Automotive, meccanica, digitale: Cdp scommette sul Piemonte
13:59 Giovedì 29 Gennaio 2026Quello che è, a tutti gli effetti, il fondo sovrano dell'Italia fa tappa a Torino. Un accordo con Confindustria per offrire un ventaglio di strumenti tra equity, venture capital e sostegno finanziario. Pmi troppo piccole per competere da sole
Quando Cassa Depositi e Prestiti, familiarmente Cdp, si presenta a Torino insieme a Confindustria con un roadshow dal titolo rassicurante – “Insieme per il futuro delle imprese” – l’errore è scambiarlo per l’ennesimo convegno. In realtà, quando si muove Cdp, si muove la cassaforte dei libretti postali degli italiani. E quando quella cassaforte decide di fare tappa in Piemonte, significa che qui si intravede una partita che va ben oltre la ritualità istituzionale.
Perché Cdp non è una banca pubblica qualunque, né un soggetto finanziario come gli altri. È il braccio operativo con cui lo Stato fa politica industriale senza dichiarare di farla, investe senza gravare formalmente sul debito pubblico, entra nelle filiere strategiche senza passare dai decreti. È, a tutti gli effetti, il fondo sovrano all’italiana alimentato dai risparmi postali. E quando questo strumento si mette in ascolto dei territori, come ha detto il presidente Giovanni Gorno Tempini, non è un gesto simbolico: è un cambio di postura.
Torino come snodo di trasformazione
Non è casuale che, dopo Roma, Cagliari, Bologna, Firenze e Bari, il roadshow abbia scelto Torino. Il Piemonte resta una delle regioni che più incarnano la storia industriale del Paese, ma anche una di quelle che più avvertono il peso della trasformazione in corso. Automotive e meccanica, colonne portanti del tessuto produttivo locale, oggi sono chiamate a riconvertirsi in filiere digitali e sostenibili per non scivolare ai margini.
Gorno Tempini ha messo a fuoco proprio questo passaggio, spiegando che l’obiettivo è «non guardare più ai territori da lontano, ma creare un momento di ascolto con il sistema produttivo regionale» per accompagnare la trasformazione dei settori storicamente trainanti. Un lessico che traduce una scelta precisa: Cdp vuole scendere dal livello delle grandi operazioni di sistema e dialogare direttamente con chi produce. E soprattutto, vuole farlo in una logica che richiama esplicitamente il modello Pnrr e Next Generation Eu: capitale privato e capitale pubblico che devono parlarsi, perché l’entità degli investimenti tecnologici e infrastrutturali richiesti non è più sostenibile da una sola parte.
L’accordo Orsini-Scannapieco
Il cuore dell’iniziativa è l’accordo firmato a Roma lo scorso settembre tra il presidente di Confindustria Emanuele Orsini e l’amministratore delegato di Cdp Dario Scannapieco. Non un protocollo di collaborazione generico, ma – come lo ha definito Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte – «uno strumento operativo di politica industriale».
Le priorità individuate sono tutt’altro che casuali: infrastrutture per la transizione energetica e l’economia circolare, innovazione e digitalizzazione delle imprese, rilancio del Mezzogiorno, rafforzamento dell’autonomia strategica nazionale nella filiera aerospaziale e della difesa, sostegno all’imprenditoria giovanile e riduzione dei divari territoriali. Per perseguirle, Cdp e Confindustria lavoreranno alla definizione di nuovi strumenti di finanza alternativa e di sostegno all’accesso al credito che prevedano l’impiego di risorse pubbliche, di terzi e comunitarie, con un forte ricorso all’equity, al private equity e al venture capital, al credito agevolato e al potenziamento del sistema nazionale di garanzia. In altre parole: tutto ciò che il sistema bancario tradizionale oggi fatica a fare.
Il nodo delle pmi piemontesi
Amalberto lo ha detto con estrema chiarezza: il tessuto produttivo piemontese è fatto soprattutto di piccole e medie imprese, spesso eccellenti dal punto di vista industriale ma prive degli strumenti finanziari adeguati a sostenere investimenti di medio-lungo periodo. Ed è qui che l’offerta del gruppo Cdp – dalla finanza alternativa al supporto all’export, dal private equity al venture capital – può diventare decisiva per aiutare le aziende a crescere dimensionalmente e a posizionarsi meglio nelle catene globali del valore.
Scannapieco, dal canto suo, ha messo sul tavolo il dato che fotografa il problema italiano: l’impresa manifatturiera media nel nostro Paese conta circa 10 addetti, contro i 40 della Germania. Non è un tema di capacità tecnica, ma di scala. E senza scala, diventa più difficile innovare, internazionalizzarsi, reggere la competizione. Non a caso, l’amministratore delegato di Cdp ha sottolineato come, in un contesto in cui il credito bancario si è ristretto rispetto al Pil negli ultimi dieci anni, Cassa Depositi e Prestiti voglia «dare un segnale» e sostenere anche imprese più piccole rispetto a quelle tradizionalmente seguite.
Gli strumenti in campo
Il ventaglio di strumenti evocato da Scannapieco è quello tipico di una banca d’investimento più che di un soggetto pubblico: prodotti per l’acquisition finance, utili quando un’impresa vuole espandersi acquistando altre realtà anche all’estero; strumenti per l’internazionalizzazione attraverso Simest; fondi di technology transfer nell’ambito del venture capital per accompagnare le imprese fin dalla nascita; project finance, partenariati pubblico-privati, prestiti a lunga durata con una presa di rischio maggiore rispetto alle banche. È un approccio che copre l’intero ciclo di vita dell’azienda, dalla fase iniziale di sviluppo fino all’espansione internazionale.
I numeri già messi sul Piemonte
Non si tratta di promesse future. Tra il 2022 e il primo semestre 2025, Cdp ha destinato al Piemonte circa 4,6 miliardi di euro, raggiungendo 7.500 aziende e finanziando complessivamente 320 Comuni. Numeri che danno la misura di un intervento già in corso. E mentre Scannapieco ricorda che il piano industriale complessivo di Cdp prevede circa 80 miliardi di finanziamenti, aggiunge un dettaglio che agli imprenditori non sfugge: in presenza di buoni progetti, la disponibilità a sostenerli c’è.
Tra gli ambiti di intervento previsti dalla collaborazione figura anche un elemento apparentemente laterale ma in realtà strategico: soluzioni residenziali a condizioni sostenibili per i dipendenti a basso reddito con esigenze di mobilità lavorativa. Non è un tema di welfare, ma di competitività territoriale. Per attrarre e trattenere lavoratori qualificati, occorre metterli nelle condizioni di vivere vicino ai poli produttivi. E anche questo rientra nella logica di una politica industriale che guarda al sistema nel suo complesso.
Il significato politico della tappa torinese
Il senso più profondo della giornata torinese sta qui: in un’epoca in cui le banche prestano meno, il capitale privato da solo non basta e lo Stato non può intervenire direttamente senza appesantire i conti pubblici o perché limitato dalle regole europee, Cdp diventa lo strumento attraverso cui si tenta di tenere insieme crescita, investimenti e trasformazione.
Il roadshow, allora, non è solo una passerella di buone intenzioni ma un segnale preciso alle imprese piemontesi: esiste un interlocutore in grado di accompagnarle lungo un percorso che va dalla nascita all’internazionalizzazione, passando per l’innovazione e la crescita dimensionale. E quando a fare questo annuncio è la cassaforte dei risparmi postali degli italiani, il messaggio assume un peso che va oltre la retorica del convegno.



