Palazzo Nuovo occupato. Università bivacco di Askatasuna
Gioele Urso 21:26 Mercoledì 28 Gennaio 2026Come da copione, serve un posto per ospitare i manifestanti in arrivo da fuori Torino per la manifestazione di sabato prossimo contro lo sgombero del centro sociale. E così i collettivi studenteschi si barricano nella sede delle facoltà umanistiche - VIDEO
Alla fine, quel che ci si aspettava è accaduto. Al termine dell’assemblea convocata dai collettivi universitari è stato occupato Palazzo Nuovo, storica sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. L’azione è scattata al termine dell’assemblea delle 18, tenutasi proprio all’interno dell’edificio. È l’epilogo di una contestazione che dura da giorni e che è nata dopo la decisione della rettrice Cristina Prandi di chiudere la struttura venerdì e sabato scorsi, per evitare che si tenesse un evento musicale di solidarietà con Askatasuna, il centro sociale sgomberato lo scorso 18 dicembre.
«La rettrice chiude, noi apriamo. Se l’università sceglie il controllo, noi scegliamo il conflitto. Palazzo Nuovo è occupato!», dicono gli studenti. L’iniziativa arriva a meno di tre giorni dalla manifestazione nazionale convocata per il 31 gennaio proprio contro lo sgombero del centro sociale. «Questa decisione non è stata neutra o accidentale, bensì una scelta veicolata da ingerenze poliziesche e di partito, nel nome della “sicurezza” e contro l’interesse degli studenti. Tutto ciò per impedire una festa serale organizzata dagli studenti, pratica ormai normale e consolidata negli anni», si legge in una nota diffusa in serata dagli occupanti.
La rivendicazione degli studenti
Negata la possibilità dell’evento, i collettivi aggiungono: «È così che l’università smette di essere un luogo di sapere critico e diventa un dispositivo disciplinare. Un modello del genere ci preoccupa e ci sta stretto: vogliamo ristabilire con chiarezza che l’Università appartiene alle studentesse e agli studenti e a chi ci lavora. Va ridata centralità ai bisogni e alle aspirazioni di coloro che danno un senso all’esistenza stessa dell’istituzione formativa. Spinti dalla volontà di costruire i presupposti per l’università che vogliamo, occupiamo Palazzo Nuovo».
«Fare questo è un atto politico di riappropriazione dello spazio che vogliono toglierci – aggiungono – e che vogliamo rendere invece vivo e partecipabile. Significa affermare che l’università non è un edificio che può essere svuotato quando diventa scomodo, ma un luogo politico di produzione critica del sapere, di relazioni, di possibilità. Opponiamo l’autonomia al controllo e alla sopraffazione».
Gli studenti specificano inoltre che «la volontà non è né di bloccare gli esami, né di fermare il normale svolgimento delle attività. Le aule occupate saranno solo quelle non adibite allo svolgimento delle prove». L’obiettivo, spiegano, è «rendere lo spazio ancora più attraversabile in un momento di sessione, in cui il sostenere gli esami si possa accompagnare a momenti di socialità e confronto, dai pranzi e cene condivisi a momenti musicali e dibattiti politici». «Vogliamo restituire il senso di comunità e collettività che l’università dovrebbe garantire – concludono – ma che oggi è molto distante dalla quotidianità che viviamo nei nostri atenei, sempre più orientati all’individualità e all’isolamento. Costruiamo l’università che vogliamo».
La risposta di Prandi
L’Università, dal canto suo, nella giornata di ieri, martedì 27 gennaio 2026, al termine di una dura contestazione in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, ha ribadito quanto già sostenuto nei giorni scorsi: negli ultimi mesi si è registrato un aumento di eventi non autorizzati, caratterizzati da una partecipazione crescente e dal coinvolgimento sempre più frequente di minorenni. I timori non sarebbero dunque legati a questioni di ordine pubblico, ma all’idoneità di Palazzo Nuovo a ospitare eventi con numerose persone in condizioni di piena sicurezza.
In una nota, UniTo richiede «la rinuncia ad avviare l’occupazione annunciata e il ripristino immediato delle condizioni di piena agibilità e fruibilità dell’edificio. L’Ateneo ha già attivato le procedure interne necessarie per la tutela della sicurezza e del patrimonio e sta valutando, in raccordo con gli organi competenti, tutte le misure previste per garantire la continuità delle attività e la tutela dei diritti della comunità universitaria».
L’Università di Torino «ribadisce con chiarezza che l’occupazione di spazi universitari non è una forma di confronto accettabile, perché limita i diritti dell’intera comunità accademica e compromette lo svolgimento delle attività istituzionali». «Palazzo Nuovo – si legge – è un luogo di studio, lavoro e servizio pubblico: deve rimanere accessibile e sicuro per studentesse e studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e cittadinanza che usufruisce delle attività dell’Ateneo. Qualsiasi iniziativa che impedisca o condizioni l’accesso alle strutture, interrompa la didattica o metta a rischio persone e beni è incompatibile con la responsabilità che un’istituzione pubblica deve garantire». Infine, «l’Università è disponibile al confronto nelle sedi proprie della rappresentanza e del dialogo istituzionale; tale confronto, tuttavia, non può svolgersi sotto condizione né attraverso azioni che impongano unilateralmente un blocco delle attività».
"Occupazione atto vergognoso"
La prima a reagire all’occupazione di Palazzo Nuovo è stata la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, che l’ha definita «un atto vergognoso»: «È una provocazione violenta, orchestrata dagli ambienti antagonisti di Askatasuna, che da anni usano l’università come laboratorio di disordine e palcoscenico politico, mascherandosi da studenti. Quanto sta accadendo è l’anticamera delle azioni che intendono mettere in scena sabato a Torino: occupare, intimidire e sovvertire le regole democratiche. Questa non è partecipazione, è sopraffazione organizzata. L’università deve essere presidio di sapere, libertà e legalità, non il rifugio di minoranze fanatiche che disprezzano le istituzioni».



