ECONOMIA DOMESTICA

Innamorati di Torino, traditi da Stellantis: "senza auto non si va lontano"

Sindacati, istituzioni e politica stretti nell'abbraccio di San Valentino. Lo Russo evoca la reindustrializzazione della città. Cirio: "Politiche ideologiche Ue hanno messo in crisi il settore". L'europarlamentare Gori attacca l'azienda: "Ha fatto uso estrattivo delle risorse”

Torino non può permettersi di perdere la sua vocazione industriale. Questo il messaggio forte e chiaro lanciato questa mattina dall’auditorium del Santo Volto, dove sindacati dei metalmeccanici e rappresentanti del mondo politico si sono riuniti per discutere il futuro dell’automotive in un territorio che da decenni vive una crisi apparentemente irreversibile.

L’incontro, organizzato dalle sigle Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf Torino, è stato un passaggio cruciale in vista della grande manifestazione provinciale convocata per il 14 febbraio, giorno di San Valentino, non a caso ribattezzata dai sindacati “Innamòrati o Innamorati di Torino” - un doppio appello a chi crede nella città e a chi deve tornare a crederci.

Lo Russo: “Vocazione industriale imprescindibile”

Il sindaco Stefano Lo Russo ha parlato di problema strutturale: “Il settore auto è in crisi da molto tempo. Serve una reindustrializzazione della città, ma le imprese hanno bisogno di certezza nelle regole. C’è poi una grande questione energetica, che rende produrre a Torino e in Italia molto più costoso”. Il primo cittadino ha anche lanciato un appello per un “patto di produzione tra sindacati e imprese con le istituzioni che devono accompagnare” il processo, chiedendo “strumenti economici dedicati” e il sostegno di governo ed Europa: “Torino non può permettersi di perdere la sua vocazione industriale, che resta il motore della città”, sottolineando come questa non sia in contraddizione con quella turistica e culturale, ma anzi debbano agire in sinergia per valorizzare la città sabauda..

Cirio attacca: “Green Deal miope”

Da remoto, collegato da Palazzo Lascaris dove il consiglio regionale era impegnato con l’approvazione della legge di bilancio, è intervenuto il presidente della Regione Alberto Cirio, che ha attaccato le scelte europee: “Le politiche ideologiche dell’Ue hanno messo in crisi il settore automotive europeo. Il Green Deal non era scritto che declinasse sull’elettrico, un atteggiamento miope che è cambiato anche grazie all’Italia”.

Cirio ha parlato di “transizione ideologica” invece che tecnologica, citando biocarburanti, idrogeno e nucleare come alternative, e ha ricordato i risultati ottenuti al tavolo Stellantis di Roma: “A Mirafiori abbiamo ottenuto un secondo modello. Siamo passati da 400mila a 30mila unità, grazie al lavoro prezioso dei sindacati abbiamo dato un segnale. È possibile arrivare a 100mila unità di 500 ibrida, unite alle 30-40mila della 500 elettrica”.

Il fronte sindacale compatto: “Rilancio o niente”

“Vogliamo discutere con le istituzioni, con gli imprenditori, perché dobbiamo rilanciare l’industria nel torinese, partendo da Stellantis per arrivare a tutto l’indotto”, ha dichiarato Luigi Paone, segretario generale della Uilm Torino. Un obiettivo condiviso da tutti i rappresentanti sindacali presenti.

Rocco Cutrì della Fim ha definito l’incontro “un momento di confronto importante con le istituzioni a cui chiedere quale sarà l’impegno per affermare il ruolo di Torino città industriale oggi, nell’epoca della transizione, e nel futuro”.

Più duro il commento di Edi Lazzi, segretario della Fiom, sull’incontro di Stellantis in Algeria previsto per lunedì: “Non va bene. Bisognerebbe chiamare gli imprenditori per dire che si portano le produzioni a Torino e che l’indotto viene rilanciato qui. C’è anche una riflessione su un altro produttore, per superare questo monopolio di Stellantis a Torino”.

Gori: “Europa deve investire, non sanzionare”

L’europarlamentare del Pd Giorgio Gori, vicepresidente della commissione Industria Ue, ha puntato il dito contro le strategie europee: “Abbiamo esaltato la strategia green come se si potesse fare in quattro e quattr’otto. La Cina ha messo 160 miliardi di euro su auto elettriche, gli Usa non hanno fatto meno con l’Ira di Biden, l’Europa pensava di dettar le regole ma non si può caricare tutto sulle spalle dei costruttori”.

Critico anche su Stellantis: “Ha fatto uso estrattivo delle risorse, dando priorità non ai profitti ma ai dividendi”. Secondo Gori, “la rivoluzione elettrica dev’essere sostenuta da investimenti pubblici non con regole e sanzioni, parliamo di un settore che vale il 7% del pil europeo”.

La macchina della città

Mentre a Roma si svolgeva contemporaneamente il tavolo nazionale su Stellantis al Mimit, a Torino il messaggio era unanime: senza automotive, la città perde la sua identità. “Non possiamo più permettere delocalizzazioni”, ha tuonato Ciro Marino dell’Ugl. “Torino deve tornare a essere la città dell’automobile”.

L’appuntamento è ora fissato per il 14 febbraio, quando sindacati e lavoratori scenderanno in piazza per quella che si preannuncia come una delle mobilitazioni più partecipate degli ultimi anni. Un San Valentino particolare, in cui Torino chiederà alla politica nazionale ed europea e alle imprese di tornare a innamorarsi di lei.

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