Rasero all'Onu

Dicono che… la cosa gli stia sfuggendo di mano. Che Maurizio Rasero, sindaco di centrodestra con trolley sempre pronto e bussola puntata a Est, avesse una certa vocazione alla geopolitica lo si era capito da tempo. Prima la Via della Seta declinata tra Barbera e riso, poi i gemellaggi con la Cina come se Asti fosse il nuovo terminale piemontese della diplomazia parallela. Ma adesso, a un miglio dal capolinea del secondo mandato – e con il cartello “fine corsa” che gli impedisce di ricandidarsi – pare che il primo cittadino abbia deciso di alzare l’asticella: dal Palazzo civico al Cremlino, passando per la Casa Bianca. Tutto via Facebook, naturalmente.

Fatto sta che nella città del Palio, i più affezionati osservatori della vita astigiana hanno iniziato a collezionare gli screenshot come fossero figurine Panini della politica internazionale secondo Rasero. Primo post: Foto chiaramente generata con l’IA di Rasero che indica Donald Trump davanti alla Casa Bianca. E il testo: «Dopo la rimozione di Bovino, ora… Gli Usa ed il mondo meritano di più». Segue riflessione preoccupata su quello che accade «dall’altra parte dell’oceano» e attesa spasmodica per le elezioni di metà mandato. Ora, non tutti sapevano chi fosse Bovino, qualcuno in verità ha pensato che stesse parlando di zootecnia. Poi qualcuno più informato ha ricordato: Gregory Bovino, capo dell'Ice, silurato da Trump dopo i drammatici fatti di Minneapolis, con i suoi agenti fatti sloggiare dalla città. Una vicenda che agita Washington, ma che evidentemente ha turbato profondamente anche piazza San Secondo.

Ma non basta: a stretto giro eccone un’altra. Scatto solenne, Putin e Zelensky che si stringono le mani sotto lo sguardo del mediatore, ovvero di se stesso. Che con una punta di modestia scrive: «Se in questo momento potessi compiere qualcosa di davvero straordinario, sceglierei questo» con tanto di cuore rosso tra le bandiere di Russia e Ucraina. Non un appello alla pace generico, ma proprio la scena plastica del vertice impossibile, come se il sindaco di Asti stesse per scendere in campo con la fascia tricolore a fare da facilitatore tra Mosca e Kiev. Altro che parlamento, qui si punta direttamente all’Onu.

In città qualcuno ha sussurrato: «Vedi? Tutti quei viaggi in Cina non erano turismo istituzionale, era training diplomatico». Perché mentre ad Asti si discute di buche, parcheggi, cantieri e conti comunali, il sindaco uscente si esercita in analisi geopolitiche degne di un think tank atlantico, con tanto di endorsement implicito a Trump e giudizi sull’operato americano. Il tutto con immagini da fotomontaggio che sembrano uscite da un generatore di meme più che da un profilo istituzionale. «Ormai Rasero non amministra più Asti, amministra il mondo. In smart working», punzecchia un suo assessore. Qualcun altro ha fatto notare la coerenza: prima l’asse Asti-Pechino, adesso Asti-Washington-Mosca-Kiev. Una specie di risiko globale con quartier generale in municipio.

E mentre la città conta i giorni al cambio della guardia, quasi sgranasse il rosario dei misteri dolorosi, Rasero sembra già proiettato oltre: non più sindaco, ma osservatore privilegiato delle sorti planetarie, con il dito puntato su Trump e il cuore diviso tra Putin e Zelensky. Se continua così, al prossimo post potrebbe proporre un gemellaggio tra Asti e la Casa Bianca. Del resto, dopo la Cina, cosa vuoi che sia Washington.

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