ACCADEMIA

Politecnico e UniTo oltre i 100. L'Università parla inglese

L'ateneo di corso Duca degli Abruzzi è in 118ma posizione in Europa, di poco sotto ai cugini di Milano (114). Piemonte Orientale non classificato con un rating piuttosto basso 651-700. Ma è l'Italia nel suo complesso ad arretrare e a non attrarre studenti

Nel campionato vero, quello che conta, si parla inglese stretto. Oxford davanti a tutti, poi Zurigo, poi Londra che si prende mezzo podio con Imperial e UCL. Sette inglesi nelle prime dieci, due svizzere e una francese a fare da foglia di fico. Il resto d’Europa guarda la targa.

Poi c’è l’Italia. Presente, sì. Competitiva, un po’ meno. La fotografia del QS World University Rankings: Europe 2026 è di quelle che fanno male senza fare rumore: 65 università italiane classificate, quarto Paese per presenze dopo Regno Unito (129), Turchia (107) e Germania (102). Ma quando si alza lo sguardo verso l’élite, restano solo quattro atenei nelle prime 100 posizioni. E il primo italiano lo si incontra soltanto al 45° posto.

Il migliore è ancora il Politecnico di Milano, che però perde sette posizioni. Poi Bologna che scivola dal 48° al 59°, la Sapienza che arretra dal 66° al 77°, Padova che scende dall’87° al 92°. Insomma, siamo dentro, ma in retromarcia. Dentro questa cartina che si restringe, Torino tiene due presidi pesanti. Non in prima linea, ma nemmeno ai margini. E non è poco, guardando come si muove il resto del Paese.

Politecnico di Torino: 118°

Il Politecnico di Torino si piazza al 118° posto europeo. È nella fascia delle prime 200 università del continente, accanto alla Statale di Milano (114°). Non è podio, ma è piena zona Champions per l’accademia italiana. Nel panorama nazionale è sesto: dopo Milano, Bologna, Sapienza, Padova e Statale. Davanti a Cattolica (136°), Pisa (141°), Tor Vergata (150°), Federico II (153°).

Il dato vero è che, mentre molte università italiane arretrano vistosamente, il Politecnico si conferma stabilmente tra i poli accademici di riferimento del Paese. In una classifica costruita su 12 indicatori chiave (reputazione accademica, reputazione tra i datori di lavoro, ricerca, internazionalizzazione, impatto, occupabilità), stare lì significa reggere l’urto dove molti altri cedono.

L’Università di Torino: 155°

Subito dietro, al 155° posto, c’è l’Università di Torino. Undicesima in classifica nazionale per posizione europea, ma di fatto dentro la top ten italiana per peso complessivo. Chiude infatti il gruppo dei grandi atenei nazionali insieme a Tor Vergata e Federico II. Non è un piazzamento da copertina, ma è un piazzamento da istituzione strutturale: UniTo resta nel gruppo ristretto delle università che tengono l’Italia agganciata alla classifica che conta. E in un contesto in cui il 41% netto degli atenei italiani perde posizioni (quarto peggior dato europeo tra i Paesi con più di 10 università classificate), non scivolare fuori dal radar è già un risultato. Non classificata Upo, l’Università del Piemonte Orientale a cui viene assegnata una forchetta di rating 651-700.

L’Italia perde laureati, non ne attrae

Il QS non misura solo la didattica. Misura anche l’attrattività e l’occupabilità. E qui arriva il tasto dolente: in 10 anni l’Italia ha perso quasi 100mila laureati tra i 25 e i 35 anni. Siamo tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, ma non riusciamo ad attrarne. E sul fronte occupazionale, solo la Sapienza entra tra le prime 50 università europee per risultati lavorativi dei laureati.

Il problema, quindi, non è solo di ranking. È di sistema. Delle 51 università italiane già presenti l’anno scorso: 14 salgono, 35 scendono e 2 restano stabili. Il saldo netto è pesante. E infatti Bologna esce dalla top 50, la Sapienza arretra, Padova arretra, Milano arretra. Qualcosa si muove (Tor Vergata sale di 17 posti fino al 150°, Catania fa un balzo di 56 posizioni fino al 301°, Genova guadagna 20 posti fino al 204°), ma il quadro generale è di arretramento strutturale.

Il campionato degli altri

Per capire la distanza basta guardare la top ten europea: Oxford, ETH Zürich, poi Imperial College London e UCL (ex aequo), Cambridge, Edinburgh, King’s College London, PSL Parigi, Manchester, EPFL Losanna. Sette inglesi. Due svizzere. Una francese. Qui si gioca un altro sport.

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