DIRITTI & ROVESCI

Fine vita, la denuncia di Caterina: "Mio marito non conosceva i suoi diritti e si è ucciso"

L'uomo si è tolto la vita dopo aver parlato con i medici. Gli era stata prospettata la dipendenza da un respiratore artificiale. Nessuno però gli aveva spiegato che c'erano delle alternative. IL racconto della moglie attraverso l'associazione Luca Coscioni - VIDEO

“Se lo avesse saputo, mio marito forse non si sarebbe impiccato”, a dirlo è Caterina, una donna di 66 anni che attraverso l’associazione Luca Coscioni lancia un appello al ministro della Salute, Orazio Schillaci. La donna ha raccontato in un video la storia del marito Ezio, 69enne, malato di Sla.

A Ezio la Sla era stata diagnosticata quando non aveva ancora gravi problemi motori. Nei mesi successivi, però, la malattia era peggiorata. Quando i medici, un venerdì, gli avevano prospettato la tracheotomia e la dipendenza da un respiratore artificiale, Ezio aveva detto di non voler vivere in quelle condizioni.

Guarda il video con l'appello della donna

“Nessuno – sottolinea l'associazione Luca Coscioni in una nota – gli aveva spiegato l'esistenza delle alternative previste dalla legge, come un percorso palliativo con anche sedazione profonda oppure l'aiuto medico alla morte volontaria da parte della Asl”. L’uomo pochi giorni aver parlato con i dottori si è tolto la vita in garage.

Da poco Caterina ha scoperto che in Italia “oggi sono legali la sedazione profonda e continua e che, dal 2019, è possibile accedere all'aiuto medico alla morte volontaria, in presenza di precise condizioni stabilite dalla Corte costituzionale. Condizioni che Ezio avrebbe soddisfatto”. La donna racconta che se il marito avesse conosciuto i suoi diritti, forse la sua storia non sarebbe finita in quel modo.

"In Italia la morte volontaria medicalmente assistita è legale a determinate condizioni, ma i cittadini non lo sanno: le nuove forme di proibizionismo e di negazione dei diritti oggi passano proprio dal nascondere le norme esistenti – ha dichiarato Marco Cappato dell'associazione Luca Coscioni – In assenza di campagna informative pubbliche e istituzionali, i volontari del Numero Bianco dell’associazione Luca Coscioni rispondono a chiunque abbia bisogno di conoscere i propri diritti sul fine vita. La storia di Ezio dimostra che essere informati su tutte le opzioni terapeutiche possibili è un diritto che al momento troppo spesso rimane solo sulla carta”.

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