"Salva Canavese", faida a destra. Crosetto jr. spara a zero
Davide Depascale 18:58 Mercoledì 28 Gennaio 2026Dopo la decisione del Consiglio Regionale di trasformare l'emendamento sul caso Asa della legge di bilancio in un provvedimento ad hoc, il "nipote d’Italia" attacca i colleghi del centrodestra (e del suo partito): "Invidie e personalismi"
“Personalismi e invidie” che mettono a rischio l’interesse del territorio. Non usa mezzi termini Giovanni Crosetto, europarlamentare di Fratelli d’Italia e nipote del ministro della Difesa Guido Crosetto, nel commentare su Facebook il pasticcio consumatosi oggi in Consiglio regionale sulla vicenda Asa, il consorzio fallito nel 2008 lasciando 52 comuni del Canavese con un debito che oggi ammonta a 70 milioni di euro, ridotti a 9 dopo la composizione extragiudiziale guidata dal commissario straordinario Stefano Ambrosini.
Lo sfogo social
“Ci ritroviamo a leggere sui giornali che la strada giusta da seguire non era quella della presentazione dell’emendamento alla legge di bilancio, ma quella di una legge speciale dedicata”, scrive Crosetto in un lungo post che suona come una dura requisitoria contro alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra e del suo stesso partito. “Peccato che la strada dell’emendamento fosse stata la strada proposta dai massimi dirigenti della Regione Piemonte, che ad occhio dovrebbero intendersi un po’ di più di procedura legislativa dei nostri Consiglieri Regionali”.
L’europarlamentare non nasconde la preoccupazione per i rischi della soluzione adottata: “La Politica ha deciso di scegliere una strada che comporta un fattore di rischio, prendendosi le sue responsabilità”. Il timore è che il passaggio da un emendamento immediato a una legge speciale da varare successivamente possa compromettere “l’accettazione dell’offerta complessiva da parte del Comitato a garanzia dei Creditori”, il nodo cruciale dell’intera operazione.
Patemi in aula
La seduta odierna a Palazzo Lascaris ha vissuto momenti di autentica confusione. Il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco (anche lui in quota FdI) aveva inizialmente invitato i consiglieri a votare un emendamento alla legge di bilancio per stanziare un milione di euro - su un debito complessivo di 9 milioni - a sostegno dei comuni canavesani. L’assessore al bilancio Andrea Tronzano aveva confermato ieri, durante il question time, la bontà dell’operazione.
Tuttavia qualche minuto dopo è arrivato il dietrofront: l’emendamento è stato ritirato e sostituito con un ordine del giorno che impegna la Regione a varare una legge speciale ad hoc, posticipando di fatto l’intervento a supporto dei comuni.
Il balletto delle firme
Altro elemento di imbarazzo è stato il pasticcio sulle firme sull’ordine del giorno. Inizialmente presentato con prima firma del capogruppo della Lega Fabrizio Ricca, il documento del giorno è stato riscritto dopo che il capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Riva Vercellotti si sarebbe rifiutato di apporre la propria firma per primo, presumibilmente per non contraddire il collega di partito Nicco che aveva sostenuto l’emendamento poco prima.
Sarebbe stato tuttavia lo stesso Nicco a chiedere a Riva Vercellotti di figurare come primo firmatario, rivendicando il ruolo di FdI come partito di maggioranza relativa nella coalizione guidata dal presidente Alberto Cirio. L’ordine del giorno, così riscritto, è stato approvato in tarda mattinata con 26 voti favorevoli.
Spaccatura in Fratelli d’Italia
Ma è proprio all’interno del partito della premier Giorgia Meloni che si consuma la frattura più evidente. Mentre Crosetto critica apertamente la gestione della vicenda, la consigliera regionale Paola Antonetto - anch’essa di FdI - esulta per il risultato raggiunto. Proprio Antonetto aveva sollevato dubbi sull’operazione con un question time rivolto ieri all’assessore Tronzano, in cui chiedeva chiarimenti sull’effettivo potenziale risolutivo dello stanziamento da un milione di euro.
“Sono soddisfatta che dal mio question time sul tema Asa si sia arrivati a definire un percorso finalmente chiaro”, ha dichiarato, definendo “un ottimo punto di svolta” l’idea della legge specifica dopo “una gestione un po’ confusa di questa partita”.
Le ragioni della Lega
Anche il resto del centrodestra non era convinto di votare un emendamento sostanzialmente a scatola chiusa, con il leghista Ricca che ha spiegato così le motivazioni della marcia indietro: “Per motivi tecnici e politici, la questione non poteva essere risolta a mezzo di un emendamento al bilancio e avrebbe potuto costituire un pericoloso precedente”. La scelta sarebbe dettata dalla volontà di “restituire dignità ai Comuni e ai sindaci del Canavese” attraverso “un’azione legislativa strutturata”. Ma dietro una mossa simile non si può non leggere la volontà – ampiamente condivisa dai consiglieri di maggioranza – di voler mettere il cappello su un provvedimento di tale portata, potendo così rivendicare almeno in parte di aver salvato 52 comuni che andavano incontro a un fallimento quasi certo.
La faida dei tre giorni
Nel suo post social, Crosetto non nasconde l’amarezza per come si è arrivati a questo punto: “Questo impegno arriva a seguito di tre giorni segnati dalla scelta, da parte di alcuni membri del centrodestra, di rendere pubblico uno scontro che non si sarebbe mai dovuto verificare, se si fosse tenuto come unico faro l’interesse del territorio che rappresentiamo”.
L’europarlamentare conclude con un ringraziamento “ai 52 Sindaci Canavesani, che nonostante tutte le difficoltà, i problemi, le lunghe ed estenuanti attese, i personalismi e le invidie, continuano a tenere un’unitarietà politica ed un attaccamento agli interessi del territorio che, soprattutto in questo momento, dovrebbe essere di esempio a tanti”.
Polvere sotto il tappeto
La vicenda Asa mette in luce le tensioni interne al centrodestra piemontese e rivela come Fratelli d’Italia, pur non prevedendo l’esistenza di correnti al suo interno, sia attraversato da divisioni significative. La posta in gioco nel Canavese resta alta: 52 amministrazioni comunali attendono da anni la chiusura di una vicenda che risale al 2008 e che, senza l’intervento regionale, rischierebbe di portarle al dissesto finanziario e al conseguente commissariamento.
Ora toccherà alla Giunta Cirio dare seguito rapidamente all’ordine del giorno approvato ieri, trasformandolo in una legge che stanzi il milione di euro necessario. Il rischio, sottolineato da “Crosettino”, è che i tempi più lunghi possano compromettere l’accordo faticosamente raggiunto con i creditori. Ma nessuno vuole intestarsi un simile crac: al contrario, è in atto una gara tutta a destra per intestarsi il suo salvataggio.



