ALTA TENSIONE

Askatasuna, sale la tensione: braccio di ferro sui tre cortei

Tre partenze da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo, 180 sigle, arrivi da tutta Italia e dall'estero. Prefettura e Questura chiedono di evitare il centro e fare un'unica sfilata, ma gli organizzatori non arretrano e vogliono passare davanti allo stabile sgomberato

Si discute di percorsi, prescrizioni e “rimodulazioni”, ma la sostanza è una sola: evitare che il 31 gennaio si ripetano scene che nessuno ha dimenticato. Mentre in Prefettura e in Questura si lavora per modificare forma e tragitto della manifestazione nazionale contro lo sgombero di Askatasuna, gli organizzatori confermano tre cortei distinti e il passaggio in corso Regina Margherita, davanti allo stabile sgomberato il 18 dicembre dopo trent’anni di occupazione.

Le autorità chiedono di tenere la sfilata lontana da piazza Castello, dove il 3 ottobre gli scontri durarono ore, e di ricondurla a un unico percorso. Dall’altra parte non c’è alcuna disponibilità a cambiare l’impianto della giornata. È in questo braccio di ferro che si concentra tutta la tensione delle ore che precedono la manifestazione.

Cambiare il percorso

Dopo il tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza riunito ieri in Prefettura, è stata formalmente avanzata la richiesta di modificare il tragitto, evitando il passaggio in centro e in particolare in piazza Castello, dove il 3 ottobre scorso si verificarono scontri durati ore, e di ridurre la manifestazione a un unico corteo.

Al momento non è arrivata una risposta definitiva dagli organizzatori, che non intenderebbero rinunciare né alla suddivisione in tre spezzoni né al passaggio in corso Regina Margherita, davanti all’edificio occupato per circa trent’anni da Askatasuna e sgomberato il 18 dicembre scorso. La Questura, sentiti i promotori, potrebbe a breve emettere prescrizioni che cambieranno forma alla sfilata. Se si andrà davvero verso il divieto di piazza Castello o verso lo stop ai tre punti di partenza, lo si capirà nelle prossime ore.

La “rimodulazione” che preoccupa

«È stata valutata l’opportunità di una rimodulazione della manifestazione». Così la Prefettura, al termine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza. Un’espressione che nel linguaggio istituzionale suona come un campanello d’allarme: così com’è stata pensata, la manifestazione non convince affatto chi dovrà gestirne le conseguenze.

Torino, sabato, sarà blindata. E non è un modo di dire. In attesa di un esito delle trattative, i collettivi dell’area autonoma stanno intanto pubblicizzando la composizione dei tre spezzoni. Da Porta Nuova partirebbero il movimento No Tav e gli attivisti pro Kurdistan RiseUp4Rojava. Da Porta Susa alcuni centri sociali torinesi come Gabrio, Manituana, Neruda, insieme a realtà come Prendocasa e sigle sindacali come Usb. Da Palazzo Nuovo lo spezzone universitario, il comitato Vanchiglia Insieme e con ogni probabilità gli stessi attivisti di Askatasuna.

Le carovane a 15 euro e le 180 sigle

Gli arrivi in città, in treno e in pullman, sono previsti già da venerdì. I partecipanti attesi arrivano da fuori regione e anche dall’estero. In queste ore si stanno chiudendo le iscrizioni per partecipare alle carovane: il costo medio per un viaggio di andata e ritorno per Torino è di 15 euro, con varianti legate alla distanza. A cinque giorni dall’evento, le sigle aderenti sono già circa 180.

Dalle parti di Askatasuna si parla apertamente di convergenza: saturare la capacità di risposta delle forze dell’ordine con tre direttrici contemporanee e migliaia di presenze in città.

L’appello del prefetto

Il prefetto Donato Cafagna ha lanciato un appello: «Chiedo agli organizzatori e ai manifestanti di isolare i violenti e assicurare in ogni momento il carattere pacifico della manifestazione». Al tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza siedono il sindaco Stefano Lo Russo, il procuratore capo Giovanni Bombardieri, il neo questore Massimo Gambino, i comandanti provinciali dei carabinieri e della Finanza Roberto De Cinti e Alberto Nastasia. Sono stati analizzati anche i post social che accompagnano il manifesto del corteo: “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”. Lo Russo prova a tenere l’equilibrio istituzionale: «Auspico che le autorità di pubblica sicurezza possano individuare le soluzioni più adeguate per contemperare il diritto a manifestare pacificamente con le imprescindibili esigenze di tutela della sicurezza».

Il kit di piazza

Negli ultimi giorni ha fatto scalpore la circolazione online della campagna intitolata “Come prepararsi alla piazza”. Non un invito a portare cartelli e slogan, ma indicazioni dettagliate su un “kit medico personale”: mascherine, antiacido contro i lacrimogeni, spray, garze, bende. Materiale pensato per affrontare eventuali scontri con le forze dell’ordine e per soccorrere feriti.

Per chi deve gestire l’ordine pubblico, è un segnale inquietante su cosa ci ci possa aspettare sabato prossimo.

Una città militarizzata

Sabato 31 gennaio Torino sarà, ancora una volta, una città militarizzata. Nel capoluogo piemontese confluiranno alcune migliaia di antagonisti, oltre ai singoli cittadini che vorranno partecipare a una manifestazione già preannunciata come potenzialmente violenta. Se si predispone un servizio medico e si prevede di doverlo usare, il messaggio che arriva agli apparati di sicurezza è inequivocabile.

Tra le 180 sigle compare anche “Radici del sindacato alternativa in Cgil”, corrente nata nel 2022 all’interno dell’organizzazione guidata da Maurizio Landini. Minoranza interna, ma con una rete di delegati diffusa in fabbriche e uffici, che interpreta il sindacato come soggetto politico di trasformazione sociale. Non sarà l’unico sindacato presente. In corteo ci sarà anche Sea-Watch, l’Ong tedesca impegnata nel recupero dei migranti nel Mediterraneo, nota per le posizioni apertamente critiche verso i governi italiani fin dai tempi di Carola Rackete. Presente anche una sezione dell’Anpi, quella torinese Bianca Guidetti Serra-Giovanni Pesce, e i Docenti per Gaza, finiti nelle cronache per i webinar nelle scuole con Francesca Albanese.

Centri sociali, collettivi, sindacati, Ong, realtà internazionali: una concentrazione che, tutta insieme, preoccupa non poco chi dovrà garantire l’ordine pubblico.

La vera incognita

La manifestazione si farà. Su questo non c’è dubbio. L’incognita, in queste ore, è quale forma assumerà davvero: quella immaginata dagli organizzatori, con tre cortei diretti verso il centro e il passaggio simbolico davanti ad Askatasuna, o quella “rimodulata” dalle prescrizioni che la Questura potrebbe imporre.

In mezzo c’è Torino, che si prepara a un altro sabato ad altissima tensione, con la memoria ancora fresca del 3 ottobre e lo sgombero del 18 dicembre che brucia come una ferita aperta.

print_icon