Askatasuna alza i toni:
"Ci vediamo in piazza"
11:14 Giovedì 29 Gennaio 2026
Cresce la tensione in vista del corteo di sabato 31 gennaio. Gli antagonisti in un lungo e farneticante documento respingono gli inviti del prefetto. I cortei saranno tre e passeranno dal centro città. Intanto la Digos perquisisce le case di due autonomi
«Avreste dovuto pensarci prima». Askatasuna chiude alla proposta del prefetto Donato Cafagna. Non ci sarà alcuna rimodulazione della manifestazione di sabato 31 gennaio. I cortei saranno tre: partiranno da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo, per confluire in un unico spezzone in centro città, all’altezza di piazza Castello.
La risposta degli autonomi all’appello del prefetto è arrivata attraverso un lungo documento pubblicato sui canali social del centro sociale. Nei giorni scorsi, al termine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, le autorità avevano chiesto agli organizzatori di modificare il percorso evitando il centro cittadino. Richieste rimandate al mittente.
«Il 31 gennaio non è un problema di ordine pubblico: è l’opposizione sociale che rompe gli argini e si prende lo spazio che le spetta – si legge nel documento pubblicato dagli autonomi, che poi si scagliano contro l’esecutivo –. Abbiamo di fronte un governo che, in linea con un indirizzo politico dichiaratamente securitario, repressivo e intrinsecamente razzista, interpreta sistematicamente il conflitto sociale come un nemico pubblico, come un ostacolo da neutralizzare. In questo quadro è del tutto conseguente che la possibilità stessa di scendere in piazza venga trattata come una concessione revocabile, sottoposta a condizioni, sospetti e preventiva delegittimazione».
“Quale è la vera violenza”

Più ci si avvicina alla manifestazione di sabato, più crescono tensione e preoccupazioni legate all’ordine pubblico. Il timore è che, a un certo punto, una frangia dei manifestanti possa dare vita a scontri con le forze dell’ordine in centro città o all’altezza di corso Regina Margherita 47, dove si trova la sede del centro sociale sgomberato.
Una narrazione che, secondo gli autonomi, sarebbe stata costruita in modo artificiale per dividere i manifestanti tra buoni e cattivi. Gli scontri e gli atti di violenza, però, negli anni ci sono stati: cassonetti dati alle fiamme, irruzioni in luoghi privati e pubblici, vetrine infrante, vetture danneggiate e guerriglia con le forze dell’ordine. Su questo terreno, però, gli autonomi – quasi in un gioco delle parti dal sapore paradossale – ributtano la palla sul fronte avversario, dissertando sul concetto stesso di violenza.
«È a questo punto che una domanda diventa inevitabile, e che le dichiarazioni istituzionali evitano accuratamente: qual è la vera violenza? – si domandano –. Quella evocata in modo astratto, preventivo e strumentale da funzionari di un governo reazionario? O la violenza materiale e quotidiana che attraversa le nostre vite?».
Nel documento gli autonomi tracciano la loro verità, che parte dallo sgombero di Askatasuna: «Se non si fosse scelto deliberatamente di violare un pezzo di città, la sua storia e la sua dignità resistente e partigiana, oggi non assisteremmo a questa escalation retorica sulla sicurezza. Invece si è scelto lo strappo, la forzatura, la repressione. E ora si tenta di scaricarne la responsabilità su chi scende in piazza».
Perquisizioni in corso
«Perquisizione in corso a casa di alcuni compagni, continua la criminalizzazione nei confronti di chi lotta: verso il 31 gennaio, conferenza stampa alle 14 a Palazzo Nuovo». Alle 7.30 del mattino, dai canali di Askatasuna rimbalza la notizia, confermata anche da fonti investigative, di nuove perquisizioni in corso a Torino da parte della Digos. Questa volta non ci sarebbero misure cautelari da notificare, ma l’azione ha agitato ulteriormente l’area antagonista torinese, che da ieri ha occupato Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, come risposta alla decisione della rettrice di non concedere gli spazi per feste e assemblee del centro sociale.
Un’azione di forza da parte degli antagonisti, un modo per rivendicare la propria presenza, che desta non poche preoccupazioni. Proprio negli spazi occupati dell’università è stata convocata una conferenza stampa per le ore 14.
Stando a quanto si apprende, le perquisizioni sarebbero due e durante gli accertamenti sarebbero stati sequestrati alcuni indumenti, in particolare capi di abbigliamento che potrebbero essere sottoposti a verifiche per accertarne un eventuale utilizzo durante manifestazioni caratterizzate da episodi di violenza.
La vicenda si inserisce in un clima di crescente tensione alla vigilia della manifestazione. Gli antagonisti, nella loro rivendicazione, tornano ad attaccare il governo, accusato di politiche «securitarie» e «repressive», riprendendo i passaggi già diffusi nel documento: «Se Askatasuna non fosse stata sgomberata, se non si fosse scelto deliberatamente di violare un pezzo di città, la sua storia e la sua dignità resistente e partigiana, oggi non assisteremmo a questa escalation retorica sulla sicurezza. Invece si è scelto lo strappo, la forzatura, la repressione».
La responsabilità delle tensioni viene così ricondotta, ancora una volta, allo Stato. «Il 31 gennaio non è un problema di ordine pubblico, è l’opposizione sociale che rompe gli argini e si prende lo spazio che le spetta. Ed è per questo che la piazza parlerà non solo a Torino, ma a tutto il Paese». Parole che contribuiscono ad alzare ulteriormente il livello di attenzione in vista di sabato.


