Askatasuna, psicodramma a sinistra. "Al Pd serve la linea della fermezza"
Stefano Rizzi 15:34 Domenica 01 Febbraio 2026I fatti di Torino mettono in evidenza i nervi scoperti del partito di Schlein. Lo Russo in difficoltà non obietta nulla sulla "Resistenza" rivendicata dai centri sociali (ci pensa il forzista Cirio). Bresso difende lo sgombero e ricorda "la lezione degli anni di piombo". Il monito di Esposito e Negri
“Fermezza”. Quel che il Partito Democratico dovrebbe esprimere, facendone rotta certa, convinta e unanime della sua azione politica di fronte alla violenza antagonista che ieri a Torino ha dato la sua ennesima e pesantissima prova. A sostenerlo è Mercedes Bresso, ricordando ciò che alle tante anime belle della sinistra suona come una bestemmia: le Brigate Rosse e gli Anni di piombo.
L’ex presidente della Regione Piemonte ed ex europarlamentare squarcia – non da sola – quel logoro velo di ipocrisia che si ferma alla condanna delle azioni violente condita dalla rituale solidarietà alle forze dell’ordine, ma non va oltre. Come, invece, ormai una parte del Pd e della sinistra moderata chiede con forza, aprendo una faglia nel fronte dell’opposizione al governo di Giorgia Meloni.
«Il Pd ricordi il Partito Comunista e le Brigate Rosse, ricordi come reagì. Bisogna essere fermissimi contro certi fenomeni, non solo quando si manifestano come accaduto ieri a Torino, ma sempre. E questo – dice l’ex parlamentare europea parlando con lo Spiffero – vale anche per il sindaco Stefano Lo Russo: bisogna dire e dimostrare che queste cose non si tollerano, altrimenti come sinistra rischiamo di pagare il conto di gente che non ha nulla a che vedere con noi».
Il balbettio di Palazzo Civico e le parole di Cirio
Parole che non cadono nel vuoto davanti a Palazzo di Città, da cui né prima né dopo i fatti di ieri è uscita una frase di fronte a quell’autodefinizione di «partigiani» e alla rivendicazione di una «resistenza» da parte di chi, con uno schema tanto collaudato quanto noto, ha mutato il corteo in guerriglia urbana.
C’è voluto un governatore di centrodestra come Alberto Cirio per ricordare che «usare lo slogan Torino partigiana per esprimere solidarietà a un centro sociale che da trent’anni non rispetta minimamente i valori fondanti della nostra Costituzione, violando la legge e i principi democratici conquistati proprio grazie al sacrificio dei partigiani, è una folle assurdità». E sarà ancora il governatore, esponente di Forza Italia, e non un forse distratto sindaco del Pd, a ricordare che Torino «è medaglia al valore per la Resistenza e la lotta di liberazione».
Le immagini del poliziotto a terra, colpito da un gruppo di vigliacchi incappucciati, certamente ben addestrati e troppo a lungo protetti da quel velo che si salda in un tutt’uno con quella che il Procuratore generale della Repubblica Lucia Musti ha definito «l’area grigia della borghesia colta che giustifica i violenti», sono immagini che scuotono l’animo.
Gli errori e le voci nel Pd
E dovrebbero scuotere pure quella parte del mondo politico che, dopo la condanna di rito, aggiunge il «però» con cui apre la vera questione che, oggi più di ieri, imbarazza e divide la sinistra. C’è sempre un «però» di troppo a deviare, fino ad ora, dalla linea della fermezza. Rischia di apparire tale lo stesso messaggio di Lo Russo, allorquando il sindaco, quasi in una sorta di autogiustificazione, ricorda che quanto accaduto «prescinde da qualsiasi decisione amministrativa».
Davvero è così? Davvero lo sgombero, atteso per decenni e finalmente attuato di fronte al fallimento del piano di legalizzazione coltivato da Lo Russo, esclude che aver dato un luogo agli antagonisti pesi poco o nulla?
«Del centro sociale non me ne frega niente. Andava sgomberato e questi vanno arrestati e processati». No, non sono parole dell’ex pm Antonio Rinaudo che alla vigilia dei fatti proprio dallo Spiffero invocava l’esercito. A pronunciarle è ancora Bresso, come detto non certo in posizione solitaria a sinistra e nel suo partito. Un po’ isolata nel nuovo corso di Elly Schlein, questo sì. Come un altro ex parlamentare, Stefano Esposito, che ha predicato per anni nel deserto davanti ai nasi arricciati degli intellò dell’area grigia, allergici ai caschi e agli scudi dei poliziotti e morbidi con sampietrini e passamontagna.
Askatasuna non può essere “normalizzato”
«Per poco non ci è scappato il morto ed è inaccettabile che ci sia qualcuno a sinistra che continua a dare copertura politica a questi delinquenti», dice Esposito, anni sotto scorta per le sue posizioni – pure lì a lungo solitarie – a favore della Tav e contro Askatasuna e gli altri centri sociali.
Non oggi, ma dall’inizio, definì un errore aver provato, da parte del sindaco, a legalizzare il centro sociale di corso Regina Margherita. Ancor più aver messo come garanti personaggi apertamente vicini ad Askatasuna. Oggi Esposito, a Lo Russo, cui riconosce distanza da quegli ambienti, chiede «un segnale forte, al di là della solidarietà alle forze dell’ordine, chiarendo una volta per tutte che con questi soggetti non si può dialogare». E a sostenere che «Askatasuna, per sua natura, non può essere normalizzata», così come che «i garanti del patto erano i peggiori cattivi maestri», è un’altra figura della storia della sinistra torinese, la migliorista Magda Negri, ex senatrice del Pd
Alleato che imbarazza
La questione ulteriore, ma non secondaria, che investe e imbarazza il Partito Democratico è, più in generale, il fronte che si oppone all’attuale maggioranza di governo del Paese ha un nome, anzi un acronimo: Avs. La presenza alla manifestazione di ieri di parlamentari come Marco Grimaldi, di consiglieri regionali a partire dalla capogruppo Alice Ravinale, così come dei consiglieri comunali Sara Diena ed Emanuele Busconi, conferma la rivendicata vicinanza di Alleanza Verdi e Sinistra al centro sociale e alle sue rivendicazioni.
Una posizione che, oltre a fornire un motivo al centrodestra per chiedere la sfiducia dell’assessore comunale Jacopo Rosatelli – lasciando il tutto, comprensibilmente, nell’alveo di azioni prevedibili nel confronto tra maggioranza e opposizione – ha un effetto assai più pesante all’interno della stessa maggioranza di Palazzo civico e, ancora una volta, per il sindaco e il suo partito. Nella stessa coalizione che sostiene Lo Russo, Moderati e Demos in una nota fanno esplicito riferimento ad Avs, considerando «un grave errore che alcune forze politiche continuino a dare sostegno a manifestazioni il cui esito violento è annunciato e l’epilogo è già tracciato».
Un’alleanza che, pure e soprattutto a livello nazionale, potrà reggere solo grazie alla condanna delle azioni violente arrivata puntuale e scontata da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni? Lo stesso dibattito interno al Pd, che non si esaurisce nell’ambito torinese, è un’ulteriore incognita sulla linea di Elly Schlein, già non propriamente segnata dalla chiarezza – al di là del solito mantra – ancor più quando fa rima con sicurezza.
La lezione del Pci
Un banco di prova potrebbe arrivare proprio dall’atteggiamento sul decreto sicurezza e sul complementare disegno di legge. E i fatti di ieri terranno sullo sfondo, nitida, l’immagine di Torino ferita. «Se il Pci, allora, non avesse tenuto posizioni fermissime e la sinistra avesse fatto fronte comune, non indulgendo a compagni che sbagliano o seguendo cattivi maestri, con le Brigate Rosse sarebbe finita molto peggio. Oggi il Pd – ricorda Bresso – dovrebbe ricordare e agire di conseguenza». Perché la storia insegna. Ma bisogna anche voler imparare.



