A Torino inaugurazione con strappo. Gli avvocati lasciano l'aula magna: "Ci hanno impedito di parlare"
14:17 Sabato 31 Gennaio 2026Per "ragioni di tempo" salta l'intervento del presidente della Camera penale alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario. Capra legge il suo discorso nell'atrio, attaccando la campagna sul referendum tra "slogan ingannevoli", "pillole pubblicitarie" e manifesti dell'Anm
Non è successo nulla, ufficialmente. L’inaugurazione dell’Anno Giudiziario è andata avanti, gli interventi previsti sono stati pronunciati, il cerimoniale rispettato. Solo che a un certo punto una parte dell’aula non c’era più. Le toghe dei penalisti si sono alzate in silenzio e si sono spostate nell’atrio del Palazzo di Giustizia di Torino. Perché al presidente della Camera Penale del Piemonte occidentale, Roberto Capra, non è stato consentito di leggere il discorso preparato per la cerimonia. “Ragioni di tempo”. Tempo che, fanno notare i penalisti, si era trovato per le tre associazioni in rappresentanza della magistratura. Così il discorso ha cambiato luogo, non contenuto.
Il discorso “traslocato”
Il testo che Capra aveva preparato era dedicato al referendum sulla separazione delle carriere. Un intervento che non risparmia nessuno: né i favorevoli né i contrari, né i partiti di governo né l’Associazione Nazionale Magistrati. «Noi avvocati penalisti non vogliamo riconoscerci» nel modo in cui viene portata avanti la campagna elettorale sulla giustizia, attacca. Annuncia che voterà «convintamente Sì», ma nello stesso respiro denuncia «degenerazioni», «slogan ingannevoli» e «deleterie forme di propaganda» che – a suo dire – stanno devastando il dibattito.
Un passaggio è destinato a far discutere: «Qualcuno ha deciso di abdicare di fronte alle complessità e alle verità sottese alla riforma in nome della prospettiva di conservare sacche di potere». E poi l’affondo doppio, a destra e a sinistra del fronte referendario.
Le “pillole pubblicitarie” e i manifesti Anm
Capra punta il dito contro «le pillole pubblicitarie del partito della maggioranza oggi al governo» che invocano il Sì «esaltando, per esempio, una presunta contrapposizione tra le forze dell’ordine e la magistratura nel mantenimento dello stato di detenzione dopo un arresto per un qualsiasi reato». Ma non risparmia nemmeno i manifesti dell’Anm, accusati di «stravolgere gli obiettivi della riforma» con una domanda rivolta ai cittadini giudicata «impropria»: «Vorresti i giudici che dipendono dalla politica?». Per Capra, questo è un modo di piegare il confronto pubblico su un terreno che non c’entra con il merito della separazione delle carriere. «Separare le carriere significa rendere migliore l’ordinamento». Nel cuore del discorso c’è la tesi: separare le carriere di giudici e pubblici ministeri significa soltanto «rendere migliore» l’ordinamento, «completando il percorso verso il giusto processo».
E poi una sequenza di “no” che suona come una lista di confini da non oltrepassare. No «alla lotta tra i poteri e gli ordini del nostro Stato, che stanno percorrendo strade pericolose, connotate da tentativi progressivi di erodere spazi e confini che non spettano loro». No anche «all’idea, che qualcuno prospetta, che la prossima primavera, dopo il 23 marzo, si tirerà una linea e si valuterà chi era con noi e chi era contro di noi». La chiusura è netta: «Per tutto il resto voterò convintamente Sì».
La protesta che pesa più del protocollo
La fotografia della giornata, però, resta quella dell’aula che si svuota e dell’atrio che si riempie. Un gesto plateale, studiato quanto basta per dire che la questione non è solo referendaria, ma di riconoscimento del ruolo dell’avvocatura penale dentro il rito solenne dell’inaugurazione. Il protocollo ha accorciato i tempi. I penalisti hanno allungato l’eco. E a Torino, l’anno giudiziario si è aperto con una crepa che parla di equilibri, poteri e parole negate.



