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Stadio Grande Torino, Lo Russo incalza Cairo: "La decisione entro l'estate"

Il presidente granata deve svelare le sue intenzioni. Prima dell'inizio del prossimo campionato di Serie A dovrà comunicare alla federazione dove il Toro giocherà tutte le partite in casa. Ma la deroga per lo stadio scade il 31 dicembre 2026

Non bastano i risultati sportivi, adesso a far arrabbiare i tifosi del Toro sono anche gli aspetti amministrativi. Urbano Cairo non ha ancora incontrato in vie ufficiali il Comune per discutere del futuro dello stadio Grande Torino, e la deroga alla concessione scade tra pochi mesi. A far luce sulla vicenda è stato l’assessore comunale allo Sport, Domenico Carretta, rispondendo alle interpellanze dei consiglieri Ferrante De Benedictis (FdI) e Pierlucio Firrao (Torino Bellissima).

Entro l'estate

“Bisogna definire un percorso entro l’estate”. A dirlo è Domenico Carretta, assessore allo sport del Comune di Torino, e il percorso al quale fa riferimento è quello che dovrà portare a una nuova concessione per l’uso dello stadio Grande Torino o alla sua cessione.

Il Toro di Urbano Cairo al momento ha un contratto in deroga valido fino alla fine dell’anno e per continuare a disputare le partite casalinghe nell’impianto che affaccia su corso Agnelli deve trovare un nuovo accordo con l’amministrazione comunale o comprare l’impianto.

Dopo che sono cadute le ipoteche sullo stadio il Comune di Torino ha infatti aperto alla sua vendita, ma il presidente granata l’estate scorsa ha fatto sapere che al Toro devono essere garantite le stesse condizioni che vennero garantite alla Juventus quando acquistò l’area della Continassa.

Gli scenari

A questo punto a mettere pepe a una eventuale trattativa sono i tempi dettati dallo sport: “Tenendo conto della scadenza della concessione a fine 2026 e delle scadenze per trasmettere alla Federazione i dati relativi allo stadio che ospiterà le partite della prossima stagione, è chiaro che bisogna definire un percorso entro l'estate”, ha spiegato Domenico Carretta rispondendo alle interpellanze di Ferrante De Benedictis (Fdi) e Pierlucio Firrao (Torino Bellissima).

Sul tavolo di Urbano Cairo, o paradossalmente di un altro soggetto interessato, ci sono diverse possibilità: il partenariato pubblico-privato; una nuova concessione attraverso un bando; o la cessione dei diritti di superficie. “Al momento le possibilità sono tutte nella disponibilità della Città che potrà regolarsi anche sulla base di eventuali manifestazioni di interesse”, ha aggiunto Carretta. La questione è che fino a oggi non c’è stata alcuna “interlocuzione ufficiale o altri fatti amministrativi rilevanti” con il Toro.

Altro tema di rilevanza è che sono arrivati i risultati della perizia dalla società Praxi che ha valutato l’impianto: “I procedimenti peritali si sono svolti e gli esiti, che sono stati comunicati, costituiranno la base per le valutazioni necessarie ai bandi che potranno essere pubblicati”, ha concluso Carretta.  

“Ci manca solo che il Toro debba chiedere asilo allo Juventus Stadium nel prossimo campionato – commenta Ferrante De Benedictis di FdI – Adesso non ci sono più alibi: le ipoteche sono state tolte e la perizia richiesta dall’amministrazione è stata consegnata. Quello che manca è la volontà d’incontrarsi”. “A fine gennaio questa situazione è preoccupante – spiega Pierlucio Firrao di Torino Bellissima – Questo immobilismo da ambo le parti rischia di ricadere esclusivamente sui tifosi granata rendendo difficile qualsiasi programmazione”.

La tattica 

Il dossier “stadio di proprietà” per Cairo assume oggi un valore che va ben oltre i mattoni. Perché se c’è un investimento che può segnare uno spartiacque nella sua presidenza – l’unico vero asset capace di cambiare il profilo industriale del club (e magari accelerare il passaggio di proprietà) – è proprio l’acquisto dell’Olimpico Grande Torino.

Il presidente granata a ottobre ha aperto alla cessione della società, anche se ha specificato che non ci sono trattative in corso “perché offerte non ce ne sono”. E a novembre è tornato sul dossier stadio, legandolo apertamente al Comune: “Sto pensando allo stadio di proprietà e sto valutando il progetto insieme al sindaco di Torino. Spero che sia possibile”.

Un’ipotesi? Cairo compra lo stadio, consegna al Toro un asset strategico e poi chiude il cerchio. Per molti sarebbe la “madre di tutte le plusvalenze”, considerando l’acquisto del club quasi a costo zero nel 2005. Da lì, l’uscita: fondo internazionale o multinazionale straniera, con spalle larghe per investire su stadio e ambizioni sportive. Uno schema temporale che circola sempre più spesso: 2026 stadio, 2027 società.

Il tempo però stringe. A mettere fretta, come detto, è il regolamento sportivo: a luglio 2026, per iscriversi al campionato 2026-2027, il club dovrà indicare uno stadio per tutta la stagione. E la deroga che permette al Toro di giocare all’Olimpico scade il 31 dicembre 2026.