"Area grigia colta e borghese" benevola con gli antagonisti
13:22 Sabato 31 Gennaio 2026A poche ore dalla manifestazione per Askatasuna, all'inaugurazione dell'anno giudiziario la pg Lucia Musti scuote Torino accusando complicità e connivenze verso le frange violente: cittadini ostaggio di una città blindata, famiglie assenti e "cattivi maestri"
A poche ore dalla manifestazione nazionale degli antagonisti convocata a Torino contro lo sgombero di Askatasuna, l’inaugurazione dell’anno giudiziario diventa il luogo in cui la magistratura piemontese parla al Paese mentre il Paese discute della magistratura, a meno di due mesi dal referendum sulla separazione delle carriere e per la riforma del Csm.
È la procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti, a imprimere subito il tono, indicando non solo le violenze di piazza ma il clima culturale che, a suo dire, le rende possibili. Parla di «area grigia di matrice colta e borghese» che rispetto alle violenze degli antagonisti a Torino nutre un atteggiamento di «benevola tolleranza», e denuncia una «lettura compiacente» da parte di «taluni soggetti della upper class, i quali con il loro scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in appoggio, vanno a popolare quella area grigia» che invece «dovrebbe svolgere una illuminata azione di deterrenza e di rispetto delle regole democratiche».
Il riferimento è alle manifestazioni di piazza svoltesi fra settembre e novembre e alla condizione dei cittadini, costretti – dice – a subire «la limitazione della propria libertà di locomozione e di vita in una Torino blindata e allo scacco di pochi ma violenti facinorosi».
Parole che riecheggiano quelle pronunciate alla cerimonia dell’anno scorso quando indicò Torino quale «capitale dell’eversione di piazza». Puntando il dito contro «i professionisti della violenza», cioè i militanti del centro sociale Askatasuna, punta di diamante del famigerato «movimento antagonista» che porta alle proteste «soggetti di minore età» ed «entra in condivisione con gruppi sani di cittadini che intendono manifestare pacificamente il proprio pensiero».
Le periferie delle anime, le famiglie, i “cattivi maestri”
Nel passaggio dedicato alla criminalità giovanile, Musti allarga lo sguardo al vuoto educativo che precede molti percorsi devianti. Parla di «vuoto cosmico dell'educazione da parte di alcune famiglie» e persino di «insegnanti che sono cattivi maestri». Spiega che «Le famiglie – ha detto – dovrebbero dialogare con gli insegnanti, parimenti chiamati a un ruolo educativo, dell'armonia di modelli di formazione di crescita appunto assistiamo invece a genitori infastiditi dall'intervento dell'autorità giudiziaria, ovvero essi stessi modelli negativi per i propri figli, e ad alcuni insegnanti che sono cattivi maestri».
L’elenco dei fenomeni criminali è ampio: «reati contro la persona, codice rosso, porto illegale di armi, terrorismo internazionale, spaccio di stupefacenti, criminalità diffusa su strada con il fenomeno delle pericolosissime bande fluide, e, e infine, reati di cosiddetto turbamento dell'ordine pubblico». E la sintesi è in una frase che fotografa il disagio: «Non sono periferie geografiche – ha osservato – ma periferie delle anime dei nostri giovani e giovanissimi: grande è il vuoto che le istituzioni e tutti siamo chiamati a colmare».
Bernini: solidarietà alla rettrice Prandi
Alla cerimonia è presente anche la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, che dichiara: «Voglio portare presenza, supporto, vicinanza. Il rapporto con la magistratura non è di conflitto, ma di collaborazione e di sostegno reciproco». E aggiunge di essere «a fianco di Lucia Musti» che definisce «mia amica sin dai tempi di Bologna».
E riguardo all’occupazione di Palazzo Nuovo esprime solidarietà alla rettrice dell’Università degli Studi Cristina Prandi: «Mi sono permessa, senza nessuna polemica, di chiedere che tutte le istituzioni diano la stessa solidarietà e facciano la loro parte di fronte a un’occupazione di questo tipo di un luogo dove il vero diritto è il diritto allo studio, a formarsi, a formare». E precisa: «Per quanto mi riguarda la situazione deve terminare e tutti noi dobbiamo essere solidali non solamente con la rettrice Prandi, che ha preso una decisione giusta, quella di fare un esposto alla prefettura, alla questura e al sindaco, ma anche alla comunità accademica e alla comunità degli studenti. Non è il governo che deve prendere provvedimenti: i rettori hanno l'autonomia e la responsabilità di decidere quello che possono e devono fare all'interno dei loro atenei. Sono gestori e custodi dell'ordine pubblico e della sicurezza all’interno delle università. Io supporterò la rettrice Prandi nel pieno rispetto dell’autonomia universitaria, così come il nostro governo ha fatto in questi tre anni e continuerà a fare sempre».
Errori giudiziari «assai rari»
La presidente della Corte d’Appello di Torino, Alessandra Bassi, nella sua prolusione è intervenuta sul tema della cosiddetta malagiustizia, spiegando che «quando si parla di giustizia si è soliti porre l’accento sugli episodi di cosiddetta malagiustizia, concentrare l’attenzione sugli errori giudiziari (in realtà, alla luce del numero rilevantissimo della produzione giurisdizionale, assai rari, sebbene non per questo meno gravi) e denunciare i tempi eccessivamente lunghi di celebrazione dei processi».
Indica poi le cause strutturali delle inefficienze: «Si parla invece troppo poco delle ragioni della inefficienza della macchina giudiziaria. Alla luce dei dati, le obiettive inefficienze del sistema trovano causa se non esclusiva certamente preponderante delle gravi carenze di risorse umane e, in parte, nella mancanza di adeguate risorse materiali e tecnologiche». E ricorda che «secondo il Consiglio d’Europa i magistrati italiani vantano la più elevata laboriosità e capacità di definizione dei procedimenti», ma che questo primato non basta a stare al passo con la domanda di giustizia perché, rispetto alla popolazione, i magistrati italiani sono circa la metà della media degli altri Paesi.
Il processo di Brandizzo
Bassi ha affrontato poi il tema del processo per la strage di Brandizzo, che è costata la vita a 5 operai stati da un treno mentre lavoravano sui binari della linea Torino-Milano, sottolineando che deve celebrarsi a Ivrea. Ha denunciato la situazione logistica degli uffici giudiziari eporediesi: «L’attuale Palazzo di Giustizia di Ivrea occupa un edificio un tempo destinato ad altro uso e, nonostante la ristrutturazione in sede di riconversione, non dispone di spazi adeguati, né di presidi di sicurezza che un Ufficio Giudiziario richiederebbe» e «non dispone di una maxi-aula per la celebrazione dei grandi processi. Tale grave limite logistico torna adesso a manifestarsi in tutta la sua gravità nell’imminenza della celebrazione del processo per i fatti di Brandizzo».
Ha ringraziato pubblicamente il presidente della Regione Alberto Cirio «per avere promosso un importante finanziamento della Regione» e il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore «per l’impegno ad assicurare risorse tecniche e il contributo del Comune, ai fini della realizzazione di una maxi-aula mediante la ristrutturazione di uno spazio preesistente».
E infine ha mandato un messaggio al Ministero della Giustizia: «Torno a sensibilizzare il rappresentante del Ministro della Giustizia circa l’indifferibilità dell’intervento, là dove la celebrazione del processo in altra sede giudiziaria, quale quella di Torino, oltre a recidere il legame simbolico tra azione giudiziaria e comunità colpita dal tragico evento, darebbe luogo a difficoltà tecniche e logistiche difficilmente sostenibili per l’Ufficio, imponendo la sistematica movimentazione di magistrati, personale amministrativo, parti della causa e di una mole enorme di carte per ogni udienza».
Carceri sovraffollate e il richiamo di Voltaire
Nel suo intervento, Bassi ha denunciato il sovraffollamento delle carceri del distretto: «Nei 14 istituti penitenziari del Distretto (secondo l’estrazione dei dati del 20 gennaio 2026) sono presenti complessivamente 4428 detenuti e l’indice di sovraffollamento – tenuto conto dell’occupazione effettiva delle strutture rispetto alla loro capienza regolamentare (3760) – si attesta sulla media del 118%». Con picchi negli istituti di Vercelli al 163%, Ivrea al 147%, Verbania al 138%, Biella al 135% e Torino al 135%.
«A fronte di tali drammatici dati, l’aforisma di Voltaire, secondo cui “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle carceri”, suona come una severa condanna». Ha richiamato anche le recenti decisioni di Olanda e Germania di sospendere le consegne di imputati all’Italia in forza di mandato d’arresto europeo, in attesa di rassicurazioni sulle condizioni detentive.
Processo telematico e le «sole riforme» necessarie
Infine, il capitolo sul processo penale telematico, che pur «essendo inevitabile e irrinunciabile», ha «mostrato fin dall’inizio lacune strutturali e tutt’ora presenta persistenti criticità». Bassi ha insistito sulla necessità che «l’efficienza del sistema giudiziario, la riduzione dell’arretrato e la diminuzione dei tempi di definizioni dei processi» siano obiettivi concreti.
«Occorre però – ha concluso – colmare gli organici della magistratura e, soprattutto, del personale amministrativo, adeguare le dotazioni organiche degli Uffici ai fabbisogni effettivi, inserire nuove figure professionali di supporto alla giurisdizione – come negli ultimi anni gli addetti all’Upp –, investire in mezzi materiali e risorse tecnologiche adeguate. Di queste sole riforme ha bisogno la giustizia per poter funzionare».



