metodo concreto che viene perseguito dalla sinistra nell’attuale fase politica, aspettiamoci una stagione all’insegna di una violenta e spietata radicalizzazione della lotta politica con tanti saluti a qualsiasi confronto sul merito delle questioni. Appunto, il peggio del peggio di quello che può offrire la politica contemporanea.



