Rettrice nel mirino di Askatasuna,
settimana di "lotta" in Università
Gioele Urso 14:57 Lunedì 26 Gennaio 2026
I collettivi universitari si schierano contro la professoressa Prandi. "Chiudere Palazzo Nuovo scelta politica". Poi annunciano una mobilitazione permanente che sfocerà nel maxi corteo di sabato. Si inizia domani con un presidio in Rettorato
Cristina Prandi, la rettrice dell’Università di Torino, nel mirino dei collettivi studenteschi. La chiusura di Palazzo Nuovo per evitare un evento musicale a sostegno di Askatasuna, il centro sociale sgomberato lo scorso 18 dicembre, viene visto come “un atto politico”. A partire da domani indetta una settimana di protesta che sfocerà nel corteo nazionale di sabato 31 gennaio: la tappa più delicata della manifestazione sarà il passaggio in corso Regina Margherita. Incognita occupazioni. Alla professoressa che, do aver concesso le sale per la riunione nella quale si è annunciata la guerriglia del 31gennaio, come spesso accade, sono arrivate intimidazioni.
Politico, non tecnico
“La chiusura di Palazzo Nuovo è un atto politico”. A dirlo sono i collettivi studenteschi che questa mattina si sono dati appuntamento davanti alla sede dell’Università di Torino per prendere posizione contro la rettrice Cristina Prandi e per annunciare una settimana di mobilitazioni. A partire dalle 10 di domani mattina, martedì 27 gennaio 2026, quando si ritroveranno in presidio davanti al Rettorato di via Verdi.
A far scoppiare la protesta la decisione della rettrice di chiudere Palazzo Nuovo per due giorni con l’obiettivo di impedire che si tenesse un concerto a sostegno di Askatasuna. L’evento era in programma alle 20 di venerdì 23 gennaio e prevedeva l’esibizione di numerosi gruppi musicali. In una nota dello stesso giorno l’Università ha spiegato che la scelta era stata dettata da esigenze di sicurezza: “In assenza di riscontro alla formale richiesta di annullamento dell’evento, l’unica soluzione per impedirne la realizzazione non autorizzata ed evitare l’utilizzo improprio di locali non conformi alle norme di sicurezza previste per eventi di questa tipologia è stata quella di disporre la chiusura della sede”. Così venerdì e sabato scorsi la sede storica di Unito non ha aperto i battenti.
Settimana di lotta
“La decisione della rettrice ha ben poco di tecnico e ben poco di amministrativo, perché è lampante che non sia stata dettata da motivi di sicurezza, ma rappresenta una presa di posizione politica”, hanno spiegato i portavoce di Cua, Studenti indipendenti, Giovani comunisti, Assemblea dei lavoratori precari e Cambiare rotta.
“È chiaro che quando l'università viene gestita da componenti politiche, da questura e prefettura l'ateneo perde il suo scopo, quello di essere uno spazio di dialogo, uno spazio in cui i giovani si possono esprimere, uno spazio in cui si sviluppa il pensiero critico”. Comincerà così a partire da domani una settimana di mobilitazione dei collettivi studenteschi contro l’Università. Il primo presidio, come detto, alle 10 in Rettorato.
Il corteo per Askatasuna
A Torino lo sguardo però è puntato a sabato 31 gennaio quando sfilerà per le vie della città il corteo indetto contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna avvenuto lo scorso 18 dicembre. Quel giorno in città arriveranno diversi militanti dei movimenti sociali di tutta Italia e si raduneranno in tre luoghi simbolo: Palazzo Nuovo e le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa.
La partenza dei tre spezzoni, che confluiranno in piazza Castello, è prevista intorno alle 14.30. Da lì il corteo, a quel punto unico, si muoverà lungo viale Primo Maggio, corso San Maurizio, rondò Rivella e corso Regina Margherita dove, al civico 47, si trova l’edificio sgomberato. Il corteo poi dovrebbe proseguire in via Rossini, lungo Dora Firenze, e si concluderà in corso Regio Parco.



