Askatasuna, Torino sotto assedio
14:51 Sabato 31 Gennaio 2026Città in apprensione per la manifestazione indetta contro lo sgombero del centro sociale avvenuto il 18 dicembre scorso. Intanto nei controlli preventivi sono stati sequestrati coltelli, chiavi inglesi, maschere antigas, passamontagna - FOTO e VIDEO
Torino assediata per la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna avvenuto il 18 dicembre scorso. Tre cortei sono partiti da luoghi diversi – Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova – per poi convergere in un’unica sfilata nei dintorni di piazza Vittorio Veneto. “Askatasuna vuol dire libertà - Torino è partigiana. Contro Governo, guerra e attacco agli spazi sociali”, è il titolo della manifestazione. Potenziate le misure di sicurezza, anche alla luce del fatto che durante il corteo del 20 dicembre scorso c’erano stati scontri.
Sono già alcune migliaia i manifestanti che si sono ritrovati davanti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche occupata nei giorni scorsi a Torino, per il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna. Al concentramento sono presenti delegazioni provenienti da tutta Italia. alcuni partecipanti hanno dormito all’interno dell’università occupata. In piazza anche famiglie e residenti del quartiere Vanchiglia. È imponente lo schieramento di forze dell’ordine e mezzi lungo le strade cittadine: in campo ci sono circa un migliaio di agenti della polizia, circa duecento carabinieri e un centinaio di finanzieri.
“Oggi è una giornata importante come abbiamo detto in queste settimane non è una giornata di fine anzi è una giornata di inizio”, dice davanti a Palazzo Nuovo Stefano Millesimo, portavoce di Askatasuna. “Un inizio per costruire un’opposizione reale al governo Meloni che parta dai quartieri come quello di Vanchiglia che si estenda a tutta l’Italia – aggiunge –. L’obiettivo del corteo è di essere tantissimi e riuscire a sfilare per le strade della nostra città, nonostante abbiamo visto in queste settimane da parte della prefettura e del governo proprio l’impossibilità a voler farci attraversare le strade del centro”. Tra i volti noti la capogruppo di Avs in Consiglio regionale del Piemonte Alice Ravinale, il segretario della Cgil Piemonte Giorgio Airaudo, il segretario della Fiom di Torino Edi Lazzi e il segretario della Cgil Torino Federico Bellono.
"Grazie Meloni", dice il portavoce di Askatasuna
Verso l’ex quartier generale
Il corteo nazionale di circa 15.000 attivisti per Askatasuna va verso il quartiere dove per quasi trent’anni il centro sociale sgomberato a fine 2025 è rimasto attivo. Si sono uniti lungo il fiume Po il corteo con gli attivisti provenienti da Porta Susa e da Porta Nuova, tra cui anche il fumettista Zerocalcare, insieme a quelli partiti dalla sede delle facoltà umanistiche occupata, Palazzo Nuovo. Gli organizzatori del corteo parlano invece di 50.000 presenze.
Tre cortei in uno
Lo spezzone di corteo partito da Porta Susa a Torino per la manifestazione nazionale per Askatasuna si è ricongiunto ai dimostranti in presidio davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. “Siamo 15mila” ha detto uno speaker, mentre l’intero corteo si avvia ora verso il Po, dove dovrebbe ricongiungersi anche con il terzo spezzone di attivisti, partiti da Palazzo Nuovo occupato.
Da Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche occupata nei giorni scorsi, è partito lo spezzone del corteo composto da universitari, Comitato Vanchiglia e altre realtà legate al centro sociale Askatasuna. Sono migliaia le persone che da qui raggiungeranno il corteo principale. In testa allo spezzone c'è un furgone con le bandiere di “Autonomia e Contropotere”, seguito dallo striscione “Askatasuna vuol dire libertà. Torino è partigiana” con i disegni del fumettista Zerocalcare. È numerosa la presenza di centri sociali e collettivi. “Torino è partigiana” ripetono dal microfono. “Oggi Torino ha un aspetto più bello di sempre. Oggi porta in alto il valore importante della resistenza e della libertà, oggi tutti e tutte siamo partigiane. Migliaia di persone oggi scendono in piazza con un intento ben preciso, essere una reale opposizione al governo Meloni”. Lo spezzone è diretto verso Lungo Po, dove arriverà anche il corteo principale.
Bandiere della Palestina e No Tav
Bandiere della Palestina, canzoni pro-Pal e cartelli per chiedere la libertà di Mohammed Hannoun, Dawoud ed Yaser Elasaly - con riferimento all’inchiesta sui fondi ad Hamas - si trovano in testa allo spezzone di corteo che si sta radunando davanti alla stazione di Torino Porta Nuova per la manifestazione nazionale per Askatasuna. “Intifada fino alla vittoria!” ha scandito al microfono una rappresentante dei giovani palestinesi in Italia. Più indietro sventolano le bandiere No Tav, quelle delle associazioni per il Kurdistan e dei movimenti transfemministi. A momento si trovano in strada alcune migliaia di persone. “Se tutte queste gocce si uniscono diventiamo uno tsunami”, ha detto un’altra ragazza in testa al corteo, che al momento è fermo in attesa di essere raggiunto dalla parte di attivisti in arrivo da Porta Susa.
Raduno a Porta Susa
Diverse centinaia di persone si sono radunate nella zona di Porta Susa a Torino per uno dei cortei Pro Askatasuna in programma nel capoluogo piemontese. Alcuni attivisti si sono inerpicati sulle transenne che avvolgono l’edificio della ex stazione ferroviaria e hanno srotolato lo striscione “Askatasuna vuol dire libertà”. In piazza sventolano i vessilli di rifondazione comunista, Potere al Popolo, Cobas e Cub.
I percorsi dei tre diversi spezzoni della manifestazione nazionale, quindi, dovrebbero confluire tutti in un unico corteo nei dintorni di piazza Vittorio Veneto, di fronte al fiume Po, evitando il cuore del centro cittadino. Nel dettaglio, al corteo principale - con partenza da piazza Carlo Felice, davanti a Porta Nuova - dovrebbero arrivare in forma non organizzata attivisti da Porta Susa. Da Porta Nuova, invece, in corteo i manifestanti si muoveranno su corso Vittorio Emanuele II fino a girare in corso Cairoli. Qui dovrebbe arrivare la terza parte di manifestanti, che da Palazzo Nuovo occupato è in programma passino in via Sant’Ottavio, via Po, piazza Vittorio Veneto, fino appunto a corso Cairoli. Tutti insieme, secondo il programma, dovrebbero continuare su lungo Po Diaz, ripassare a fianco di piazza Vittorio Veneto, poi su lungo Po Cadorna, in corso San Maurizio, in corso Regio Parco, per arrivare in corso Novara. Da qui una serie di bus dovrebbe riportare a casa una parte degli attivisti arrivati da fuori regione.

Chiave inglese e maschere antigas
La Questura di Torino ha predisposto servizi di osservazione e di vigilanza connessi all’arrivo nel capoluogo torinese dei manifestanti, nonché vigilanze fisse e dinamiche nei confronti di obiettivi sensibili. I servizi preventivi, già in corso, riguardano l’ambito stradale, autostradale, ferroviario e aeroportuale, nonché il valico di frontiera terrestre del Frejus e del Monginevro, con controlli di eventuali manifestanti anche provenienti dall’estero, finalizzati non solo all’identificazione di eventuali facinorosi, ma anche al rinvenimento di oggetti idonei all’offesa o utili al travisamento. Nel corso dei servizi, ieri sono state identificate dalla polizia di Stato 747 persone, e controllati 236 veicoli e quattro voli aerei.
I controlli si sono intensificati questa mattina su auto, pullman e treni. Dieci persone, tre provenienti dalla Francia, otto dall’autostrada Torino-Milano e due in treno da Genova, sono state accompagnate in ufficio perché trovate in possesso di maschere antigas, passamontagna e oggetti per il travisamento. Una delle persone provenienti da Genova è stata trovata in possesso di una grossa chiave inglese e un coltello. Sono stati rinvenuti e sequestrati anche bombolette spray e bastoni. Al momento sono ventiquattro i fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel comune di Torino, per un periodo variabile da uno a tre anni. Tra questi anche due cittadini francesi e un cittadino russo. Sono dieci gli avvisi orali emessi dal Questore di Torino a mezzo della locale divisione polizia anticrimine, nei confronti di manifestanti, provenienti anche da altre province d’Italia e dall’estero. Ulteriori attività di controllo del territorio hanno permesso di emettere sette Dacur (Divieto di accesso alle aree urbane).




