VERSO IL VOTO

Referendum, il No in rimonta: pareggio "tecnico" (e politico)

Secondo Xè a dividere i due fronti sarebbe un risicato 0,2%. Il vantaggio iniziale del Sì si sta assottigliando, ma al trend fisiologico si aggiunge l'uso propagandistico dei sondaggi. Con il ben noto fenomeno della "profezia autoavverante"

Altro che sorpresa. È una dinamica del tutto prevedibile. Quando un referendum esce dal recinto degli “iniziati” – politici, addetti ai lavori, commentatori – e diventa materia di discussione diffusa tra i cittadini, gli equilibri iniziali si rimescolano. È quello che sta accadendo sul referendum sulla giustizia, dove il vantaggio con cui era partito il fronte dei tende progressivamente ad assottigliarsi man mano che ci si avvicina al voto del 22 e 23 marzo. Non c’è nulla di anomalo. È il passaggio naturale dalla fase politica alla percezione pubblica. Ed è proprio in questo passaggio che entra in scena con più forza la propaganda, di cui i sondaggi non sono semplici strumenti di rilevazione, ma parte integrante.

L’ultima fotografia arriva dall’Istituto Ixè, che nell’ambito del suo Osservatorio politico settimanale ha intervistato mille elettori: i Sì sarebbero al 50,1%, i No al 49,9%. Due decimi di punto di distanza. Un equilibrio quasi perfetto, un “pareggio tecnico” che fotografa il recupero costante del fronte del No, partito nelle settimane scorse con un divario molto più ampio.

Un recupero che non sorprende affatto. Più la data delle urne si avvicina, più il referendum viene caricato di significati politici dai due schieramenti e più il confronto si sposta sul terreno emotivo e identitario, dove le posizioni tendono a irrigidirsi e a polarizzarsi.

In questo contesto, vale anche un principio ben noto nella scienza demografica: la profezia autoavverante. I sondaggi, soprattutto per chi rincorre, diventano uno strumento per mobilitare, per alimentare la percezione di una rimonta possibile, per trasformare una consultazione che sembrava già indirizzata in una partita apertissima. Non solo registrano gli orientamenti: contribuiscono a plasmarli.

I dati del sondaggio

Interessante analizzare la composizione dei due schieramenti secondo i dati elaborati da Ixè. Tra chi ha affermato di voler votare No ci sono più donne (il 53%). Se si guarda al dato anagrafico c’è una netta spaccatura tra under 55 e over 55: nella fascia 18-34 anni il 66% ha detto che voterà No, stessa cosa per chi appartiene alla fascia 35-44 (56%) e in quella 45-54 (54%). Si ribalta l’orientamento sopra i 55 anni: nella fascia 55-64 anni i Sì sono al 62% e oltre i 65 anni al 57%.

Gli elettori di destra e centrodestra non hanno dubbi, voteranno compatti per il Sì e il dato si attesta nel primo caso al 96% e nel secondo all’87%. Meno granitico il fronte del No: gli elettori di centrosinistra che voteranno contro la riforma sono l’81% e l’89% a sinistra. Tra gli elettori di centro prevale il Sì al 54% mentre il No prevale tra chi dice di non avere una collocazione politica.

Altro dato interessante è quello legato all’astensione: sarebbe il 39% chi dice di volersi astenere o è indeciso. In linea generale chi ha risposto al sondaggio dichiara di aver ricevuto un’informazione sul tema non all’altezza: il 17,9% non ne ha mai sentito parlare, il 37,4% ne ha sentito parlare ma non conosce i contenuti, il 44,7% ne ha sentito parlare e sa di cosa si tratta. Infine il 37% degli elettori non sa che è un referendum senza quorum.

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