LA SACRA RUOTA

Stellantis, giurin giurello da Urso:
"L'Italia centrale per il gruppo"

Tocchiamo ferro: Cappellano, il manager spedito da Elkann al tavolo ministeriale, assicura che la produzione aumenterà già quest'anno. 500 assunzioni, di cui 400 a Torino, e acquisti dalla filiera italiana per altri 7 miliardi. Ma chiede un intervento sui costi dell'energia

Al tavolo automotive del MiMit, Emanuele Cappellano si presenta con un messaggio che suona come una rassicurazione, ma anche come un giurin giurello dalla memoria corta: «L’Italia continuerà a rappresentare un punto di riferimento nel futuro per il gruppo». Tradotto: tranquilli, non ce ne stiamo andando. Che, detto da Stellantis nel 2026, fa già capire il clima. Se poi a ciò aggiungiamo il valore degli impegni espressi in questi mesi da John Elkann su quasi tutte le partite non c’è da dormire sonni tranquilli.

Il manager snocciola impegni, modelli, turni, assunzioni, brevetti. Un elenco fitto, dettagliato, persino convincente. Il problema è che arriva dopo anni in cui negli stabilimenti italiani si è visto soprattutto l’altro lato della medaglia: cassa integrazione, turni tagliati, elettrico rimandato, volumi crollati. E un dibattito politico – con il governo in prima linea – nato proprio dal sospetto che il baricentro industriale del gruppo si stesse allontanando sempre più da Torino. E non è un caso che il gruppo presenterà il piano strategico durante l’Investor Day 2026 ad Auburn Hills, nel Michigan il prossimo 21 maggio.

Per questo il passaggio iniziale sul Piano di impegni siglato a dicembre 2024 non è neutro. Cappellano lo richiama come prova di attenzione verso «il Paese che rappresenta la storia della nostra azienda». Ma quella firma, allora, era già figlia di un braccio di ferro con Palazzo Chigi e con il ministro Adolfo Urso, non di una scelta spontanea.

La promessa: produzione in aumento dal 2026

Il cuore dell’intervento è la promessa che la produzione tornerà a crescere già dal 2026. Melfi riavvia il secondo turno per la Jeep Compass, nel 2026 partono DS N8 e Lancia Gamma, entro il 2028 un altro modello. A Mirafiori la nuova Fiat 500 ibrida ha già portato un +28% nel 2025 e nel 2030 arriverà la nuova generazione. Ad Atessa si ripristina parzialmente il terzo turno con 200 veicoli al giorno in più e si prepara la nuova generazione dei veicoli commerciali. A Cassino arriva la Maserati Grecale mentre si gestisce la ritirata tattica dal full electric. A Pomigliano restano i tre modelli annunciati nel 2024. A Termoli il motore GSE va oltre il 2030 e arriva la linea cambi e-Dct.

È un mosaico industriale che, sulla carta, tiene insieme l’intera geografia italiana di Stellantis. Ed è costruito con un obiettivo preciso: poter dire che dal 2026 diminuirà il ricorso alla cassa integrazione grazie alla nuova allocazione produttiva e alle uscite incentivate degli anni scorsi. Detto così, sembra un ritorno alla normalità. Ma la normalità, negli ultimi anni, è stata fatta di stabilimenti sotto capacità e lavoratori a casa a rotazione. Il fatto stesso che si debba rivendicare come notizia il ripristino dei turni dà la misura del punto da cui si riparte.

Le assunzioni e il segnale politico

Cappellano porta anche numeri sull’occupazione: quasi 500 assunzioni nel 2025, altre 500 previste nel 2026, di cui oltre 400 a Mirafiori. È un segnale importante, soprattutto in uno stabilimento simbolo come quello torinese. Ma anche qui il dato va letto insieme al contesto: negli anni precedenti il gruppo ha fatto largo ricorso a uscite incentivate e ridimensionamenti silenziosi. Il saldo, per ora, è una promessa di riequilibrio, non una fotografia di espansione.

Sul fronte innovazione, Stellantis gioca la carta pesante: un miliardo investito in Italia nel 2025 in ricerca e sviluppo, quasi 400 brevetti depositati, adesione all’Istituto Italiano per l’IA e alla Fondazione Chips-It, con tanto di ringraziamento al ministro Urso. È il modo per dire che l’Italia non è solo catena di montaggio, ma anche cervello. È anche il terreno su cui il gruppo prova a riallineare la propria immagine pubblica dopo mesi in cui la percezione era quella di un gigante sempre meno legato al territorio.

Sette miliardi alla filiera

Altro numero esibito: oltre 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani nel 2025, impegno confermato per il 2026. Addirittura, la creazione di una figura interna dedicata ai rapporti con la filiera italiana subito dopo la chiusura del Tavolo Stellantis. Anche qui, il sottotesto è evidente: Stellantis prova a presentarsi come perno di un ecosistema industriale nazionale, non come un gruppo multinazionale che decide altrove e compra dove conviene.

 “L’Italia non è attrattiva”

Dopo aver elencato impegni e investimenti, arriva però la frase che pesa di più: «Abbiamo bisogno di condizioni pro-competitive. Il costo dell’energia e del lavoro rendono l’Italia non attrattiva per nuovi investimenti». È qui che il discorso si ribalta. Perché Stellantis, dopo aver rassicurato sul proprio impegno, mette sul tavolo la richiesta: ridurre il prezzo dell’energia, alleggerire il costo del lavoro, accompagnare la filiera. In altre parole, chiede allo Stato di rendere più conveniente produrre in Italia.

Il “piano Italia” di Stellantis, letto fino in fondo, è questo scambio: noi portiamo modelli e turni, voi abbassate la bolletta.

Il convitato di pietra: Elkann

In tutto questo, il nome che non compare mai è quello che pesa di più. Perché il confronto tra Stellantis e il governo italiano non è solo tecnico, ma è anche politico. E riguarda direttamente la linea impressa da John Elkann al gruppo: una multinazionale sempre più globale, con baricentro decisionale lontano da Torino e con la produzione distribuita dove conviene di più. Il fatto che oggi si debba tornare a ribadire che l’Italia «rappresenta la storia dell’azienda» dice molto di quanto quella percezione si sia incrinata.

Al tavolo del MiMit, Stellantis ha portato numeri, piani, modelli e promesse. Un pacchetto solido, costruito con cura. Ma anche la richiesta esplicita di un intervento pubblico per rendere sostenibile quella stessa presenza che viene rivendicata come strategica. La sintesi sta tutta lì: Stellantis riscopre l’Italia. E chiede allo Stato di renderla conveniente.

print_icon